Raccontatrekking 2010
21 febbraio 2010: "In punta di ciaspole" di Vincenzo Alvaro
È una di quelle giornate in cui il cielo inviterebbe a restare a casa. Ma nel punto di ritrovo per la seconda edizione di “Pollinociaspole” il popolo della montagna non si lascia scoraggiare dalla plumbea giornata e si decide di rispettare al meglio l’appuntamento con la natura e le sue meraviglie. E la decisione non sarà delusa nel corso della giornata. Si parte, in carovana per raggiungere il punto di partenza. Piano di Novacco, con le sue estese braccia pianeggianti verso la faggete coperte di bianco, è lì silenzioso, nel freddo della mattina, ad accogliere il gruppo di escursionisti ed amatori del Club Alpino Italiano che si ritrovano in questa domenica per il consueto appuntamento invernale con Pollinociaspole. Siamo nella parte calabrese del Parco Nazionale del Pollino, a circa 1330 metri sul livello del mare, che da queste parti, su qualche vetta che guarda anche verso i monti dell’Orsomarso, si può ammirare in tutta la sua maestosa infinità. Ma non oggi. Oggi il cielo ha deciso di piangere, e solo in qualche attimo di giornata, sorriderà con sprazzi di sole ai circa sessanta amanti delle ciaspole. Si informano le racchette da neve e ci si raduna all’incrocio della carrareccia che taglia in due il pianoro e conduce alla Fiumarella del Rossale. Tutto è ammantato di bianco. Lucente e magico anche in una giornata grigia come questa. I riferimenti stradali, le staccionate, persino i contenitori per la raccolta dei rifiuti, scompaiono sotto il peso soffice della neve. Siamo oltre il metro. La patina bianca scesa dal cielo ha coperto tutto, ha preso il sopravvento, delicatamente, sopra ogni cosa. Solo le costruzioni in pietra e cemento, come la ex Caserma Afor e il rifugio comunale di Novacco, restano visibili ad occhio umano. Tutto il resto è solo immaginato sotto la coltre di neve. Ci si raduna in cerchio per il breefing iniziale dell’escursione. I neofiti iniziano simpaticamente a rumoreggiare con le strane pinne di plastica ai piedi. I più “vissuti” della montagna elargiscono consigli sull’utilizzo delle racchette, gli appassionati soci del Cai con gli sci ai piedi sono già in movimento lungo i saliscendi naturali del pianoro. Si parte. Tutti in fila indiana. A godere del silenzio della natura innevata, rotto solo dal rumore delle ciaspole e dal vociare degli escursionisti, che in alcuni tratti, sembrano quasi parlare sottovoce per non disturbare la regina: madre natura. D’un tratto la meraviglia. Dove prima c’era la strada carrozzabile che porta alla fiumarella e al cancello che porta al Piano di Tavolata, la natura bianca ha partorito un letto di acqua che scava la terra con la potenza e la delicatezza che le compete. Attorno due muraglioni bianchi lo proteggono e lo cullano lungo tutto il suo percorso. È da qui che ti accorgi di quanta neve sia caduta in questi giorni. Ad un tratto il cielo si apre, il sole bacia e premia le fatiche della carovana che guada il fiume di neve e si dirige verso il Piano Vincenzo. Tra la faggeta, passaggi semplici ed alcuni più difficoltosi, si guadagna l’arrivo in questo altro splendido scenario naturale: il posto giusto per la foto ricordo. Ciaspole in ariae il clik è bello che fatto. Pronto per essere conservato nell’archivio delle tante esperienze in punta di piedi per educare al contatto sano e genuino con la natura di questo splendido parco nazionale disteso tra Calabria e Basilicata. Si ritorna con un anello ideale, al punto di partenza, passando per la faggeta che si inerpica alle spalle della ex caserma Afor. Da lì il punto di vista sullo sconfinato e meraviglioso Piano di Novacco è dei più intensi. Il rifugio in fondo al piano è pronto ad accogliere e rifocillare la truppa di ciaspolatori. Ancora una volta la natura ha fatto il suo dovere: madre accogliente ed emozionante. Come sempre.
7 febbraio 2010: Direttissima del Dolcedorme (crestone sud) di Franco Formoso
Le belle giornate di inizio settimana, il freddo secco e pungente facevano si che si prospettassero per la domenica delle condizioni ideali per la prevista escursione in programma: ascensione del crestone sud del Dolcedorme (direttissima). Ma qualche dubbio c’era. Di questo inverno ballerino che ogni fine settimana ci regalava pioggia e maltempo non c’era da fidarsi. Infatti arrivati a Venerdi le condizioni del tempo sono cambiate. Pioggia a valle e nevicate sulle montagne ad alta quota. Io e Massimo (organizzatori), subito ci siamo resi conto che purtroppo, ciò in cui speravamo, ossia una uscita con neve dura che ci avrebbe dato la possibilità di indossare i ramponi, era sfumata. Ma noi non siamo persone che si arrendono facilmente. Anzi più aumentano le difficoltà e più diventiamo tenaci e forse anche un po’ testardi. Poi bisogna dire che in inverno non sempre si può aspettare il bel tempo o che ci siano le condizioni ideali per fare l’uscita. A volte bisogna osare. Spesso le migliori escursioni vengono fuori cosi. A volte bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco anche contro le avversità del tempo. Naturalmente con tutta la prudenza e l’umiltà possibile. La domenica mattina a partire siamo in quattro. Io, Massimo. Domenico e Carmelo, che si è fatto un lungo viaggio da Reggio Calabria (infatti lui è socio del CAI di Reggio Calabria), per poter partecipare all’uscita. Piove ma man mano che saliamo di quota la pioggia si trasforma in neve. A Valle Piana ci accoglie la neve, neve sotto i piedi e neve sopra la testa. Un grande mantello bianco che copre tutto il bosco. Neve fresca perché sono due giorni che viene giù ininterrottamente. Man mano che saliamo, sprofondiamo sempre più, ma gli sforzi e la fatica vengono premiati dal suggestivo e immacolato spettacolo che si offre ai nostri occhi. Già questo basta a compensarci della nostra tenacia. Alla selletta di Valle Cupa, prendiamo a sinistra e iniziamo a risalire il crestone. La neve alta ci rende arduo l’avanzare ma noi andiamo avanti con la forza e la voglia di salire, di misurarci , di godere di questa giornata anche perché ha smesso di nevicare e il cielo si sta aprendo, infatti ogni tanto uno spicchio di azzurro spunta dal grigio delle nuvole. L’unico ostacolo è rappresentato dalla troppa neve fresca. Arrivati alle rocce, iniziamo a scalarle e a divertirci con alcuni passaggi di misto. Intanto qualche sporadico raggio di sole ogni tanto fa capolino e ci conferma che avevamo ragione. L’uscita era possibile. Bisognava avere solo il coraggio di osare. Continuiamo a salire pur a prezzo di grosse fatiche. A volte la neve fresca non ti permette di fare un passo, fai per salire e torni indietro. A volte incontri dei piccoli passaggi che ti attirano. Non ci dimentichiamo che siamo alpinisti e anche in condizioni come queste cerchiamo sempre qualche variante per effettuare un’arrampicata o un passaggio particolare. Man mano che andiamo avanti ci rendiamo conto che però non riusciremo a raggiungere la vetta. Ormai l’orario non ce lo permette più e anche a voler essere ottimisti, con le condizioni della neve attuali, arriveremmo in vetta molto tardi e non riusciremmo a tornare giù con la luce del giorno. Allora decidiamo di arrivare fino al “campo base”. Continuiamo a salire a costo di molte fatiche, poi superiamo un bel canalino di misto e arriviamo finalmente al pianoro chiamato “campo base”. Consideriamo l’escursione finita. Quasi un’impresa. No era facile arrivare sin qui con le condizioni odierne. Ci fermiamo un po’ a tirare il fiato e a fare un pò di foto. Il riposo degli audaci. Una stretta di mano e un abbraccio pongono il sigillo sulla dura scalata di oggi. Poi iniziamo a scendere per tornare alle macchine. La discesa, dura e lunga, non ha storia. Concludiamo questa escursione con una gioia interiore grande e con la conferma che fin dove è possibile, si può arrivare. È con i visi stanchi e le membra doloranti che arriviamo alle auto, ma anche con una nuova forza: la forza degli audaci.
24 gennaio 2010: I Piani del Masistro e i Monti della Luna di Mimmo Pace
C’erano 13° sottozero la scorsa domenica mattina a Piano dell’Erba, un ameno angolo di natura, poco al disotto dello splendido Piano di Novacco, nel cuore dei monti del Caramolo. Nell’aria immobile del terso e gelido mattino, 32 paia di ciaspole colorate, scalpitano e crepitano nel diafano biancore di quell’ambiente ovattato. È la carovana del CAI di Castrovillari in marcia sulla neve alta, verso i Piani del Masistro e i Monti della Luna. Variegate le presenze; dai neofiti -e sono ormai in tanti, giovani e meno giovani- ai più esperti, assidui, convinti e tenaci sostenitori delle iniziative sezionali. Diverse, quindi, le anime, ma unica la voglia che le accomuna: scoprire e vivere l’incantesimo degli ambienti fiabeschi che la nostra montagna offre, portarsene dietro un grato ricordo, anche fotografico, per aver modo di trasferire ad altri le proprie emozioni, in un clima sano e cordiale di utile e proficua socializzazione. Fa parte del gruppo anche il piccolo Daniele -7 anni, il più giovane dei Soci della Sezione, già esperto di ambienti alpini- e sgambetta speditamente con le sue mini-ciaspole, ansioso di vivere quei luoghi incantati, che il suo nonno gli ha proposto per immagini al computer. Ma, perché il curioso epiteto di “Monti della Luna”, conferito alla chiostra di rilievi che si protendono sulle dolci praterie del Masistro, popolate di mucche scampananti e branchi di cavalli al pascolo? Lo si deve sicuramente alla particolare loro conformazione, nonché alla brulla natura dei soprassuoli, in tutto assimilabile, specialmente d’Estate, al paesaggio lunare. L’innevamento conferisce un fascino particolare a questi luoghi e se ci si ripropone di percorrere in tale condizione i declivi di cresta del Timpone del Vaccaro, Serra Ambruna, Monte Caroso, Cozzo Barbalonga e del Tabaccante, attraverso un singolare saliscendi, si ha modo di cogliere e vivere i mutevoli aspetti di questa montagna, coi suoi recessi fascinosi. Ma, gambe in spalla, lungo la traccia degli sci di Giancarlo, diligente direttore di sortita, impresse sulla neve il giorno prima, durante la preventiva ricognizione dell’iter. E così, si taglia il Piano di Mezzo, si risale zigzagando nella neve alta e farinosa il pendìo, ora lieve ora duro, che porta sulla sommità del Timpone del Vaccaro. Sul dolce declivio di cresta, il gruppo si sparpaglia, ciascuno alla ricerca dello scenario che più lo avvince: c’è solo imbarazzo nella scelta tra la maestosa Catena del Pollino, il gruppo del Caramolo, la profonda alta Valle del Garga, la Serra di Novacco, il Vernita, il Ciagola, i lontani Alpe e Sirino, protesi sulla linea di orizzonte, aldilà del sottostante vasto, candido Piano Grande del Masistro. Sembra proprio una processione! Quando mai tanta gente su queste montagne tanto belle, quanto sconosciute! È proprio tutto merito del CAI. Finalmente la foto di gruppo. Ci si distende ora, in mille ghirigori, lungo la discesa fin giù al valico, per poi risalire il fianco Sud della Serra Ambruna e buttarci a capofitto lungo il suo fianco Ovest, in una briosa e divertente discesa, fino a toccare il tracciato del Sentiero Italia e più giù ancora, fino al piano per un meritato e ricco spuntino, crogiolandoci al sole. Sulla via del ritorno, mi ritrovo un po’ distanziato dal gruppo. Attraversato l’interminabile Piano Grande e risalita l’erta verso il Piano di Mezzo, mi volgo indietro per ammirare ancora il superbo paesaggio e rimango impressionato dalla quantità di orme che la nutritissima schiera ha lasciato lungo il suo percorso … in tutto simile ad una strada, originatasi come per magia lungo i candidi costoni e la vastissima distesa innevata del piano. Mi sopravviene, allora, spontanea una riflessione: “per dindirindina, quanta gente nuova nel CAI di Castrovillari! Fioccano le nuove adesioni di giovani e non più giovani, attratti, forse, dall’eco di sortite sempre più affascinanti, programmate, organizzate e felicemente concluse”. Di questo passo, fra breve saremo in tanti e dovremo inventarci qualcosa per non trasgredire le norme del CAI, per cui il numero dei partecipanti ad un’escursione non può essere superiore a 25. Alla luce di codeste sempre più massicce, variegate e interessate partecipazioni, siamo orgogliosi di poter affermare con convinzione, che l’opera di proselitismo, tenacemente perseguita in ambito sezionale, inizia a dare buoni frutti, sia in termini di presa di coscienza ed osservanza dei princìpi educativi che attengono alla conoscenza ed alla rispettosa fruizione dell’Ambiente, che a beneficio dell’immagine della nostra Terra e della nostra Gente.
17 gennaio 2010: Piano di Marco (m1053) – Il Campo (m1503) di C. Primavera
L’intento era quello di partire presto per avvicinarci il più possibile al punto di partenza e così è stato. Alle 7 in punto l’equipaggiato gruppo partiva dal semicerchio di Castrovillari, destinazione Monte Mula (m1935). Escursione difficile da organizzare in inverno a causa del manto nevoso che non permette –in genere- il raggiungimento di una adeguata e vicina base di partenza tale da poter effettuare l’escursione in una sola giornata. Infatti per molti anni è rimasta nelle intenzioni degli organizzatori ma fino a domenica mai realizzata. Altri partecipanti dei paesi vicini si sono aggregati al gruppo e insieme -29 persone- abbiamo raggiunto quota 900m (al di sotto del Piano di Marco, m1053) da dove è partita l’escursione. Per essere il 17 gennaio, pieno inverno, davvero non mi aspettavo tanta partecipazione! Tra gli altri, abbiamo “battezzato” due nuovi giovanissimi soci, Gabriele e Luigi, e quattro non soci, che con la loro caparbietà e tenacia sono arrivati valorosamente fino in fondo! Altra realtà importante è stata la nutrita partecipazione dei nostri soci dei paesi vicini: Cassano Ionio, Lungro, Mormanno, Policastrello, Rotonda, San Sosti, Trebisacce, nonché Michele, nostro socio da Brindisi. Questo è il CAI Castrovillari: libera aggregazione in libero ambiente… Il gruppo incede con passo regolare con le racchette da neve lungo un’agevole carraia, ma si fa qualche “fuori pista”, sulla neve è concesso, un po’ per abbreviare il percorso, ma soprattutto per attraversare luoghi altrimenti celati. Lo spettacolo che viene offerto ai nostri occhi è da favola: pini all’inizio e più sù superbi faggi, dove la neve ha cristallizzato le gemme già pronte per la primavera, i loro rami sembrano essere tentacoli di piovre giganti che a tratti sembrano lambirci, volerci accarezzare per poi invece stagliarsi maestosi verso l’infinito. Sull’immacolato manto nevoso scorgiamo tracce di vita, orme di piccoli animali che -nella notte o nelle ore precedenti- sono stati protagonisti della vita che scorre imperturbabile su queste fantastiche montagne. Noi a domandarci: che sarà uno scoiattolo, una lepre o una volpe? E con la fantasia immaginarci ricerca di cibo, cacce tra specie che sono destinate a soccombere rispetto a “nemici” di più grossa taglia! Tutto è divenire in quei luoghi, nulla rimane immutato, tranne la magia… Dopo qualche passaggio un pò insidioso, oltre che scosceso, e qualche piccola sosta per rinfrancarci, il gruppo si avvicina alla deviazione per il Campo di Annibale (m1503). C’è una decisone da prendere: salire in cima come da programma o fermarsi al Campo? Il consulto è facile, verificata la ormai tarda ora e un probabilissimo rientro notturno (29 persone non possono essere un gruppo veloce!) gli accompagnatori decidono di fermarsi al grande e bellissimo piano. Raggiungiamo il ricovero in legno e lamiera situato al centro dello stesso e probabile dimora estiva di un pastore. Si presenta decisamente angusto ma noi siamo felici lo stesso, fuori il vento e la bassa temperatura ci fanno sembrare la baracca un grand hotel! Ci sistemiamo e consumiamo la colazione al sacco in allegria, gustiamo con sano ottimismo il cibo sicuri che la nostra mèta, non era l’obiettivo principale della giornata, ma il NOSTRO obiettivo è e sarà sempre, l’incontenibile ammirazione che abbiamo per questi luoghi, la sconfinata e inesauribile energia che la montagna concede a tutti noi, e che a nostra volta, nel nostro piccolo, desideriamo ricambiare. Davvero grazie …
10 gennaio 2010: Acquafredda - Piano Novacco di G. Rubini
Sono pronto a scrivere per raccontare a voi tutti questa mia “prima” esperienza con il CAI Castrovillari e per giunta sulla neve. Devo ammettere a me stesso e a voi altri che l’escursione è iniziata alcuni giorni prima, in giro nei negozi alla ricerca di ciaspole, ghette e altro materiale per l’appuntamento di domenica 10 Gennaio. La mattina della domenica è davvero una mattina d’inverno, l’acqua scende giù in modo copioso e tentare una escursione sulla neve è davvero impresa ardua. Ma come si dice in questi casi “all’amore non si comanda” e il sentimento prende il sopravvento sulla “fredda” ragione e si parte, con cambio di itinerario da Coppola di Paola si ci sposta su Novacco partendo da Campotenese. Con i potenti mezzi del nostro secolo, si raggiunge l’incrocio di Masistro, e dopo un po’ di su e giù con le autovetture, una volta parcheggiate a ridosso della strada, si parte per raggiungere prima il Piano di Masistro e poi, decisione presa lungo il cammino, Novacco … (e meno male!!!). Dopo aver indossato l’equipaggiamento, il mio in parte nuovo di zecca, si inizia a camminare. Io sono timoroso, timoroso nel passo, nella direzione, nel dire e non dire, nell’atteggiamento, ma spero sia naturale per un “novello” del CAI, che come prima uscita affonda i piedi un una neve splendida e candida, bianchissima e pulita, luminosa e immacolata, quasi avendo timore di rovinare questo paesaggio romantico e fiabesco, fatto di neve, alberi con i rami piegati dal peso della stessa, silenzi assordanti e sbuffi di vento robusti da spostarti l’asse del cammino. E poi il timore più grande è giustificato dalla presenza di gente esperta di montagna e di escursioni, che ti guarda e attentamente segue il tuo cammino, ti consiglia e ti chiede, ti scruta e ti assiste, quasi a volerti trasmettere la propria esperienza, come patrimonio suo, tuo e della natura che ci circonda, ci avvolge, ci fascia e ci proietta in un paesaggio con poche luci, in chiaro scuro, con i colori dell’inverno, del freddo e della neve, ma che colorano e riscaldano il cuore, l’animo e la mente. L’escursione è bella, interessante, stimolante, ci si parla, si chiacchiera, si scherza, si fa attenzione ai posti, la cosa che mi colpisce in modo particolare e mi inorgoglisce, è il fatto di essere “ i primi” a segnare la neve in questa domenica di Gennaio. Si passa davanti al Piano di Masistro, e senza dover pregare molti i presenti, il gentile Eugenio decide di proseguire per il Piano di Novacco, con la mia approvazione e felicità. Si scende a Piano dell’Erba, sommerso anch’esso dalla neve, con al centro del pianoro il cristo di legno che vigila sulla montagna e speriamo anche sugli escursionisti, naturalmente per chi è credente; si prosegue per raggiungere a quota 1315 mt. Novacco ed il suo accogliente e caldo Rifugio. Dopo aver oltrepassato l’ultimo tratto di strada in salita e lasciato alla spalle, lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi è davvero mozzafiato. La neve ricopre per circa 80 cm. di altezza tutto il piano nella sua interezza, si sente in lontananza solo il rumore del gruppo elettrogeno che alimenta il Rifugio e nella mia testa oltre allo stupore e alla meraviglia per lo spettacolo senza prezzo che ho davanti, ce il pensiero di un piatto caldo. Ma prima di arrivare al Rifugio vengo “disturbato” da una voce amica, che mi chiama da dentro una di quelle belle casette che sono disposte in modo ordinato in un angolo del Piano di Novacco, è un mio caro amico di Castrovillari, che con una allegra comitiva tutta fatta di castrovillaresi aveva deciso di passare la notte del Sabato lì, ma poi “per colpa della neve” sono rimasti bloccati e impossibilitati a tornare nelle loro case e nella nostra amata Castrovillari. Colpa della neve, che cade nei mesi d’inverno e copre tutto, e fa si che i malcapitati possano godere di un’altra notte nel cuore di una montagna che regala questi scherzi senza costo … però bisognerebbe chiederlo a loro cosa davvero pensano. Dopo un po’ di relax passiamo a degustare un buon piatto di maccheroni al sugo, del vino, migliore quello di Mimmo Pace, frizzantino come lui, e le nostre scorte alimentari messe lì in comunione dei beni con gli altri commensali, ben otto temerari della neve. (Per pura sincerità, il torrone al caffè era ottimo). Alle 15, dopo aver salutato i nostri paesani/amici, ci mettiamo sulla strada del ritorno, con passo spedito per arrivare al punto di partenza prima che le notte abbia vantaggio su di noi e sul nostro cammino. Alle 17 in punto, come degli svizzeri in Calabria, siamo alle macchine e cosi sulla strada di casa. Grazie a tutti, certo che la prossima volta sarà certamente ancor più bello.

