Raccontatrekking 2026

1 febbraio 2026: Pollinociaspole di Carla Primavera

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Dopo qualche anno, in cui abbiamo avuto dei mesi di gennaio e febbraio molto avari di neve e siamo stati costretti ad emigrare nel vicino Sirino, finalmente quest'anno siamo riusciti a fare la Pollinociaspole con uno scenario nevoso adatto a questa attività. Per dire la verità nella nottata precedente si è presentata una pioggia fitta ed insistente, ma in realtà facendo un attenta analisi delle previsioni meteo, il tutto sarebbe andato verso il miglioramento, e cosi è stato. Essendo una attività promozionale sulla quale la Sezione conta molto al fine di avvicinare più appassionati che condividono il nostro modo di "andare" in montagna attraverso una fruizione sostenibile della stessa e dove, di conseguenza, possono partecipare soci e non soci, il raduno a Campotenese ha fatto registrare ben 39 partecipanti, tutti ben attrezzati e con tanta voglia di immergersi nella natura. Arrivati a Piano dell'Erba, breve briefing per i saluti di rito e per qualche info tecnica per l’utilizzo delle ciaspole soprattutto per coloro i quali erano alla prima esperienza. Dopodiché il lungo serpentone si è diretto, attraverso il bosco, verso il Piano di Novacco, meta della giornata. Tanti appassionati provenienti da diversi paesi del comprensorio del Pollino che nonostante le turbolenze meteo della notte non hanno rinunciato a trascorrere una bella e promettente giornata. Presenti anche 3 giovanissimi, Sara, Giuseppe e Gabriel. Davvero un piacere vedere adolescenti lontani da telefonini e tablet! Il sentiero si dipana in un incavo dove la neve non manca, ma ci si aspettava un Piano di Novacco totalmente coperto di neve. Le temperature in leggero rialzo e la pioggia dei giorni precedenti però ha fatto diventare il piano una pelliccia a macchia di leopardo. Anche se, guardando verso il Timpone Scifarello, nella nottata, intorno sui 1500 m era scesa una delicata nevicata. Il gruppo dopo 3 ore buone di escursione rientra alle auto. Ci aspetta il lauto pranzo da Paolo, sempre garbato e disponibile. Qui, rifocillati dal buon cibo e dal piacevole tepore, da una mia deliziosa torta, si ripete la bella storia del CAI... star bene insieme, ripercorrere la bella giornata trascorsa e darci appuntamento alla prossima edizione!

18 gennaio 2026: Monte Grattaculo di Eugenio Iannelli

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Da qualche anno, a causa dei cambiamenti climatici, sta diventando difficile organizzare uscite sulla neve e ancor di più con le racchette. Poi la neve arriva, anche se non eccessivamente copiosa, e il meteo fa le bizze con alte temperature anche a quote elevate. Cosi è stato anche per questa domenica dove la pioggia l’ha fatta da padrona. Ma, nonostante ciò, un nutrito gruppo di soci si è presentato all’appuntamento per partecipare all’escursione. Da anziano accompagnatore e convinto sostenitore che la montagna va frequentata, sempre in sicurezza, con qualsiasi condizione meteo, sono rimasto favorevolmente sorpreso e compiaciuto. Ci ritroviamo quindi a Campotenese dove, dopo aver ottimizzato i posti nelle auto, partiamo per Piano Ruggio. Arrivati all’incrocio dei tre comuni ci rendiamo conto che le condizioni della strada non permettono di andare oltre con le auto considerato il sottile strato di ghiaccio presente. Inforchiamo le racchette e ci avviamo verso il Rifugio De Gasperi. Nell’avvicinarci al rifugio, dove la visuale sulle cime circostanti è più favorevole, gli organizzatori valutano e comunicano ai presenti che visti i tempi di percorrenza, ma soprattutto le condizioni del tempo, non si può procedere per la salita alla Serra del Prete, una delle mete previste. Si decide pertanto di raggiungere il Monte Grattaculo che avrebbe garantito una maggiore sicurezza per tutti i partecipanti. L’ascesa a questa montagna spesso viene ritenuta banale ma in inverno presenta le sue belle difficoltà con i suoi 1890 metri. Il gruppo, con fare deciso ma consapevole che l’escursione non avrebbe consentito la veduta di un benché minimo panorama, si avvia nel bosco con passo lento e costante apprezzando quello che oggi la montagna avrebbe concesso. D’altronde la forza del gruppo e aggiungo, del nostro Sodalizio, è anche il desiderio di stare insieme, divertirsi e fare attività all’aria aperta con persone che condividono la passione per la montagna. E cosi è stato. Anzi il gusto di stare insieme si è protratto anche dopo l’escursione seduti a tavola dove abbiamo potuto gustare le nostre prelibatezze.

18 gennaio 2025: Alpinistica su Timpa Scazzariddo di Sara Rizzo

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Immaginate di avere in mano il modellino in stampa 3d di una montagna, magari è anche la vostra montagna preferita, immaginate di poterla toccare e osservare in tutte le sue parti, avvicinarla a voi per scrutare tutti i particolari della roccia, tutte le sue curve e piccole insenature, le creste, tutti gli speroni di roccia, immaginate di disegnare un percorso su di lei con le dita, dalla base fino alla cima. Adesso immaginatela innevata, in inverno, entra all'interno di quelle bolle di vetro che agitandole fanno cadere la neve e che ci piacevano tanto da bambini, poggiatela sul tavolo, è piena di neve ed è freddissimo lì dentro; bene ora avvicinatevi, vedrete dei piccoli esseri umani che dopo averla studiata attentamente sulle carte cominciano a risalire la montagna lungo le sue spaccature innevate, sono equipaggiati di tutto punto e di punte, per affrontare il freddo e il ghiaccio, non c'è un sentiero vero e proprio, nessuna mulattiera o bandierina rassicurante, solo la roccia e le pendenze create dalla neve raccoltasi tra gli spazi vuoti. In inverno la montagna si risale così, lungo quelli che vengono chiamati canali, e percorrerne uno per la prima volta ha l'abitudine di chiamarsi "apertura" nel gergo tecnico alpinistico. Io sono stata uno di quei piccoli uomini a risalire la montagna la scorsa settimana, nello specifico la Timpa Scazzariddo nel Parco Nazionale dell'Appennino Lucano. L'idea che mi sono fatta io alla prima esperienza di alpinismo invernale è che il significato della parola che si è deciso di usare per risalire un canale riflette a pieno ciò che succede sia dentro che fuori di noi. Aprire: all'esterno si apre letteralmente una via in un contesto naturale impervio che rigetta la presenza dell'uomo mentre lui si ostina a volerlo attraversare per conquistare la cima; internamente si apre una via diversa, ci si apre ad una maggiore consapevolezza di sé stessi, delle proprie capacità, delle proprie paure, dei rischi che si è disposti a correre per raggiungere un obiettivo. Mettersi a risalire un canale in alta montagna non è mai banale, basta mettere un piede in fallo per scivolare e perdere ogni cosa. Accettare il rischio connesso alla volontà di raggiungere l'obiettivo riesce a metterci al centro di noi stessi, più di qualunque altra arte spirituale e filosofica, perché fai direttamente esperienza che è solo su di te che puoi contare per riuscire nell'impresa, ed è a te stesso che devi essere grato, perché se non ti affidi a te non arrivi da nessuna parte, nè in montagna nè nella vita di tutti i giorni. Cercano di insegnarcelo in tutti i modi e poi arriva lei, la montagna, a darci lezioni di rispetto e riconoscenza verso noi stessi. Questo è il breve racconto, chiuso all'interno di una bolla di vetro, di cosa si può provare e trovare in un'uscita di alpinismo invernale; queste sono le emozioni che mi regala lo stare in montagna, il camminare, e non fatico a dire che nell'alpinismo forse è tutto ancora più amplificato rispetto all'escursionismo classico, probabilmente per il suo carattere più estremo. È un'esperienza che consiglio a chi ama le sfide, a chi sogna di conoscere la montagna nella sua veste a mio avviso più bella e austera, quando tutto sembra respingerti e alla fine ti meraviglia la sua capacità di accogliere, mettendo davanti ad ogni cosa il rispetto per la natura e per le condizioni meteorologiche, ricordandoci che siamo sempre ospiti e non padroni del mondo che ci circonda. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la collaborazione e la guida dei volontari del CAI Castrovillari, che ringrazio infinitamente per la disponibilità e la passione che hanno mostrato nel far scoprire questa attività attraverso i propri luoghi; Quanti sarebbero disposti a credere che ci sono le condizioni per fare alpinismo invernale anche al Sud? Se non ci vieni non ci credi.

4 gennaio 2026: Monte Cerviero di Gaetano Cersosimo

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Pronti al primo racconto dell’ anno 2026 . Appuntamento allo Spiazzo Cappella del Carmine, dove è situata “la Madonna della Neve” nel comune di Rotonda. Presentata come una escursione senza grandi difficoltà ha catturato l’attenzione di 22 soci che, con tanta voglia di buon cammino, hanno infilato scarponi e zaini per un trekking adatto a questo periodo, con ancora il panettone fra i denti. Iniziamo con i saluti della presidente Carla per l’augurio di un nuovo anno in montagna e un ringraziamento a tutti i soci, il benvenuto del Consigliere Centrale del CAI nazionale Eugenio a tutti noi per il primo trekking ufficiale del 2026. Ringrazia per aver scelto di vivere la montagna pronti a scoprire nuovi sentieri, storie e panorami che solo la montagna può regalarci. Un anno che si apre con poca neve, presente solo in alta quota e infatti questa escursione era destinata a svolgersi con le racchette. Ci incamminiamo per il sentiero 907 per la cima del Monte Cerviero, i passi si accordano al respiro, ogni passo una caloria bruciata, ogni respiro un sospiro di sollievo. Il gruppo si allunga in fila indiana, si snoda tra castagni e pini neri, qualcuno già inizia a scattare qualche foto, foto veloci perché ogni curva nasconde un’inquadratura diversa, una radice contorta, il muschio verde profondo che non si vede mai nel paese. Il Monte Cerviero è poco conosciuto e poco considerato come meta di escursionismo nel Parco del Pollino, invece ha una sua storia. Una montagna di origine vulcanica, testimonianza di rocce note come “Pillow Lavas”, lave raffreddate, che fuoriescono dal terreno in modo particolare. Il Cerviero è nel territorio di Mormanno, qui i mormannesi praticavano e praticano ancora oggi, ma solo in alcune zone, le loro coltivazioni di patate e frumento, oltre a dedicarsi al pascolo di bestiame. Si tramanda dai racconti di pastori e boscaioli della presenza di numerosi lupi, in questa montagna è stata segnalata anche l’esistenza della lince, presente fino alla metà Novecento. Dalla contrada Colletta si può salire il monte dall’altro versante, si attraversano vari terrazzamenti e si arriva al Passo di Costapiana. La presenza del bosco di faggi, dove ancora oggi ci sono i segni dei boscaioli, ci ricorda gli uomini che con seghe e asce venivano a tagliare tronchi, in qualche radura sono visibili spiazzi in cui i carbonari preparavano la carbonella e tra la vegetazione si notano i resti di suggestivi ricoveri. Oggi, gran parte di questi posti sono nascosti dalla vegetazione spontanea, è molto difficile immaginare che un tempo queste zone erano così vissute. Il sentiero prosegue, il gruppo con passo costante e attento al percorso cammina su un tappeto di foglie marroni, con l’entusiasmo per la scoperte di scorci inesplorati. Il coordinatore, constatando la disponibilità, l’entusiasmo e la tenacia del gruppo, alimentata da brevi pause con condivisione di stuzzichini energetici, propone una deviazione di qualche kilometro e poche centinaia di metri di dislivello in più ma certamente con una vista panoramica su un crinale in un area di sosta naturale. La deviazione si è rivelata strategica, superando il tratto più impegnativo, ci ha consentito di apprezzare un bosco di faggi in rigenerazione, un punto di osservazione del Lago Pantano di Mormanno, del monte Vernita, delle montagne dell’ Orsomarso. Un valore aggiunto sul percorso per il gruppo. Giunti finalmente in cima, il panorama è un autentico spettacolo. Si presenta la vista dei due mari, Jonio con il golfo di Sibari e Tirreno con Scalea, Praia a Mare e Maratea. Ancora di più si sofferma lo sguardo sulla contrada Pantano così vasta, le maestose vette dei monti di Saracena e ancora la valle del Mercure con colpo d’occhio alla centrale termoelettrica, al Viadotto Italia, in lontananza il monte Sirino, i paesi di Laino, Castelluccio, Viggianello e Rotonda. A Ovest la Coppola di Paola e la pendice di Serra del Prete innevata. Raggiunta la cima, visita al vicino rifugio di proprietà della Regione Calabria, vuoto, aperto e in pessime condizioni, presenti un traliccio metallico altissimo che sorregge antenne e ripetitori ancora attivi, impianti di pannelli solari nascosti sul tetto e sulle rocce, tra natura selvaggia e storia dimenticata il mondo moderno non smette mai di stupirci. Dopo tanti anni non riusciamo a comprenderne la ragione di tanto accanimento soprattutto qui, in un luogo “fantastico e interessante”, invaso da antenne e parabole di ogni genere che lo abbruttiscono, lasciando contemporaneamente al suo destino di lento e totale disfacimento l’unico e solo presidio di cultura e di sicurezza presente, il rifugio. Dopo la pausa pranzo, si va per la via di ritorno però con una piccola deviazione per raggiungere un’altra cima, un pò più bassa, dedicata dai mormannesi a San Josemaria Escrivà, fondatore dell’ Opus Dei, beatificato da Papa Giovanni II nel 1992. Qui ci aspetta l’amara sorpresa del ritrovamento della Targa commemorativa (apposta dall’amministrazione Comunale di Mormanno nel 2008) fatta a pezzi e lasciata alla base del cippo di vetta. Noi del CAI restiamo sempre più meravigliati e attoniti da questi continui atti vandalici che sono sempre più frequenti e che colpiscono anche la segnaletica verticale lungo i sentieri del Parco. Superato la sconforto riprendiamo la discesa. Giunti alle macchine, saluti più veloci per chi deve percorrere altri chilometri per il rientro, ma il resoconto finale dell’uscita è per tutti senz’altro positiva per l’ autentico spettacolo e conoscenza che ci ha offerto.

Presentati il Programma e il Calendario 2026, consegnati i riconoscimenti ai soci venticinquennali

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Domenica 14 dicembre, come consuetudine, i soci della Sezione di Castrovillari si sono ritrovati per il pranzo sociale di fine anno. Ospiti del Ristorante La Grotta del Romito, i circa 90 soci presenti hanno trascorso insieme bei momenti di socializzazione all’insegna della cordialità e convivialità. Il tutto innaffiato non solo dal buon vino ma anche dalla piacevole musica del nostro socio Pino Salerno. La presidente, Carla Primavera, nel suo saluto ha ringraziato quanti hanno concesso la loro disponibilità per la realizzazione del nutrito programma impegnandosi come coordinatori delle attività. Ripensando al 1999, anno di nascita della Sezione, il ringraziamento va a tutti quelli che con la loro partecipazione e il loro impegno volontaristico hanno consentito il consolidarsi di una indiscussa e bella realtà associativa che ha saputo ritagliarsi uno spazio adeguato nel panorama regionale e nazionale del Club Alpino Italiano raggiungendo grandi traguardi. Tra questi l'elezione di Eugenio Iannelli quale Consigliere Centrale (la prima volta di un calabrese negli Organi Centrali del CAI) e di Francesco Crescente e Claudio Zicari membri del Collegio dei Probiviri Nazionali e ancora quella di essere da qualche anno a questa parte la Sezione numericamente più grande della Calabria. E' stato anche ricordato il grande successo riscosso per il recente convegno con l'inaugurazione della parete di arrampicata di Cerchiara di Calabria tenutosi a Castrovillari, che ha visto, oltre alla partecipazione di un foltissimo numero di soci provenienti dalle Sezioni Calabresi e Lucane, la presenza del VicePresidente Generale Giacomo Benedetti e del Consigliere Centrale Franco Capitanio. Nel corso della giornata è stato consegnato un riconoscimento a quanti hanno compiuto 25 anni consecutivi di iscrizione al Club Alpino Italiano, Massimo Gallo, Marisa Mortati, Mariella Greco, Leonardo Valiante e uno alla memoria, a Mimmo Filomia, mai dimenticato Past President della Sezione. A seguire sono stati presentati il Calendario e il Programma Attività 2026. Nel dare una sbirciata alle nuove proposte, dopo il doveroso ringraziamento agli sponsor che hanno partecipato alla realizzazione del calendario, è stata apprezzata dai presenti la redazione di un programma variegato che si avvale soprattutto dell’impegno volontario di tanti soci e collaborazioni cercando di soddisfare le esigenze di tutti. L’intento resta quello di promuovere la conoscenza e la promozione della montagna ma contribuire anche alla sua crescita culturale e sociale. Una giornata trascorsa in allegria e spensieratezza conclusasi con gli auguri per il nuovo anno e il proposito di rivedersi sempre più numerosi sulle nostre e altrui montagne.