"In Calabria “l’operazione Squalo 2009”: una scommessa vinta - di L. Franzese
Quest’anno si è svolta in Calabria l’operazione internazionale di ricerca e soccorso aereo, denominata Squalo ed organizzata dall’Aeronautica Militare Italiana, che ha visto impegnate anche le aeronautiche militari di Francia, Spagna, Malta e Grecia (in tutto 9 elicotteri). A dire il vero, verso dicembre-gennaio ho ricevuto la telefonata del colonnello Bruno Fontò (il collegamento tra il CNSAS e le Forze Armate) il quale mi chiedeva se eravamo “pronti” per organizzare una così complessa esercitazione internazionale sul nostro territorio. La risposta è stata da subito sì! Il forte impegno di tutti, dal nostro Presidente Aldo Rizzo e del suo Vice Guido Umile, al Vicedelegato Bruno Romeo, dei nostri Responsabili di Stazione, ed infine di tutti i nostri volontari (con le Stazioni del Soccorso Alpino dell’Aspromonte, Catanzaro, Sila e Pollino), ha permesso senza dubbio di cogliere un successo importantissimo, soprattutto se analizzato nell’ottica di un Servizio regionale in crescita quale quello calabrese. Oltre al Soccorso alpino calabrese ha partecipato, in modo attivissimo, anche il Soccorso Alpino della Basilicata, con il suo Presidente-Delegato Rosario Amendolara che con i suoi ragazzi ha dato un contributo decisivo alla buona riuscita dell’esercitazione. Numerosissime le riunioni tecniche e “politiche” che hanno preceduto l’operazione Squalo, alcune di esse ci hanno spinto ad arrivare personalmente anche a Poggio Renatico, in quel di Ferrara, oltre alle interminabili riunioni in Prefettura a Cosenza. In pratica, è stato simulato lo scontro, sui cieli calabresi, di due aerei militari, uno dei quali si sarebbe schiantato sulle montagne della Sila e l’altro sulle montagna del Pollino. Ciò ha reso l’organizzazione dei soccorsi davvero complessa, infatti basta pensare che le due zone di ricerca ove si presumeva si fossero paracadutati i quattro piloti (due per aereo) distano ben 80 km in linea d’area. Uno dei primi problemi da affrontare, da un punto di vista tecnico-gestionale, è stato quello di individuare una squadra affiatata di COR (Coordinatori di Ricerca) che insieme lavorassero per porre le basi di una struttura che sapesse gestire il numeroso personale impegnato nella ricerca oltre che la definizione delle aree e micro aree ove effettuare la ricerca stessa applicando il protocollo di ricerca di persone disperse in vigore (il quale prevede l’uso da parte del personale impegnato del gps al fine di avere sempre un riscontro con l’area da battere e l’area assegnata). Su queste problematiche hanno lavorato (con un ottimo risultato!) il COR calabrese Miriello Ernesto, il COR lucano Taranto Alfonso e il COR del Soccorso Alpino del Lazio Vincenzo Lattanzi (sceso appositamente in Calabria con due suoi capacissimi collaboratori, Fabrizio Fantozzi e Alessandro Licciardelli). Un altro problema che ci preoccupava, era organizzare una copertura radio che fosse stata affidabile, si sa, infatti, che un campo base che non riesce ad avere la copertura con le squadre che nel frattempo effettuano la ricerca, è come avere una Ferrari di notte a luci spente. Come fare ad avere la copertura radio di zone così tanto lontane tra loro? La soluzione, più facile del previsto. Abbiamo chiesto all’Associazione radioamatori (ARI) di Cosenza di “prestarci” i loro ponti radio, creando così un sistema molto semplice: al campo base vi era allestita una Stazione radio dell’ARI, la quale era collegata con le due zone di ricerca (Sila e Pollino) attraverso altre due stazioni radio. Ora, le due stazioni radio avanzate dell’ARI avevano con sé un nostro “Uomo radio” il quale comunicava con le nostre squadre appena venivano sbarcate dagli elicotteri nelle zone di ricerca. Sistema che ha perfettamente funzionato, tant’è che spesso e volentieri comunicavamo noi all’Aeronautica (specie per la zona di ricerca del Pollino, la più lontana dal campo base) l’avvenuto sbarco e relativi decolli dei vari elicotteri. Appositamente è stato creato uno staff che si è occupato, con la supervisione di Fontò, di allestire i due simulacri (che dovevano rappresentare gli aerei caduti) e di posizionare i 4 figuranti, rispettivamente 2 in Sila e 2 sul Pollino. Da subito, abbiamo messo in campo ben 8 squadre da ricerca composte da 4 volontari (di cui 2 operatori GPS) e 3 squadre medicalizzate (con i medici CNSAS Varcasia, Polino, Lavigna, Barreca). Il ruolo delle squadre medicalizzate era quello di intervenire decollando immediatamente con l’elicottero in stand by presso il campo base, per recuperare i piloti (figuranti), porrere in essere le prime cure d’emergenza e trasportarli al campo base ove era situato il PMA (Posto Medico Avanzato) allestito per l’occasione dal 118 di Cosenza. Allo stesso modo, la sicurezza in generale è stata garantita dagli Istruttori Nazionali Ennio Rizzotti e Silvano Odasso, inviatici appositamente dal Nazionale. Altresì, è stato presente, in qualità di supervisore, un Consigliere nazionale, il marchigiano Aldo Paccoia. I nostri COR hanno assegnato le aree di ricerca ai Vigili del Fuoco (7 squadre di saf) e ai Carabinieri (2 squadre di cacciatori d’Aspromonte). Gli ultimi due recuperi sono stati effettuati ormai quando era buio pesto (intorno alle 21:00) tramite il Super Puma francese e l’hh3f del SAR di Brindisi. Le squadre che non sono state imbarcate, ad operazione conclusa, per far rientro al campo base sono state recuperate con i mezzi del CFS, con il quale in Calabria abbiamo un rapporto privilegiato. Un capitolo a parte deve essere dedicato al V reparto volo della Polizia di Stato di Reggio Calabria il quale, in virtù di un apposito protocollo operativo con il Soccorso alpino calabrese, si è reso disponibile sin dalle prime battute con il proprio AB 212. Ottima la risonanza sui media nazionali e regionali dell’intera operazione, e ciò grazie alla strettissima collaborazione tra l’addetto stampa dell’Aereonautica Militare e il nostro addetto stampa Lorenzo Natrella (con l’occasione prestatoci dalla Puglia). In tutto ben 84 volontari del Soccorso Alpino della Calabria e Basilicata, e ciò solo potrebbe bastare per far comprendere l’importanza e la complessità di tale esercitazione internazionale. In ultimo, è bene ringraziare tutti i volontari che come al solito hanno dato il massimo, oltre che al dott. Turco della Prefettura di Cosenza e i colonnelli dell’Aeronautica Militare Cappelli, Maule, Spat e Valente per l’eccellente collaborazione ed amicizia fornitaci.
Avv. Luca Franzese - Delegato Soccorso Alpino Calabria
"Il PedalaItalia nel Parco del Pollino”
Sono arrivati! Sembrava così lontana Trieste e l’inizio di questa avventura, invece la carovana del PedalaItalia è finalmente giunta nel Parco del Pollino. Arrivo della prima tappa, scortati dai soci della Sezione CAI di Lagonegro e accolti dal nostro socio A. Nigro, a San Severino Lucano. L’indomani i bikers, attraverso Piano Iannace e la base di Serra Crispo, dove hanno potuto ammirare i meravigliosi pini loricati, sono giunti -traversando i Piani di Pollino- a Colle Impiso, Piano Ruggio e da lì a Campotenese. Poco prima di giungere al diroccato fortino di Campotenese un piccolo imprevisto (foratura) ha costretto ad una sosta fozata Claudio. Poco dopo si riparte per fare sosta obbligata al bar Le Pratoline per rifocillarsi e riprendere fiato prima degli ultimi chilometri per giungere al Rifugio Biagio Longo. Dopo una mattinata di nuvole e tempo incerto lungo la strada che porta al rifugio riappare finalmente il sole che rende piacevoli gli ultimi giri di pedale. Dopo una serata tranquilla trascorsa a esplorare Morano Calabro e a cena per assaggiare i prelibati prodotti tipici, tutti a nanna. Il giorno 29 si presenta -al cospetto dei bikers- con una splendida giornata di sole. Nel frattempo sono arrivati al rifugio i soci della Sezione di Cosenza che accompagneranno il gruppo del PedalaItalia -attraverso i piani di Masistro, Novacco, Minatore e Campolongo di Lungro- sino a Camigliatello Silano. Alle nove partenza. A Luisa, Claudio, Daniel e Sandro auguriamo un’ottima pedalata e una felice conclusione dell’impresa a Reggio Calabria.
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13 giugno 2009: Una serata speciale - di C. Primavera
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La sera del 13 giugno non si dimenticherà, già perché queste serate rimarranno impresse nella nostra memoria per sempre! La famiglia di Mimmo Pace ci ha ospitato nella loro accogliente casa di campagna con una piacevolezza e un savoir faire davvero fuori dal comune e del resto noi ospiti abbiamo voluto dare una mano affinchè il tutto andasse per il meglio. Certo, la signora Rosa, Mimmo e le splendide Mariella e Natalina, hanno fatto la parte del … leone! Non la solita cena dove gli invitati arrivano giusto all’aperitivo… no … a noi piace star lì prima, quando tutto è in … fermento, tutto si crea, quando tutti gli ingredienti ancora non sanno che di lì a poco, prenderanno le forme delle magnifiche pietanze ideate dalle menti di chi sa cosa significa creare convivialità. E di questo, la famiglia Pace ci ha dato ampia lezione! Così, quando l’odore, o per meglio dire, il profumo del cibo, ha inebriato il nostro olfatto, ormai era tardo pomeriggio e l’acquolina in bocca ha preso il sopravvento, le nostre papille gustative reclamavano quello che gli occhi già avevano ammirato. Tanti erano gli amici, soci CAI e non, e tutti estasiati, per lo scenario che offriva la magnifica casa, immersa nel verde più profondo, il colore forse più amato da tutti noi. Dopo la luculliana cena, dove abbiamo potuto assaporare le prelibatezze nostrane preparate dalla famiglia Pace, signora Rosa in testa, si sono aperte le danze. Tutti i presenti hanno potuto esprimere le proprie potenzialità al ritmo di musica facendosi coinvolgere in esilaranti balli di gruppo o in più seriosi “Tanghi”. Tra gli ospiti, per noi fortunati, c’era un arzillo signore, il Maestro Salvatore Rotondaro, che ci ha allietato mostrandoci i suoi capolavori: magnifiche vignette satiriche condite dai commenti dell’autore e dalle risate degli astanti, davvero un bel tipo il Maestro! Mi ha talmente “rapita”, che non ho potuto fare a meno di rapirlo a mia volta, in un valzer dove le stagioni della vita ti tornano tutte in mente. Dopo pochi giorni dalla fatal serata, il Maestro, ha voluto omaggiarci per la seconda volta, della sua saggezza, del suo humour, della sua galanteria con una splendida poesia. Giudicate voi! Un grazie a tutti
< ‘NU SCIACQUITTU, IN DOLCE CUMPAGNIJA, ‘NTA VILLA ‘I MIMMU PACI, BBENIMIJA! >
Sabbutudija, chi cosa rara ..., chi cc’è stata alli “ PALUMMARI ”. Nu sciacquittu, bbenimija !, c’eri tuttu ‘u ... bbenu ‘i Ddiju !
L’ha bbulutu, fortemente, MIMMU PACI, ‘stu … «fitente », nella sua proprietà: cosa fina, che bontà !
Jè ‘nna “ VILLA ”, non ti dicu,cu’ ‘nnu “parcu”, bbinidica, chjnu ‘i tanti cacchij ‘i juri e ‘nna varia alberatura …
Ci su’ tutti i tipi ‘i chianti: pini, abeti, tutti quanti !Cu’ sequoje e ccu’ ginepri; chianti ‘i lauru e ppuru siepi.
T’ha ‘mmitatu tuttu ‘u CAI, il Club Alpino che tu sai. Genti spirti di muntagni: d’hanu tusti li...carcagni !
Ogni jurnu fanu giti ... da’ muntagna su’ patiti ... Du’ PUDDINU e l’ASPROMONTE: p’acchjanà su’ sempi pronti.
Tènini ‘u zajnu ... affardillatu a ppedu ‘u littu, ‘sti sciacquati, cu’ picozzi e ccu’ rampuni p’acchjanà jnta i vadduni ...
Ji, ci trasu di ... “straforo”, ‘na “ mascotte ” summu pi’ loru. Penzu … propju pi’ ll’ età, venerabile ... quissu si sa …
Non’ appena summu arrivati, a Mariarosaria t’amu truvata a scurcià tanti patane chi frij’ ‘nta ‘nu tigamu.
Alberto Noioso m’accumpagnatu, ‘nu quatraru bbunu ed ‘assinnatu. Sempi allegro e spiritoso: non si direbbe per niente noioso!
E vininu alla spicciuliata: fucilumija quanti invitati! Jerini cchiù ‘i ‘na cinquantina: fimmini, masculi e ppuru bambini,
C’eri Carla Primavera, ‘na guagliuna tutta ... vera; Mariella e Natalina cu’ Daniele e Francischinu.
C’eri Alois e Mariapia cu’ ‘a Pirrone, bbenimija ‘a moglie ‘i Jannelli, ‘u Prisidente: ‘nti cirimonij jè sempi prisente!
Avvucati e pruvissuri: la Capalbi cu’ dutturi. Su bbinuti da Spizzanu, Tribisazzi, Taranto e Villapiana ...
Giuvannu Ferraro, Robles e Martino; Mandarino e Prosperina, cu’ ‘nn’ inglese gavuta e tisa: prufissuressa “ spizzanisa “ ...
Oh, guagliù, non va pigghjati s’ ‘a tutti ‘on v’agghju numinatu. Sarebbe stato lungo e ... “ pesante “ minti i nomi ‘i tutti quanti …
Quannu jè stata ‘na cert’ura, di ... sbafani jeri l’ura, cu’ piatti e ccù furcini ti giravumu ... i tavulini.
C’eri dducu ‘u bbenu ‘i Ddiju apparicchjatu, bbenimija: parmiggiana cu’ suffrittu, pasta al forno cu’ crapittu.
Cipuddini e cicinedda, cu’ ‘nzalate e … “ capicedde “. Sott’aceti cu’ patane: tutta rrobba paisana !
Priparati con amore da una dolce e buona signora. La “ fatina “ della serata : Rosa VITALE jè chiamata !
Ed’ ognunu, ‘u ... birichinu, cu’ piattu e ccu’ furcina, facì onore alli pietanze : robba bbona pi’ lla panza !
Si su’ tutti ‘nchjricati ... tutti quanti hanu sbafatu. C’è cu ha fattu ‘u ... biss e ‘llu triss E ji guardavu ... mi sintiju ‘nu ... fissu !
Quannu jè stata menzanotte, ‘nzimu a scoppi e … schattabbotte, di buttigghji di spumanti, amu brindatu tutti quanti!
Cu’ amaretti e ciotaredde, pastisecche tanti bbedde. Torta e panna e dulci ... fini, ci ‘nn’erini tanti ... ‘nzinifini.
E lli danzi amu ‘ngignatu ‘nta la pista già addubbata, cu’ lli luci e palluncini: chi bbiddizza pi’ granni ... e bambini !
E bbidisi tutti quanti, parinu punti da’ tirantula ... facinu salti, bbinidica, di duj o tri metri... non ti dicu !
E ppuru ji mi summu ‘mbruscinatu...cu’ lla Carla hagghju ballatu. E pinzavu tra mija e mija : “ Chi cazzata, fucilumija ! “
Aviju ‘mbrazza...a primavera...‘nu cuntrastu, quissu, è veru ! Mi sintiju ji l’autunnu... O ‘na staggiuna ancora cchjù ...‘nfunnu!
E versu ‘i duj dilla matina a ‘sta … pacchia t’amu misu fine. Jimu smanianni alla spicciuliata allu stessu modu ‘i cumu summu arrivati.
E jerimu pigghjati tutti da’ ... “ marmacia “ lassannu ‘sta splendida ... cumpagnija. E tra saluti, abbracci e baci amu fattu ‘na promessa, si a ... Ddiju piaci, di ritrovarci qua, negli anni....seguenti, tutti felici in questo luogo splendente !!
Salvatore Rotondaro
Villa Pace,13/6/2009
"Nonnetti" sul Tetto del Parco di Mimmo Pace
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La romantica notte di plenilunio, così attesa e sospirata, che ci avrebbe fatto scoprire e vivere aspetti reconditi e scenari inediti della nostra montagna, s'era tanto lasciata desiderare una settimana prima! Un tetro nebbione, un vento sferzante, un vorticoso turbinare di nevischio e vapori glaciali avevano precluso ogni possibilità di raggiungere la meta, che una ventina di avventurosi soci del CAI di Castrovillari s'erano riproposta: "Sua Maestà" il Dolcedorme. Ossequiosi alla legge della natura e della montagna, con consapevolezza e rassegnazione, avevamo rinunciato, accontentandoci di toccare la vetta del Monte Pollino; impresa per nulla facile, ma l'unica possibile a causa delle proibitive condizioni del tempo. Inutile nasconderlo, nell'intero gruppo aleggiava un malcelato senso di inappagamento, assieme a tanta voglia di riprovarci, magari durante la prossima luna piena ! Due tra i tanti "Mimmi", che la nostra Sezione annovera, sicuramente i più attempati - quasi settantenni - e fors'anche i più smaniosi d'avventura, si ritrovano subito concordi nel tentare in coppia, in sortita diurna stavolta, l'iter mancato qualche giorno prima. Detto fatto. Alla partenza è ancora buio, ma il nuovo giorno già si apre sotto i migliori auspici; dal Colle del Dragone, esso offre un'aurora superba, tinteggiata da cortine di cirri color fuoco. Il profilo ancor poco distinto della Catena, con le sue vette, indorate appena dai riflessi arancio delle nuvole, s'erge possente dalle acque dello Jonio, non ceruleo, ma pur esso tinto di rosso. E' questo, un momento di autentica "wilderness" da vivere e riporre nella mente per sempre! Il sole sull'orizzonte rompe l'incantesimo. Presto siamo già al Colle dell'Impiso, la più gettonata postazione di accesso al cuore del Parco del Pollino e nell'aria immobile del gelido mattino, intraprendiamo la marcia, scandita dal ritmato crepitare dei ramponi. Al Colle Gaudolino, la visione del piccolo rifugio rievoca l'allegra, insolita nottata vissuta al suo riparo; il percorso ora s'inerpica lungo la ripida cresta NW del Pollino e dobbiamo aprirci la strada nella neve alta, una recente nevicata ha ricoperto le tracce impresse dal gruppo della notturna...non demordiamo e presto siamo sulla sommità del crestone, al cospetto di due patriarchi arborei, avviluppati nella morsa del ghiaccio, a goderci orizzonti smisurati. Percorriamo ora la base del cupolone del Pollino e inaspettatamente il manto nevoso acquista consistenza; la marcia diviene piacevole, costeggiando il Bosco Pollinello. Lungo la dura erta della Timpa di Vallepiana, procediamo su nevi compatte...croccanti ! Una breve sosta, un veloce spuntino e...avanti ancora, attraverso luoghi fiabeschi, paesaggi incantati, che, grazie al prezioso dono della vista, penetrano il nostro "Ego", sublimandolo. Sotto un cielo terso, ricamato da pittoresche nuvole amiche, ci aggiriamo tra bizzarre sculture di ghiaccio e poderosi macigni, foggiati in autentici vessilli di cristallo dai furiosi e gelidi venti che spazzano queste altitudini. Quante meraviglie la natura crea e propone all'uomo! Per goderle e viverle, basterebbe solo attrezzarsi, vincere l'usuale ritrosia e avere un tantino di costanza nell'adattarsi all'ambiente. Ci troviamo in un rilucente mondo di ghiaccio. Le aguzze punte dei ramponi, fanno solo il solletico al duro vetrato che riveste la ripidissima rampa dell¿anticima e bisogna procedere con estrema cautela, assicurandosi passo dopo passo alla fida piccozza. Questi due vecchietti arzilli dosano, attimo dopo attimo, le loro forze e la loro destrezza! Non è una sfida temeraria alla montagna, la loro! Se occorre, sono pronti a rinunciare. La loro costanza è premiata...un festoso, possente turbine di neve, originato dal tesissimo vento aquilonare, che sferza i loro volti, li accoglie, mentre, completamente paghi, toccano la vetta. Un colpo d'occhio fugace a 360°, dalla vetta della Serra Dolcedorme, emblema delle nostre montagne, senza manco provare a scoprire il libro di vetta del CAI, sepolto sotto metri di neve...e...difilato giù, con la più grande prudenza, perché con quel vento, in cima non si resiste! Imboccato il Canale di Malevento, ci si esalta lungo la divertente discesa nella neve alta e farinosa, fin giù ai Piani del Pollino, che attraversiamo speditamente. D'un tratto, con nostra viva sorpresa, la montagna si anima e sul biancore delle nevi appare un grappolo di puntini colorati...un gruppo di giovani leve, reduci da un¿ascensione sul Pollino. Ciò, non può che rallegrarci e spingere noi, nonnetti ormai su con gli anni, a perseverare, non fosse altro che per indurre tra i giovani la stessa nostra passione.
Nuove vie di arrampicata nel Parco del Pollino
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13 aprile 2008 - TIMPONE DEL CORVO
266 m, 5L , IV+, R1, I. (G. Vancieri, G. De Luca, A. Molinaro)
Via discontinua per la presenza di numerosi terrazzamenti ma permette di risalire interamente la grande Timpa del Corvo che domina dall'alto Frascineto/Eianina, panorama mozzafiato assicurato, difficoltà contenute salvo il primo tiro. Attacco: ad Ovest delle falesie attrezzate per l'arrampicata sportiva svetta Timpone del Corvo, spettacolare piramide calcarea di 846 m che domina il piccolo centro arbëresh. Appena fuori l'abitato di Frascineto,direzione campo sportivo lato est si lascia l'auto. Si attraversa l'erta pendice nel rimboschimento di pini ancora anneriti dal fuoco di un immenso incendio doloso che la scorsa estate lo ha devastato quasi completamente. Senza percorso obbligato si esce dal bosco puntando verso l'ampia parete alta una trentina di metri che ci viene di fronte sovrastata da un terrazzo erboso. Per l'attacco ci si sposta alla sua destra dove vi è un intaglio-diedro con accenno di fessura sulla sommità invasa da ciuffi d'erba. Discesa: si scende per un breve tratto lungo il canalone tappezzato a sinistra da splendide concrezioni a "canne d'organo". Scesi di pochi metri ci si sposta a destra seguendo un labile sentiero che ci consente di scendere lungo il pendio erboso immettendosi infine nel ghiaione che riporta al punto di partenza. (1.30 min).
DESCRIZIONE:
L1: 30m IV+ - Attaccare in corrispondenza di un diedro fessura invasa sulla sommità da ciuffi d'erba. La roccia risulta molto irregolare e la presenza della vegetazione sulla sommità crea qualche fastidio. E' necessario mettere qui ben cinque chiodi (4 più uno doppiato) per proteggere la via (IV+; un breve passaggio di V). Si fa sosta in un grosso masso utilizzando due fettucce lunghe. L2: Un breve passaggio di 7,8 m.(II-;1 chiodo)ci porta in cengia. si attraversa l' ampio terrazzo erboso dirigendosi verso il secondo "gradino". L3: 40m III - Entrare in un piccolo anfiteatro roccioso verso sinistra in prossimità di una guglia. Le difficoltà di salita lungo questo segmento non sono eccessive (II+) e questo permette di operare un monotiro di 40 metri (due protezioni) portandosi sul secondo terrazzo al di sotto della cima. L4: A questo punto ci si sposta ancora verso sinistra e si attacca il ripido pendio tra il torrione alla nostra sinistra e la prima delle quattro grotte della parete sommitale est del Timpone. (II - 2 chiodi). Fare attenzione all'erba scivolosa. L5: Prendere la paretina con alcuni massi instabili, alcuni piuttosto grossi. Superata quest'ultima difficoltà si prosegue senza problemi lungo la cengia che sale in diagonale in qualche punto esposta, e con un divertente susseguirsi di facili arrampicate sulle roccette si giunge in vetta.

