Raccontatrekking 2026
16/17 maggio 2026: Cilento di Carla Primavera
Causa avverse condizioni meteo, siamo costretti a cambiare gli itinerari del fine settimana che avevamo programmato. Sabato mattina optiamo per una partenza un più comoda, in maniera tale che le prime ore del pomeriggio saranno a disposizione per percorrere il bellissimo sentiero di Apprezzami l'Asino, il quale, fino agli inizi del Novecento e prima della costruzione della SS18, era l’unica via costiera che collegava Sapri e Maratea, permettendone scambi economici e commerciali. La partenza è dal porto di Sapri. È conosciuto e storicamente legato alla ristrettezza di alcuni suoi tratti. Quando lungo il percorso si incontravano due asini provenienti dai sensi opposti, occorreva ricorrere a una valutazione del valore degli animali. I due commercianti, proprietari dei rispettivi asini, giungevano a una stima su quale fosse il meno costoso, così da poterlo sacrificare, spingendolo in mare, giù dalla rupe. Per molti rimane una leggenda e forse... meno male! Dopo pochi minuti che si è iniziato a camminare, sulla destra, dai primi scorci sul mare, ammiriamo la bellissima statua della spigolatrice di Sapri, sdraiata sullo scoglio dello Scialandro, con lo sguardo rivolto verso la baia. Ci fermiamo presso i ruderi della Torre di Mezzanotte per le foto di rito e passata la bufera mattutina, il mare ci regala colori così belli , tanto che i nostri occhi non riescono a saziarsi di tanto azzurro e turchese. Nel percorso di rientro, il nostro Domenico, profondo conoscitore dei luoghi, ci fa fare una piccola digressione per ammirare la Grotta della Colonna. Così, con la salsedine nelle mani, ci immergiamo in un ambiente ipogeo di una bellezza disarmante... stalattiti e stalagmiti che la natura ha costruito in milioni di anni, sono li, davanti i nostri occhi, che devono abituarsi prima al buio, per poterne cogliere tutta la bellezza. Mentre il mare con la risacca ancora un po' rabbiosa, ci ricorda che tutto li è roba sua. Noi non possiamo fare altro che osservare e ringraziare Madre Natura per tutta questa bellezza. Il secondo giorno, percorriamo l'anello del monte Ceraso, sentiero che si dipana in leggera salita, offrendo superbi panorami costieri, caratterizzati da una tipica vegetazione a macchia mediterranea. L’intero versante settentrionale del rilievo, è caratterizzato da una fitta boscaglia cedua di lecci, cui si aggiungono la roverella, l’acero, il frassino, il carpino. Il sentiero raggiunge la Fontana del Lauro, dove si erge maestoso uno splendido esemplare di pioppo nero, censito come albero monumentale. Da qui, la cima è vicina e dopo la foto di rito, la raggiungiamo, perdendoci con lo sguardo da sud, verso la nostra Calabria, a nord dove il monte Bulgheria è il re incontrastato, fino al promontorio di Punta Infreschi. Il Golfo di Policastro in tutta la sua bellezza! Ma questa due giorni, ha soprattutto suggellato nuove amicizie, nuove interconnessioni, tra la nostra sezione e i soci che vivono in tutto l'alto cosentino e l'alto Ionio con quelli di Castrovillari e Cosenza. Ci raggiungono anche due soci dalla Puglia, una bella compagine di Alessandria del Carretto, appartenenti alla nostra sottosezione di Cerchiara di Calabria e altri del gruppo CAI Corigliano Rossano. Insomma un mix molto interessante che è diventato l'essenza stessa della nostra sezione. Ci salutiamo al porto di Sapri, dove non poteva certo mancare un bel gelato sul lungomare. Ci siamo lasciati con la promessa di tornarci l'anno successivo, alla scoperta di nuovi sentieri e nuovi scorci da ammirare.
30 aprile/3 maggio 2026: Monti Iblei e Parco dell’Etna di Walter Bellizzi
Fuoco e Acqua e Terra e l’altezza immensa dell’Aria,
e Contesa, disgiunta da essa e di pari peso, e ovunque
Amore, in essi, uguale in lunghezza e larghezza.
Frammenti sulla Natura
Empedocle di Agrigento
Siamo partiti puntuali alle 15 da Castrovillari. Cadeva dal cielo quella sottile pioggia primaverile che ci rendeva ansiosi anche se il cuore era colmo di attesa. A Cosenza ci attendevano Giusy e Mariagrazia. Puntuali giungiamo a Mascalucia e ci sistemiamo nel B&B. Carla ci avverte che i giorni delle escursioni sono invertiti causa meteo. Il primo maggio alle 8 siamo già sul pullmino in direzione di Avola (SR) nel cuore della costa ionica della Sicilia, famosa per le sue mandorle. Giungiamo nello spiazzale antistante l’ingresso nella “Riserva Naturale Cavagrande del Cassibile - Scala Cruci”, una delle meraviglie della Sicilia. Lì incontriamo Giosuè e Donatella, le nostre guide. Giosuè è un socio CAI esperto dei sentieri del luogo. Lo sguardo spazia verso Avola e Noto. Le nuvole ci accompagnano ma la visibilità è buona. Le scale del Cruci sono impegnative ma lungo il sentiero, immersi nella bellezza incontaminata della Riserva Naturale carsica degli Iblei, dove il Fiume Cassibile ha scavato nei millenni un singolare Canyon. Ci sorprendono i panorami meravigliosi che si stagliano lungo pareti rocciose possenti dove emergono grotte paleolitiche e villaggi rupestri. La Grotta dei Briganti, ben descritta da Giosuè, attira il nostro sguardo. Scendiamo lungo il percorso e ci allietano le tante piante officinali e i loro profumi che esplodono nell’aria. I laghetti, alcuni di un verde smeraldo e altri di un blu zaffiro, ci stupiscono. Scendendo tra le rocce, le cascatelle e i laghetti scegliamo un posto per godere il silenzio, la pace e ristorarci. Carla ci sorprende sempre con i suoi peperoni “cruschi”, sempre più saporiti. Le sorprese naturalistiche non mancano come i grossi granchi di fiume, i cavedani e i girini. Al ritorno percorriamo il sentiero naturalistico Carrubella per vedere il laghetto “Uruvu tunnu“ (lago rotondo), d’un blu cobalto. Lungo il tracciato notiamo varie specie vegetali, notevoli il Salice e il Platano orientale e ci stupiscono le grotte e lo scorrere, in gallerie profonde, dell’acqua che scende dalla cosiddetta “a Prisa”, presa ENEL di Cugno Mulino. Al mattino seguente ci attende l’Etna. Il 2 maggio il cielo è limpido spazzato dal Grecale. Arriviamo a Milo e qui sul piazzale ammiriamo le statue bronzee di Lucio Dalla e Franco Battiato. Giungiamo al rifugio Citelli del CAI. Ci prepariamo per l’escursione. Il vento si è alquanto addolcito. Iniziamo la scalata verso la Grotta di Serracozzo. La giornata è splendida, il cielo ha lo stesso colore del mare Jonio che si intravede dall’Etna e quasi si può toccare con mano. Imbocchiamo il sentiero 723 per Serracozzo. Tra le betulle dalla candida corteccia che si mimetizza con la neve percorriamo un saliscendi tra lingue di neve ghiacciata e roccia lavica. Il Sole, già caldo, fonde la neve e cascatelle si formano scorrendo limpide lungo il nero delle rocce. Ormai giungiamo alla grotta. Qui un gruppetto dei nostri si avventura nella stretta feritoia che immette nella grotta. Entrati, un raggio di luce che penetra dall’altro conferisce al tunnel di scorrimento lavico creato durante l’eruzione del 1971, un’incantevole bellezza che rende questa grotta tra le più affascinanti dell’intero Parco. Dopo una breve sosta-pranzo visitiamo i Monti Sartorius formatisi dalle colate laviche dell’eruzione dell’Etna del 1865 e coperti da folti boschi di “pino laricio” e “betulla aetnensis”. Un percorso tra conetti lavici, ciottoli e sabbia nera lavica e alture da dove si contemplano i panorami magnifici della costa Jonica, da Taormina fino alla Calabria. La serata viene allietata dal timbro armonico del mandolino suonato magistralmente da Pino che con la sua maestria ha coinvolto non solo noi con il canto di repertori napoletani ma anche gli avventori del Ristorante “Miseria e nobiltà” di Mascalucia che ci ha servito piatti siciliani succulenti e prelibati. Pino ha ottenuto un meritato successo tanto da essere invitato dalla proprietaria a ripetersi davanti a tutta la clientela. L’indomani, il giorno del ritorno, visitiamo il centro storico di Acireale con le sue mirabili chiese barocche e le strade eleganti. Passeggiata sul lungomare di Capo Mulini con vista sull’Isola dei Ciclopi e subito dopo andiamo ad assaggiare le delizie del pesce “Al Mulino”. Una passeggiata finale al Faro di Capo Mulini con la splendida vista dei Faraglioni. A malincuore saliamo sull'autobus per il rientro a casa. Una meravigliosa gita. Un ringraziamento a Giosuè e a Donatella per la loro accoglienza. Un grazie a tutti i partecipanti che con il loro grande calore umano ci hanno fatto vivere una solida amicizia. Al Presidente del CAI Castrovillari, Carla, sempre premurosa e sollecita va la nostra riconoscenza.
E’ stato un meraviglioso weekend quello appena trascorso nel Parco Nazionale della Maiella. Per la prima volta due sezioni si sono incontrate e conosciute in modo caloroso e accogliente: la Sezione di Castrovillari e quella di Sulmona. Abbiamo ammirato panorami spettacolari, abbiamo avuto il piacere di conoscere l’orso, ammirandolo nell’area faunistica di Palena (CH) e, infine, abbiamo percorso un sentiero che ci ha portato ad osservare nella sua bellezza l’Eremo di San Bartolomeo. Scendendo più nello specifico: sabato 25 aprile siamo partiti da Castrovillari e dopo circa cinque ore di viaggio siamo giunti a Palena (CH), dove ci aspettava Benedetta Orsini, Responsabile cooptata del Gruppo Grandi Carnivori del Club Alpino Italiano per le regioni Molise e Calabria. E’ stata un piacere finalmente conoscerla dal vivo, dopo più di due anni che ci scambiamo informazioni e curiosità sui Grandi Carnivori… Ci ha accompagnato all’interno del museo dedicato all’Orso, in cui una guida, molto preparata e appassionata, ci ha illustrato le diverse tematiche legate all’orso: dall’immagine dell’orso nelle antiche culture, nell’arte, nell’architettura alla mitologia; dalla evoluzione della famiglia degli Ursidi agli importanti ritrovamenti di orso speleo; dalla biologia ed ecologia della specie alle tematiche di conservazione e ai progetti di salvaguardia della specie. Ci siamo fatte tante fotografie accanto a un orso scolpito nel legno da un bravissimo artista: Michele Vitaloni. Terminata la visita ci siamo spostati nell’area faunistica dove un’altra guida, anche lei molto brava, ci ha raccontato l’habitat naturale in cui vive l’orso marsicano e perché è molto importante la presenza di un’area faunistica dedicata a questo animale all’interno di un parco nazionale. Tale luogo non è solamente un posto dove è possibile incontrare in sicurezza l’animale, ma è anche un centro dove è possibile accogliere temporaneamente orsi selvatici feriti per essere curati o per essere spostati in altre habitat o per essere studiati per finalità scientifiche. Nell’area faunistica attualmente sono presente due sorelle gemelle di orso bruno, Iris e Margherita, che sono nate in “cattività” e per questo motivo non potranno mai ad andare a vivere nel mondo selvatico, perché la loro madre non gli ha insegnato le tecniche di sopravvivenza necessarie. Qui abbiamo avuto un grande dono: a un certo punto della visita dopo avere cercato in lontananza le due orse, sono scese e si sono avvicinate a noi, ci annusavano per capire chi eravamo – hanno un olfatto molto sviluppato rispetto alla vista - e una di loro si è seduta e si è messa in posa per essere fotografata… Faccio una precisione: noi eravamo completamente in sicurezza nell’area faunistica perché si cammina in un corridoio protetto e le orse si trovano nel loro habitat naturale al di là di una ricezione. Terminata la visita all’area faunistica siamo partiti alla volta di Sant’Eufemia di Maiella (PE) dove ci aspettava il nostro albergo e la cena… Durante il tragitto abbiamo ammirato la catena della Maiella e in lontananza anche il Corno Grande del Gran Sasso. Le montagne erano ancora belle innevate… Arrivati in albergo, abbiamo scoperto che era tutto per noi. Ci hanno accolto molto bene coccolandoci con una lauta e buona cena… Il giorno dopo siamo partiti per andar a percorrere l’anello Decontra e Valle Giumentina Siamo partiti dalla frazione di Decontra (Caramanico Terme - PE) e abbiamo percorso un itinerario facile e adatto a tutti, che si svolge interamente su strade sterrate o buone piste forestali, ad una quota compresa tra i 750 ed i 850 m s.l.m. circa. L'ambiente attraversato è quello tipico delle aree agricole di media montagna con alternanza di colture erbacee di vario genere (cereali e foraggere), pascoli, incolti ed aree boscate. Per quanto riguarda i manufatti in pietra, il complesso più interessante che si incontra è sicuramente quello dell’ecomuseo della Valle Giumentina nel comune di Abbettaggio (PE), che, purtroppo, era chiuso, Siamo, comunque, riusciti ad ammirare tali abitazioni. Tutto il giro si svolge in ambiente molto panoramico, con belle visuali sia sul massiccio della Maiella che sulla montagna del Morrone, mentre più in lontananza è ben visibile il massiccio del Gran Sasso. A un certo punto del percorso abbiamo fatto una deviazione e dopo una discesa in scalinata abbiamo potuto visitare il suggestivo Eremo di San Bartolomeo: il romitorio dove Pietro da Morrone, futuro Celestino V, dimorò con alcuni seguaci per diversi anni. Terminata questa breve escursione abbiamo sostato per il “terzo tempo” con gli amici/soci del Cai Sulmona e dopo esserci rifocillati siamo partiti per il rientro con la promessa di rivederci l’anno prossimo nel nostro Parco Nazionale del Pollino.
26 aprile 2026: Piano Novacco > Laghetto di Tavolara di Gaetano Cersosimo
L’aria del mattino, con una temperatura fresca, ci accoglie nel Piano di Novacco, in una distesa immersa nel verde. Escursione intersezionale con la Sottosezione CAI di Montano Antilia, provincia di Salerno. Una occasione di incontro e di condivisione tra appassionati provenienti da un territorio diverso ma uniti dalla stessa passione per la montagna. Il gruppo si raduna in un cerchio tra sorrisi e saluti, gli zaini pronti, i bastoncini telescopici aperti, gli scarponi allacciati per mettersi in cammino. Siamo carichi di energia, dopo i saluti degli accompagnatori Gaetano, Walter e Eugenio interviene anche il reggente di Montano Antilia, Enzo, esprimendo apprezzamento per questi momenti di incontro. La meta è il Piano di Tavolara, oggi percorriamo un itinerario ad anello, una variazione rispetto alla descrizione della scheda tecnica presentata nei giorni scorsi, raggiungibile attraverso il sentiero SICAI 601, contrassegnato dalla nostra sezione con le bandierine bianco/rosso. Un percorso immerso nel cuore del Parco del Pollino inaugurato il 20 novembre 2022 durante la Giornata Nazionale dei Sentieri. In quella occasione era presente anche Mimmo Filomia, Past President, il cui ricordo resta sempre vivo in noi. Questo tratto del Sentiero Italia è all’interno di una splendida faggeta, si presenta con un fondo di terra battuta con una leggera salita. Ci mettiamo in cammino su di uno sterrato all’aperto finché non raggiungiamo il Piano di Vincenzo, qui il gruppo si compatta prima di intravedere a pochi metri il Cancello della Fiumarella di Rossale. Rubiamo un istante del nostro tempo per osservare la sua acqua limpida che scorre piano piano accarezzando i sassi levigati nel tempo. Proseguiamo a sinistra del cancello in salita e Il sentiero si snoda tortuoso tra faggi maestosi, i cui tronchi slanciati filtrano la luce del sole, è il tratto più impegnativo del nostro percorso. Man mano che si sale, il bosco lascia spazio a tratti più aperti, a volte il passo rallenta per gli scorci più suggestivi, qualche breve sosta diventa occasione per osservare tronchi di faggi contorti, si condividono pensieri sulla montagna. Il Sentiero Italia CAI 601 è una traccia culturale, oggi è un itinerario escursionistico immerso nella quiete del bosco, unisce il valore storico e naturalistico, conserva i segni del passato con muretti a secco e la presenza di qualche carbonaia. Un sentiero con una storia antica, fatta di fatica, percorsa dai boscaioli per il trasporto della legna verso i paesi a valle. L’ ultimo tratto prima dell’arrivo al Piano di Tavolara è in discesa, uno splendido pianoro ad alta quota, uno dei più suggestivi del versante calabrese del Pollino. Un ampio spazio erboso incorniciato da faggi e abeti secolari dai tronchi imponenti. In estate e in primavera diventa un prato verde con fioriture stagionali, mentre in autunno le foglie del faggio variano dal giallo intenso al rosso ramato, in inverno si ricopre di un tappeto di foglie e poi in una distesa bianca con la neve. Il Laghetto di Tavolara nella sua semplicità ci accoglie e il nostro sguardo spazia libero. Qualcuno resta in silenzio, mentre altri condividono alcuni scatti intorno al lago, senza dimenticare le consuete foto di gruppo. Il Laghetto è un piccolo specchio d’ acqua naturale che si forma al centro del piano, alimentato dal fiume Tavolara e dallo scioglimento delle nevi, ha dimensioni variabili a secondo delle stagioni. L’acqua è quieta e riflette il cielo e il bosco circostante. Attorno crescono giunchi ed erbe palustri, è una vasca d’ acqua per far dissetare cervi, caprioli e cinghiali. Qui vivono rane, tritoni, ululone, salamandre pezzate e libellule, è uno di quei posti del Pollino dove senti davvero la natura e cogli il senso dell’ escursionismo, inevitabile rispettarla e amarla. Ci si ferma, si mangia qualcosa, ma soprattutto si condivide il piacere del momento, i pensieri e le sensazioni, si vive quell’istante, semplice e prezioso. Dopo la sosta, il rientro avviene lungo un percorso diverso, il sentiero CAI 601D che ci consentirà di chiudere l’anello senza ripercorrere la stessa traccia dell’andata. Gli accompagnatori, poiché il percorso sarà più lungo, raccomandano di mantenere il gruppo compatto e rispettare i tempi delle soste, soprattutto per consentire a tutti, in particolare i soci del CAI di Montano Antilia, di rientrare senza ritardi. Il sentiero del rientro si è rilevato più pianeggiante, più lungo e con passi più stanchi, ma con spirito diverso. L’inverno è stato duro, perciò abbiamo trovato degli ostacoli, alberi caduti per il forte vento che hanno ostruito il sentiero, superati comunque in sicurezza senza particolari difficoltà. Chiudiamo l’ escursione fatta di fatica, bellezza e amicizia. Un’altra esperienza vissuta insieme nello spirito del CAI che unisce passione, sicurezza e amore per il territorio.
19 aprile 2026: Rifugio Piano di Lanzo - La Muletta di Mario Sammarco
Come stabilito nella scheda tecnica per la consueta gita di domenica, ci ritroviamo un po’ prima delle ore 8:30 presso il bivio Lìcastro al bar l’incrocio con gli amici e soci della sezione; Giuseppe, e Mauro da Roggiano Gravina, Antonio da Crotone, Luca da Amantea, Giusy da Cosenza, Paolo, Rosa da Corigliano-Rossano, Gianfranco, Mauro, Carmela, Gaetano, il nostro vice Presidente, con Mariolina e Giuseppina da Castrovillari. Il tempo di bere un caffè e dall’incrocio, crocevia con la S.P. 267 di Acquaformosa, ci dirigiamo con le auto per 11 Km verso il Rifugio in località Piano di Lanzo nel comune di San Donato di Ninea. Per comodità aggiriamo il centro storico e proseguiamo prestando attenzione ad alcuni tratti del manto stradale un po’ scoscesi fino al piazzale del rifugio dove parcheggiamo le nostre auto. Fin dalle prime ore del mattino la giornata si presenta limpida e azzurra, se pur con la presenza di po’ di foschia dovuta al crescere della temperatura. Un doveroso briefing di benvenuto ai partecipanti da parte del nostro vice presidente Gaetano, che coglie l’occasione per porgere i saluti dello staff e della nostra presidente Carla, impegnata oggi, con un altro gruppo di soci, in Abruzzo in una intersezionale con la Sezione di Sulmona nel Parco della Maiella. A guidare il gruppo verso la Muletta, meta della nostra gita domenicale, ci siamo io e Mauro. Una breve descrizione tecnica delle caratteristiche del sentiero, che andremo a percorrere e le dovute attenzioni che occorrerà porre, non tanto per il dislivello, bensì per la distanza del percorso, abbastanza notevole di 17-18 Km. Fin da subito è palese l’entusiasmo dei partecipanti, in particolar modo delle audaci signore del gruppo, che manifestano la volontà di giungere fino alla vetta della Muletta. Dal Rifugio Piano di Lanzo, attraverso un’ampia e inopportuna sterrata realizzata, purtroppo, dalla società boschiva che ha eseguito un taglio eccessivo di faggi di alto fusto. Imbocchiamo il sentiero contrassegnato dalle bandierine bianco/rosse del Sentiero Italia CAI n. 601 attraverso il bosco di cerri, ontani e faggi, con un leggero dislivello di circa 60 metri ci conduce con circa 1,30 ore alla sorgente Acqua di Frida a quota 1290 m. Qualche giorno prima, ed in occasione di un sopralluogo effettuato , con i giovani del luogo e prossimi, futuri soci CAI, Gabriel e Nicola, ci siamo presi cura della manutenzione del percorso, effettuando di qua e di la, alcuni tagli di rovi e soprattutto tagli di rami, caduti per via dei forti venti e delle piogge, lunghe e incessanti di questo lungo inverno. Una doverosa sosta per riprendere fiato, riempire le borracce, ed ammirare l’acqua limpida e chiara che scende dalla cascata. Lo scorrere incessante delle sue acque merita una breve pausa con relativa foto di gruppo. Ci spostiamo a monte della sorgente omonima che nasce direttamente dalla grotta, profonda 60-70 metri e visitabile, al suo interno, dagli amanti degli ambienti suggestivi del sottosuolo, solo in estate, con la presenza di poca acqua e sotto la vigile ed attenta guida di esperti ed attrezzati speleologi. Ci avviamo, da lì a poco, a lasciare il sentiero, per incamminarci lungo la strada sterrata, attraversando la radura conosciuta con il toponimo della “dispensa di Spinici”. Qui fino alla fine degli 50, era attiva una struttura in legno, dove la ditta boschiva omonima, eseguiva il taglio di alberi sui cantieri collocati ai piedi del monte La Mula, e riforniva, pertanto, gli operai di generi alimentari, necessari per la permanenza degli operai sui luoghi di lavoro. Lungo il percorso, tra una scambio di battute, e di opinioni, usufruiamo del supporto tecnico-informativo, che il nostro socio Paolo, grazie alle sue dettagliate applicazioni, ci fornisce dati e statistiche utili circa il percorso già effettuato, la distanza chilometrica, i tempi di percorrenza e la distanza che ancora ci occorre percorrere per giungere alla meta. Lungo il sentiero è doveroso, talvolta, osservare il panorama che dall’alto domina la pianura sottostante, del mar Ionio, golfo di Rossano, Piana di Sibari, media valle del Crati, la Valle dell’Esaro ed i suoi centri storici, il lago artificiale di Roggiano Gravina, fino ai monti della Sila. Proseguiamo sul sentiero sterrato di Sferra Cavallo, e al bivio, con segna via bianco-rosso del S.I. con una leggera pendenza giungiamo all’alto piano del Campo, detto di Annibale a quota 1565 m. Ha sempre un certo fascino e ed eleganza questo altopiano, racchiuso tra i monti de La Mula, de La Muletta e a Sud-Ovest i monti della Montea. Una sosta al Campo ci induce ad ammirare e fotografare le sue meraviglie; i colori sempre vivaci ed esuberanti della fioritura; dai crochi appena nati che sbucano dal manto nevoso, la viola mammola, l’euforbio, la scilla bifolia, l’anemone appenninica. Varietà che ci sottolinea e suggerisce il nostro maestro Vincenzo, la presenza della neve, il laghetto, ancora ghiacciato, la presenza di cavalli e mucche, che qui vivono allo stato brado pascolando indisturbate alla ricerca di erba fresca, appena sbucata dal manto nevoso. Una sosta alle panchine e al crocifisso in legno, dove fino a qualche anno fa, l’ultima domenica di agosto, veniva celebrata una solenne messa. Ancora un piccolo sforzo verso l’ultima ascesa per condurci tra i faggi che lungo la salita diventano sempre più fitti e contorti e alla loro base, nel versante Sud è presenta ancora la neve. Con 30-40 minuti dal campo giungiamo alla vetta de la Muletta, a quota 1717, meta della nostra gita domenicale. E’ certamente un’emozione e un’esperienza da condividere per meglio apprezzarne la sorpresa della sua straordinaria visuale che ci riserva e nasconde questa vetta a forma di piramide, per troppo tempo, poco apprezzata e all’ombra della sorella maggiore la Mula. Il panorama è da mozzafiato, le distanze ottiche, con le montagne circostanti si riducono notevolmente. La Mula, per certi aspetti, la montagna, il gigante irraggiungibile, da questa sommità è sempre più vicina a noi, sembra quasi toccarla con mano, e molto più vicine a noi ci appaiano anche le altre vette della Montea, del Cozzo Pellegrino e a più a Nord quelle del Pollino. L’euforia e la gioia del gruppo, è davvero incontenibile e lo si legge negli occhi e nell’espressione di ognuno di noi, gratificati da abbracci e strette di mano per l’arrivo sulla vetta. Grazie a tutto il gruppo per la partecipazione e un particolare grazie, va alle donne, per la loro presenza e infaticabile tenacia. E dopo gli abbracci e rituale foto di gruppo, non ci resta che ritornare giù al Campo per consumare in allegria le proprie provviste alimentari, accompagnate, chiaramente, sempre da un buon bicchiere di vino fatto rigorosamente in casa.
12 aprile 2026: Madonna del Riposo di Eugenio Iannelli
Questa domenica è domenica di mercato. Parte di Corso Calabria, Via XX Settembre e Corso Garibaldi sono interessati dalla presenza di centinaia di ambulanti e di tanti cittadini che già dalle prime ore del mattino affollano i corsi principali. Nonostante ciò un folto numero di partecipanti si raduna al semicerchio di Castrovillari, consueto punto di partenza dell’escursione. Tra di essi facce nuove, incuriosite da questa uscita escursionistica, ma anche fedelissimi che hanno partecipato tante volte e che ci accompagnano da diversi anni in questa che era la Pasquetta dei Castrovillaresi. Prima tappa la Caserma Manes, per i più anziani le gloriose “Casermette”, per poi raggiungere il Piano di Santa Lucia, meglio conosciuto come “Tiro a segno”, dove con il solito breafing approfittiamo per dare le giuste informazioni sugli aspetti naturalistici, culturali, storici, architettonici che riveste l’escursione odierna ma soprattutto è l’occasione per ricordare un amico che non è più con noi e a cui abbiamo voluto dedicare la giornata odierna, Mimmo Filomia. Egli amava tantissimo questa escursione e nel corso degli anni è stato sempre artefice e partecipe, ha curato anno dopo anno il suo percorso e ha contribuito a sistemare l’interno della chiesetta. Il gruppo con calma, godendosi il panorama raggiunge la Chiesetta dove sull’altare sistemiamo il quadro della Madonna (a onor del vero una copia) che custodiamo gelosamente in sezione e tiriamo fuori in questa occasione. L’escursione per molti continua fino alla vetta di Monte S. Angelo e dopo le foto di rito si rientra alla chiesetta dove gli zaini si svuotano lasciando uscire prelibatezze nostrane, sia salate che dolci molto gradite ed apprezzate. Dopo aver condiviso, oltre alle pietanze, il piacere di stare insieme riprendiamo la strada del ritorno. La promessa è di rivedersi di nuovo l’anno prossimo per continuare una tradizione e ricordare un Amico.
11 aprile 2026: Monte Cervati di Antonio Rende
L’11 aprile 2026 il CAI di Castrovillari, in collaborazione con il Gruppo Speleo del Pollino di Morano, ha vissuto una bella uscita alpinistica sul Monte Cervati, la vetta più alta della Campania, una montagna che, pur non avendo un’elevazione imponente rispetto ad altre cime appenniniche, riesce comunque a esprimere un carattere deciso e affascinante. Il Cervati offre ambienti molto vari e sa regalare percorsi interessanti anche in una stagione già primaverile. La meta della giornata era il Canale dell’Eglise, o Canalone della Chiesa, una linea classica e molto bella, che consente di salire verso la parte sommitale della montagna attraversando un ambiente alpinistico vero, ma mai eccessivamente severo. La partenza è avvenuta di buon mattino, con il ritrovo iniziale a Morano e poi l’incontro con il resto del gruppo lungo il percorso. L’avvicinamento è stato uno dei momenti più piacevoli della giornata. Il sentiero iniziale si è sviluppato tra fogliame, tratti boschivi e passaggi morbidi, con un fondo che accompagnava bene i primi metri di salita e permetteva di entrare gradualmente nell’ambiente del Cervati. la temperatura decisamente alta ma non troppo, tanto che per buona parte dell’avvicinamento e per alcuni anche nei primi tratti del canale si è camminato in maglietta. Terminato l’avvicinamento, calzati i ramponi e, poco dopo, impugnato la picca, davanti a noi si è presentato il canale, abbastanza impegnativo da richiedere attenzione continua ma mai difficile. Le pendenze si sono mantenute intorno ai 35/40°, con un breve tratto finale un po’ più ripido in uscita. La neve, in condizioni ormai primaverili, non era uniforme: in alcuni punti ancora abbondante, in altri più consumata dal sole e meno consistente. Questo ha reso la salita interessante, perché ogni passo andava costruito con cura, soprattutto per chi era davanti e doveva tracciare la via nel fondo più cedevole. La soddisfazione più bella è arrivata proprio all’uscita dal canale. Dopo quel tratto finale un po’ più ripido, il passaggio verso l’aperto ha dato una sensazione forte di liberazione e di ampiezza: la montagna, fino a quel momento raccolta e verticale, si è improvvisamente aperta davanti a noi, lasciando spazio a un orizzonte molto più vasto. La vetta è arrivata poco dopo, attorno a mezzogiorno. Dalla cima il panorama si è aperto in modo straordinario, mostrando un insieme vastissimo di rilievi e linee montuose che si distendevano tutt’intorno con grande chiarezza. La visuale era ampia e luminosa, capace di abbracciare le montagne delle regioni vicine. Mimmo ha condotto la giornata con grande efficacia. Era evidente che il percorso lo avesse studiato bene, e il fatto che si fosse recato sul posto già il giorno prima per verificarne le condizioni ha dato alla gita un’impronta molto sicura e concreta. Durante tutta la salita si è mosso in modo svelto, attento e sempre vigile. Accanto a lui, Claudia è stata molto utile con i suoi consigli, capaci di aiutare nella lettura del terreno e nel mantenere il passo giusto nei vari passaggi, anche Pietro ha contribuito alla buona riuscita dell’uscita con presenza e attenzione. La discesa ha interessato passaggi diversi e altrettanto interessanti. Il rientro si è svolto infatti attraverso tratti su roccia e misto, con piccoli scavalchi e passaggi mai difficili ma che richiedevano attenzione e precisione nei movimenti. In alcuni punti il terreno obbligava a scegliere bene dove appoggiare i piedi, mentre in altri la progressione risultava più libera e fluida. Non sono mancati anche tratti su neve ripida, non in perfette condizioni, da affrontare con attenzione tra piccoli sprofondamenti e momenti più divertenti, che hanno reso il rientro vario e mai scontato. Nel complesso la giornata si è conclusa per il meglio, molto bella e molto riuscita. Il Cervati ha mostrato un volto accogliente ma deciso, la neve ha dato il giusto carattere al percorso, il sole ha reso l’ambiente quasi primaverile e il gruppo ha vissuto l’uscita con il giusto spirito, tra attenzione, collaborazione e piacere di condividere la montagna. Il Canale dell’Eglise si è confermato un itinerario davvero interessante, capace di offrire una salita bella, tecnica il giusto e molto appagante, in una cornice naturale che sa ancora sorprendere chi la affronta con rispetto e voglia di camminare dentro la montagna.
L’escursione in programma per sabato 4 aprile con il CAI Castrovillari ha avuto un parto difficile. Già rinviata due volte per mancanza di condizioni, è stata ostacolata successivamente da ulteriori eventi meteorologici estremi. Infatti, dopo il passaggio di "Pedro", la penisola è stata investita in sequenza dai cicloni polari “Deborah” ed “Erminio”, sistemi depressionari di eccezionale intensità che, tra il 26 marzo e il 2 aprile, hanno trasformato il territorio in un vero e proprio campo di battaglia meteorologico, portando abbondanti nevicate fino alle quote di alta collina. L’escursione nasce con l’obiettivo di raggiungere in modalità alpinistica la Manfriana Orientale, vetta iconica del Parco del Pollino, rinomata per la combinazione unica di fattori paesaggistici, geografici e storici che la rendono davvero speciale. Avremmo percorso parte della cosiddetta "Via dell’Infinito", una delle creste più scenografiche ed eleganti dell’intero Appennino, capace di regalare panorami vastissimi. Nelle giornate limpide, l’apertura visiva spazia dallo Jonio al Tirreno, abbracciando il Dolcedorme, Serra delle Ciavole, Crispo e il settore delle Timpe, evocando un intenso senso di isolamento e maestosità tipico dell’Appennino più autentico. Il gruppo di intrepidi è composto da sei escursionisti del CAI Castrovillari, a cui si unisce Alessandro, proveniente dalla sezione di Catanzaro. Dopo un breve briefing presso la località di partenza Colle San Martino, lungo la strada che conduce a Colle Marcione, ci avviamo in direzione di Colle della Scala. La giornata si presenta moderatamente ventosa, ma non particolarmente fredda. Accompagnati da scenografiche nubi lenticolari generate dai forti venti in quota, affrontiamo la prima ripida rampa rocciosa ed erbosa lungo quella che è conosciuta come "Salita Rascio", completamente sgombra da neve. Quest’ultima compare in modo abbondante già a partire dai 1500 metri circa. Alle nostre spalle si pone in bella evidenza il Sellaro con il Golfo di Sibari, illuminato da timidi raggi di sole offuscati da sottili cirri increspati che completa un quadro paesaggistico di grande suggestione. Crea stupore anche l'inusuale scenario delle Timpe di San Lorenzo e la Falconara innevate. Con notevole difficoltà, avanzando su neve alta e farinosa, raggiungiamo le due cime di Timpa del Principe. Dai 1741 metri della vetta principale si apre davanti a noi uno scenario incredibile sulla lunga cresta frastagliata e innevata che ci attende. Da questo punto il paesaggio smette di essere semplicemente bello per assumere contorni quasi irreali. Questa “spina dorsale” sospesa nel vuoto sembra non avere fine, trasformandosi in una linea pura e continua tracciata nella neve. La stessa cresta che d’estate invita al cammino, d’inverno appare tagliente e inaccessibile, trasmettendo rispetto, se non addirittura timore. In lontananza svetta, isolata, la Manfriana Orientale, che sembra invitarci esercitando su di noi un fascino quasi magnetico. Ma la neve è tanta, troppa. Superata Timpa del Principe, dobbiamo scendere di quota per raggiungere l’omonimo passo e puntare verso il successivo ostacolo, le due piccole e appuntite cime di Costa la Verna. Con non poca difficoltà raggiungiamo il primo culmine, a quota 1746 metri, e subito dopo aggiriamo la seconda cima di 1782 metri, sul versante sud, affrontando un affannoso traverso. A tratti, dalla neve alta affiorano i cavi in acciaio delle teleferiche utilizzate negli anni ’30 del secolo scorso dalla Ruheping, la compagnia italo tedesca legata allo sfruttamento forestale, particolarmente impattante sull’ambiente del Pollino. Nel frattempo osserviamo le eleganti cornici di neve che si protendono dal filo di cresta, mentre iniziano a comparire anche i primi pini loricati, abbarbicati negli anfratti rocciosi esposti a nord. Dopo ben quattro ore e mezza di lotta nella neve alta, raggiungiamo il Passo Marcellino Serra. A questo punto, il tempo impiegato è troppo per pensare di affrontare la non banale e ancora lunga salita verso la Manfriana, seguita dalla successiva discesa nuovamente al Passo. Riuniti in cerchio, dopo un breve consulto, decidiamo di rinunciare. Non è una sconfitta, ma una scelta ponderata, dettata dalla capacità di leggere correttamente la montagna. Va considerato, infatti, anche il lungo e delicato rientro inizialmente lungo un ripido canalone, affrontato “dritto per dritto” e colmato da uno strato di neve di un metro e mezzo ma anche due, e successivamente lungo la pista della Fagosa fino a Colle San Martino. Durante il rientro attraversiamo il pittoresco Piano di Ratto, punteggiato dai primi teneri e vivaci crochi spuntati dopo lo scioglimento della neve, insieme alle tracce di un lupo transitato nei giorni precedenti. Sebbene la rinuncia alla Manfriana lasci un leggero amaro in bocca, i panorami e gli scenari spettacolari vissuti lungo uno dei percorsi di cresta più belli, arditi e aerei dell’Appennino, nella sua veste invernale, ci hanno ampiamente ripagato di tutto. La vetta aspetterà…
8 marzo 2026: Via Luzzo, alpinistica su Serra Dolcedorme di Alessandro Tucci
L’8 marzo 2026, contro ogni pigrizia, avversità e scoraggiamenti psico-meteorologici, ho tenuto fede alla decisione di rimettere gli occhi (e non solo!) su una delle innumerevoli vie di ascesa al Dolcedorme. Mi sono allegramente unito all'escursione multietnica, "multi-CAI", capitanata dal nostro Gian ed altri 3 simpatici accompagnatori, Elisa, Francesco e Francesco. Ci tenevo moltissimo a ripercorrere quei passi che avevo "sudato" ben 20 anni or sono, con Vittorio Luzzo in persona! Stesse gambe e stessi ramponi di allora ma, occhi sempre nuovi allenati da 20 inverni trascorsi su quei crinali e sulle ripidità dell'anima in cammino. Ricordavo la strada sconnessa di avvicinamento, la salita umida nel fogliame del bosco e poi la neve fresca di quel giorno in cui, per buona parte della salita, ero apripista, sprofondando, dentro e fuori di me, silenziosamente, ad ogni passo fino ad altezza giarrettiera! Così fino alla vetta ma, lo spettacolo dei primi loricati ad accoglierci e la sosta con le nuvole ai nostri piedi in cui i pini sembravano posare le proprie eteree radici, non ha prezzo allora come ora! In entrambe le occasioni, abbiamo zigzagato lungo il canale fino alla forcella di roccia che sale dritta al crinale, quasi a segnare il passaggio verso l'infinito. Con 20 anni di "esperienza" in più, arrivo in vetta, con grande sorpresa, felice come un bambino che ha riconquistato il suo giocattolo più prezioso ed anche più in forma che in passato! La conquista riguarda soprattutto il ricordo e l'importanza affettiva di quella prima salita, salvo poi scoprire, interpellando Vittorio e la sua fedele agendina delle escursioni, che in realtà è stata la mia prima Via Luzzo! Perché con lui e gli altri 4 prodi del 2006 in realtà percorremmo il canale che lui chiama "Scilla e Cariddi" ad Ovest della protagonista! Ma il tratto finale è comune ai due canali e mi ha riportato comunque allo stupore di un tempo. Stupore e meraviglia che dedico a Gian che mi ha permesso di tornare nella mia dimensione montagna ed a Vittorio che avrebbe voluto, con tutto se stesso, essere di nuovo lì con noi tutti. La salita non è solo verso la vetta, ma verso una versione di noi stessi che avevamo dimenticato di avere. Grazie, alla prossima ascesa!!!
1 marzo 2026: Anello Monte Tre Calli di Carla Primavera
Per noi è stato un ritorno. Un bel ritorno. Dopo essere stati circa tre anni fa sul Sentiero degli Dei classico, accettiamo l'invito della sottosezione CAI di Montano Antilia e decidiamo di tornare in questi luoghi meravigliosi, lungo un sentiero leggermente più in alto, a mezza costa, che offre una visuale ancora più sorprendente. La riunione è nella solita piazzetta di Bomerano di Agerola dove ci si riunisce con gli altri partecipanti. Alcuni addirittura provenienti da Milano, nostri soci. Siamo veramente un gruppo molto numeroso e il nostro briefing sarà di supporto per dare tutte le indicazioni, affinché si riesca a percorrere il sentiero in assoluta sicurezza e con il passo giusto per tutti. L'attacco del sentiero dalla piazzetta fa subito capire il "carattere" di questa escursione. Sicuramente non difficile dal punto di vista tecnico ma il dislivello è costante, lungo gradinate e con sentiero spesso costituito da pietre instabili. Il passo deve essere fermo. Abbiamo sperato fin dall'inizio della giornata che questa densa foschia presente si diradasse, cosa che è successa in parte quando siamo arrivati proprio sulla cima del Monte Tre Calli, così che ci ha permesso di godere di questa vista affascinante sul Mar Tirreno e le meravigliose isolette all'orizzonte, compresa Capri. Anche la discesa ha richiesto particolare attenzione, ma si era talmente inebriati da questa bellezza che è stato davvero piacevole, intanto che si ammirava il panorama e si facevano due chiacchiere. Abbiamo salutato gli amici del CAI di Montano Antilia con la promessa di rivederci al più presto, già nel mese di aprile in quanto abbiamo un escursione sui monti dell'Orsomarso, giù sul nostro Pollino! Adoro il mondo del CAI proprio per questo scambio di bellezza, legata ai nostri territori tutti ugualmente belli, interessanti e ricchi di storia.
1 febbraio 2026: Pollinociaspole di Carla Primavera
Dopo qualche anno, in cui abbiamo avuto dei mesi di gennaio e febbraio molto avari di neve e siamo stati costretti ad emigrare nel vicino Sirino, finalmente quest'anno siamo riusciti a fare la Pollinociaspole con uno scenario nevoso adatto a questa attività. Per dire la verità nella nottata precedente si è presentata una pioggia fitta ed insistente, ma in realtà facendo un attenta analisi delle previsioni meteo, il tutto sarebbe andato verso il miglioramento, e cosi è stato. Essendo una attività promozionale sulla quale la Sezione conta molto al fine di avvicinare più appassionati che condividono il nostro modo di "andare" in montagna attraverso una fruizione sostenibile della stessa e dove, di conseguenza, possono partecipare soci e non soci, il raduno a Campotenese ha fatto registrare ben 39 partecipanti, tutti ben attrezzati e con tanta voglia di immergersi nella natura. Arrivati a Piano dell'Erba, breve briefing per i saluti di rito e per qualche info tecnica per l’utilizzo delle ciaspole soprattutto per coloro i quali erano alla prima esperienza. Dopodiché il lungo serpentone si è diretto, attraverso il bosco, verso il Piano di Novacco, meta della giornata. Tanti appassionati provenienti da diversi paesi del comprensorio del Pollino che nonostante le turbolenze meteo della notte non hanno rinunciato a trascorrere una bella e promettente giornata. Presenti anche 3 giovanissimi, Sara, Giuseppe e Gabriel. Davvero un piacere vedere adolescenti lontani da telefonini e tablet! Il sentiero si dipana in un incavo dove la neve non manca, ma ci si aspettava un Piano di Novacco totalmente coperto di neve. Le temperature in leggero rialzo e la pioggia dei giorni precedenti però ha fatto diventare il piano una pelliccia a macchia di leopardo. Anche se, guardando verso il Timpone Scifarello, nella nottata, intorno sui 1500 m era scesa una delicata nevicata. Il gruppo dopo 3 ore buone di escursione rientra alle auto. Ci aspetta il lauto pranzo da Paolo, sempre garbato e disponibile. Qui, rifocillati dal buon cibo e dal piacevole tepore, da una mia deliziosa torta, si ripete la bella storia del CAI... star bene insieme, ripercorrere la bella giornata trascorsa e darci appuntamento alla prossima edizione!
18 gennaio 2026: Monte Grattaculo di Eugenio Iannelli
Da qualche anno, a causa dei cambiamenti climatici, sta diventando difficile organizzare uscite sulla neve e ancor di più con le racchette. Poi la neve arriva, anche se non eccessivamente copiosa, e il meteo fa le bizze con alte temperature anche a quote elevate. Cosi è stato anche per questa domenica dove la pioggia l’ha fatta da padrona. Ma, nonostante ciò, un nutrito gruppo di soci si è presentato all’appuntamento per partecipare all’escursione. Da anziano accompagnatore e convinto sostenitore che la montagna va frequentata, sempre in sicurezza, con qualsiasi condizione meteo, sono rimasto favorevolmente sorpreso e compiaciuto. Ci ritroviamo quindi a Campotenese dove, dopo aver ottimizzato i posti nelle auto, partiamo per Piano Ruggio. Arrivati all’incrocio dei tre comuni ci rendiamo conto che le condizioni della strada non permettono di andare oltre con le auto considerato il sottile strato di ghiaccio presente. Inforchiamo le racchette e ci avviamo verso il Rifugio De Gasperi. Nell’avvicinarci al rifugio, dove la visuale sulle cime circostanti è più favorevole, gli organizzatori valutano e comunicano ai presenti che visti i tempi di percorrenza, ma soprattutto le condizioni del tempo, non si può procedere per la salita alla Serra del Prete, una delle mete previste. Si decide pertanto di raggiungere il Monte Grattaculo che avrebbe garantito una maggiore sicurezza per tutti i partecipanti. L’ascesa a questa montagna spesso viene ritenuta banale ma in inverno presenta le sue belle difficoltà con i suoi 1890 metri. Il gruppo, con fare deciso ma consapevole che l’escursione non avrebbe consentito la veduta di un benché minimo panorama, si avvia nel bosco con passo lento e costante apprezzando quello che oggi la montagna avrebbe concesso. D’altronde la forza del gruppo e aggiungo, del nostro Sodalizio, è anche il desiderio di stare insieme, divertirsi e fare attività all’aria aperta con persone che condividono la passione per la montagna. E cosi è stato. Anzi il gusto di stare insieme si è protratto anche dopo l’escursione seduti a tavola dove abbiamo potuto gustare le nostre prelibatezze.
18 gennaio 2025: Alpinistica su Timpa Scazzariddo di Sara Rizzo
Immaginate di avere in mano il modellino in stampa 3d di una montagna, magari è anche la vostra montagna preferita, immaginate di poterla toccare e osservare in tutte le sue parti, avvicinarla a voi per scrutare tutti i particolari della roccia, tutte le sue curve e piccole insenature, le creste, tutti gli speroni di roccia, immaginate di disegnare un percorso su di lei con le dita, dalla base fino alla cima. Adesso immaginatela innevata, in inverno, entra all'interno di quelle bolle di vetro che agitandole fanno cadere la neve e che ci piacevano tanto da bambini, poggiatela sul tavolo, è piena di neve ed è freddissimo lì dentro; bene ora avvicinatevi, vedrete dei piccoli esseri umani che dopo averla studiata attentamente sulle carte cominciano a risalire la montagna lungo le sue spaccature innevate, sono equipaggiati di tutto punto e di punte, per affrontare il freddo e il ghiaccio, non c'è un sentiero vero e proprio, nessuna mulattiera o bandierina rassicurante, solo la roccia e le pendenze create dalla neve raccoltasi tra gli spazi vuoti. In inverno la montagna si risale così, lungo quelli che vengono chiamati canali, e percorrerne uno per la prima volta ha l'abitudine di chiamarsi "apertura" nel gergo tecnico alpinistico. Io sono stata uno di quei piccoli uomini a risalire la montagna la scorsa settimana, nello specifico la Timpa Scazzariddo nel Parco Nazionale dell'Appennino Lucano. L'idea che mi sono fatta io alla prima esperienza di alpinismo invernale è che il significato della parola che si è deciso di usare per risalire un canale riflette a pieno ciò che succede sia dentro che fuori di noi. Aprire: all'esterno si apre letteralmente una via in un contesto naturale impervio che rigetta la presenza dell'uomo mentre lui si ostina a volerlo attraversare per conquistare la cima; internamente si apre una via diversa, ci si apre ad una maggiore consapevolezza di sé stessi, delle proprie capacità, delle proprie paure, dei rischi che si è disposti a correre per raggiungere un obiettivo. Mettersi a risalire un canale in alta montagna non è mai banale, basta mettere un piede in fallo per scivolare e perdere ogni cosa. Accettare il rischio connesso alla volontà di raggiungere l'obiettivo riesce a metterci al centro di noi stessi, più di qualunque altra arte spirituale e filosofica, perché fai direttamente esperienza che è solo su di te che puoi contare per riuscire nell'impresa, ed è a te stesso che devi essere grato, perché se non ti affidi a te non arrivi da nessuna parte, nè in montagna nè nella vita di tutti i giorni. Cercano di insegnarcelo in tutti i modi e poi arriva lei, la montagna, a darci lezioni di rispetto e riconoscenza verso noi stessi. Questo è il breve racconto, chiuso all'interno di una bolla di vetro, di cosa si può provare e trovare in un'uscita di alpinismo invernale; queste sono le emozioni che mi regala lo stare in montagna, il camminare, e non fatico a dire che nell'alpinismo forse è tutto ancora più amplificato rispetto all'escursionismo classico, probabilmente per il suo carattere più estremo. È un'esperienza che consiglio a chi ama le sfide, a chi sogna di conoscere la montagna nella sua veste a mio avviso più bella e austera, quando tutto sembra respingerti e alla fine ti meraviglia la sua capacità di accogliere, mettendo davanti ad ogni cosa il rispetto per la natura e per le condizioni meteorologiche, ricordandoci che siamo sempre ospiti e non padroni del mondo che ci circonda. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la collaborazione e la guida dei volontari del CAI Castrovillari, che ringrazio infinitamente per la disponibilità e la passione che hanno mostrato nel far scoprire questa attività attraverso i propri luoghi; Quanti sarebbero disposti a credere che ci sono le condizioni per fare alpinismo invernale anche al Sud? Se non ci vieni non ci credi.
4 gennaio 2026: Monte Cerviero di Gaetano Cersosimo
Pronti al primo racconto dell’ anno 2026 . Appuntamento allo Spiazzo Cappella del Carmine, dove è situata “la Madonna della Neve” nel comune di Rotonda. Presentata come una escursione senza grandi difficoltà ha catturato l’attenzione di 22 soci che, con tanta voglia di buon cammino, hanno infilato scarponi e zaini per un trekking adatto a questo periodo, con ancora il panettone fra i denti. Iniziamo con i saluti della presidente Carla per l’augurio di un nuovo anno in montagna e un ringraziamento a tutti i soci, il benvenuto del Consigliere Centrale del CAI nazionale Eugenio a tutti noi per il primo trekking ufficiale del 2026. Ringrazia per aver scelto di vivere la montagna pronti a scoprire nuovi sentieri, storie e panorami che solo la montagna può regalarci. Un anno che si apre con poca neve, presente solo in alta quota e infatti questa escursione era destinata a svolgersi con le racchette. Ci incamminiamo per il sentiero 907 per la cima del Monte Cerviero, i passi si accordano al respiro, ogni passo una caloria bruciata, ogni respiro un sospiro di sollievo. Il gruppo si allunga in fila indiana, si snoda tra castagni e pini neri, qualcuno già inizia a scattare qualche foto, foto veloci perché ogni curva nasconde un’inquadratura diversa, una radice contorta, il muschio verde profondo che non si vede mai nel paese. Il Monte Cerviero è poco conosciuto e poco considerato come meta di escursionismo nel Parco del Pollino, invece ha una sua storia. Una montagna di origine vulcanica, testimonianza di rocce note come “Pillow Lavas”, lave raffreddate, che fuoriescono dal terreno in modo particolare. Il Cerviero è nel territorio di Mormanno, qui i mormannesi praticavano e praticano ancora oggi, ma solo in alcune zone, le loro coltivazioni di patate e frumento, oltre a dedicarsi al pascolo di bestiame. Si tramanda dai racconti di pastori e boscaioli della presenza di numerosi lupi, in questa montagna è stata segnalata anche l’esistenza della lince, presente fino alla metà Novecento. Dalla contrada Colletta si può salire il monte dall’altro versante, si attraversano vari terrazzamenti e si arriva al Passo di Costapiana. La presenza del bosco di faggi, dove ancora oggi ci sono i segni dei boscaioli, ci ricorda gli uomini che con seghe e asce venivano a tagliare tronchi, in qualche radura sono visibili spiazzi in cui i carbonari preparavano la carbonella e tra la vegetazione si notano i resti di suggestivi ricoveri. Oggi, gran parte di questi posti sono nascosti dalla vegetazione spontanea, è molto difficile immaginare che un tempo queste zone erano così vissute. Il sentiero prosegue, il gruppo con passo costante e attento al percorso cammina su un tappeto di foglie marroni, con l’entusiasmo per la scoperte di scorci inesplorati. Il coordinatore, constatando la disponibilità, l’entusiasmo e la tenacia del gruppo, alimentata da brevi pause con condivisione di stuzzichini energetici, propone una deviazione di qualche kilometro e poche centinaia di metri di dislivello in più ma certamente con una vista panoramica su un crinale in un area di sosta naturale. La deviazione si è rivelata strategica, superando il tratto più impegnativo, ci ha consentito di apprezzare un bosco di faggi in rigenerazione, un punto di osservazione del Lago Pantano di Mormanno, del monte Vernita, delle montagne dell’ Orsomarso. Un valore aggiunto sul percorso per il gruppo. Giunti finalmente in cima, il panorama è un autentico spettacolo. Si presenta la vista dei due mari, Jonio con il golfo di Sibari e Tirreno con Scalea, Praia a Mare e Maratea. Ancora di più si sofferma lo sguardo sulla contrada Pantano così vasta, le maestose vette dei monti di Saracena e ancora la valle del Mercure con colpo d’occhio alla centrale termoelettrica, al Viadotto Italia, in lontananza il monte Sirino, i paesi di Laino, Castelluccio, Viggianello e Rotonda. A Ovest la Coppola di Paola e la pendice di Serra del Prete innevata. Raggiunta la cima, visita al vicino rifugio di proprietà della Regione Calabria, vuoto, aperto e in pessime condizioni, presenti un traliccio metallico altissimo che sorregge antenne e ripetitori ancora attivi, impianti di pannelli solari nascosti sul tetto e sulle rocce, tra natura selvaggia e storia dimenticata il mondo moderno non smette mai di stupirci. Dopo tanti anni non riusciamo a comprenderne la ragione di tanto accanimento soprattutto qui, in un luogo “fantastico e interessante”, invaso da antenne e parabole di ogni genere che lo abbruttiscono, lasciando contemporaneamente al suo destino di lento e totale disfacimento l’unico e solo presidio di cultura e di sicurezza presente, il rifugio. Dopo la pausa pranzo, si va per la via di ritorno però con una piccola deviazione per raggiungere un’altra cima, un pò più bassa, dedicata dai mormannesi a San Josemaria Escrivà, fondatore dell’ Opus Dei, beatificato da Papa Giovanni II nel 1992. Qui ci aspetta l’amara sorpresa del ritrovamento della Targa commemorativa (apposta dall’amministrazione Comunale di Mormanno nel 2008) fatta a pezzi e lasciata alla base del cippo di vetta. Noi del CAI restiamo sempre più meravigliati e attoniti da questi continui atti vandalici che sono sempre più frequenti e che colpiscono anche la segnaletica verticale lungo i sentieri del Parco. Superato la sconforto riprendiamo la discesa. Giunti alle macchine, saluti più veloci per chi deve percorrere altri chilometri per il rientro, ma il resoconto finale dell’uscita è per tutti senz’altro positiva per l’ autentico spettacolo e conoscenza che ci ha offerto.
Presentati il Programma e il Calendario 2026, consegnati i riconoscimenti ai soci venticinquennali
Domenica 14 dicembre, come consuetudine, i soci della Sezione di Castrovillari si sono ritrovati per il pranzo sociale di fine anno. Ospiti del Ristorante La Grotta del Romito, i circa 90 soci presenti hanno trascorso insieme bei momenti di socializzazione all’insegna della cordialità e convivialità. Il tutto innaffiato non solo dal buon vino ma anche dalla piacevole musica del nostro socio Pino Salerno. La presidente, Carla Primavera, nel suo saluto ha ringraziato quanti hanno concesso la loro disponibilità per la realizzazione del nutrito programma impegnandosi come coordinatori delle attività. Ripensando al 1999, anno di nascita della Sezione, il ringraziamento va a tutti quelli che con la loro partecipazione e il loro impegno volontaristico hanno consentito il consolidarsi di una indiscussa e bella realtà associativa che ha saputo ritagliarsi uno spazio adeguato nel panorama regionale e nazionale del Club Alpino Italiano raggiungendo grandi traguardi. Tra questi l'elezione di Eugenio Iannelli quale Consigliere Centrale (la prima volta di un calabrese negli Organi Centrali del CAI) e di Francesco Crescente e Claudio Zicari membri del Collegio dei Probiviri Nazionali e ancora quella di essere da qualche anno a questa parte la Sezione numericamente più grande della Calabria. E' stato anche ricordato il grande successo riscosso per il recente convegno con l'inaugurazione della parete di arrampicata di Cerchiara di Calabria tenutosi a Castrovillari, che ha visto, oltre alla partecipazione di un foltissimo numero di soci provenienti dalle Sezioni Calabresi e Lucane, la presenza del VicePresidente Generale Giacomo Benedetti e del Consigliere Centrale Franco Capitanio. Nel corso della giornata è stato consegnato un riconoscimento a quanti hanno compiuto 25 anni consecutivi di iscrizione al Club Alpino Italiano, Massimo Gallo, Marisa Mortati, Mariella Greco, Leonardo Valiante e uno alla memoria, a Mimmo Filomia, mai dimenticato Past President della Sezione. A seguire sono stati presentati il Calendario e il Programma Attività 2026. Nel dare una sbirciata alle nuove proposte, dopo il doveroso ringraziamento agli sponsor che hanno partecipato alla realizzazione del calendario, è stata apprezzata dai presenti la redazione di un programma variegato che si avvale soprattutto dell’impegno volontario di tanti soci e collaborazioni cercando di soddisfare le esigenze di tutti. L’intento resta quello di promuovere la conoscenza e la promozione della montagna ma contribuire anche alla sua crescita culturale e sociale. Una giornata trascorsa in allegria e spensieratezza conclusasi con gli auguri per il nuovo anno e il proposito di rivedersi sempre più numerosi sulle nostre e altrui montagne.

