Di seguito i fantastici blog dei nostri soci

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Estae sul Monte Rosa di Giuseppe De Luca

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10 giorni sulle Alpi: foto,racconto ed impressioni di Pino Salerno

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Sant'Angelo: un Monte da valorizzare, una Chiesetta da restaurare, una Tradizione popolare da rinfocolare, un Ambiente da tutelare di Mimmo Pace

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Orgoglioso quale membro del Sodalizio del C.A.I. e soddisfatto quale comune cittadino!!... questi i sentimenti che avverto dopo la serie di “belle sorprese”, regalate dalla nostra attiva e pragmatica Sezione a una folta schiera di partecipanti, lo scorso 23 aprile, nel corso dello svolgimento della “Pasquetta dei Castrovillaresi”, alla Madonna del Riposo, la storica Cappella, che orna la brulla fiancata del Monte Sant’Angelo, giunta ormai alla sua XIII edizione. La prima graditissima sorpresa è stata la partecipata presenza del nostro Primo Cittadino, salito poi fino in vetta, assieme alla sua gentile Signora, il quale, con efficacissimo dire, ha inaugurato questo percorso naturalistico-culturale, uno dei tanti realizzati dall’Amministrazione Comunale, nell’ambito del Progetto Intercomunale di Information e Marketing Territoriale per lo Sviluppo Turistico: “Attraversando Natura”. E siamo ben felici di poter rendere noto che la nostra Sezione ha concorso a tali realizzazioni, mediante l’apporto illustrativo e cognitivo, fornito all’utenza a mezzo di TAG QR CODE, di due itinerari naturalistico-culturali: giust’appunto questo primo, contraddistinto dal n° 989 e dal secondo, il n° 921A corrente dalla Valle Piana al Timpone Campanaro; entrambe censiti nel Catasto Sentieri CAI. Giunti alla Cappella, altre sorprese! Un manipolo di volenterosi Soci, guidati dal pragmatico Ugo, nei giorni precedenti, con impegno e dedizione, l’aveva imbiancata e ripulita dalle orribili scritte, che ne deturpavano l’interno. L’altarino era oggi finalmente candido e adorno di ghirlande e lumini e soprattutto, al suo posto, una nuova immagine-copia dell’originario dipinto della Madonnina, che ormai da anni la Chiesetta più non ospitava, perché rimosso dal suo sito e incautamente consegnato a qualcuno che si è sentito poi in diritto di appropriarsene. I castrovillaresi, però, rivogliono al suo posto quel bel dipinto ottocentesco! L’ultima delle sorprese, il Signor Sindaco e tutti i partecipanti l’hanno potuta scoprire soltanto in vetta! Un pannello di due metri contenente uno stralcio fotografico, ampio circa 270°, arricchito di toponomastica essenziale, comprensivo di tutte le Terre Alte del Parco del Pollino, che si ha modo di osservare e ammirare dalla vetta, frutto dello spirito volontaristico che ispira e anima noi del C.A.I. di Castrovillari, proteso a favorire la conoscenza del Territorio Montano, allo scopo di indurne una corretta e sostenibile Promozione!! Con fatica e sudore, ma con tanto amore, dedizione e convinzione, la pesante bacheca in ferro che custodisce l’immagine era stata traslata fin sulla vetta assieme a tutto l’armamentario per impiantarla sempre e solo con le nostre stesse mani! Ci si potrebbe chiedere: ma perché tutto ciò! Possibile che sono in tanti a non conoscere la fisionomia di queste nostre montagne, i loro toponimi, le loro altitudini? Purtroppo è proprio così. In quasi tutte le nostre escursioni, puntualmente, abbiamo potuto constatare tale disinformazione. Ed è per questo che ci siamo assunti il compito di rimediare in qualche modo. Ci si potrebbe imputare carenza di rispetto ambientale, per aver impiantato lassù una bacheca di ferro! Ci permetteremmo, allora, di obiettare, osservando che, accanto al nostro minuscolo manufatto, incombono da decenni due ciclopici ed invasivi pannelli, che deturpano il volto di questo storico Monte e feriscono lo sguardo di chi ammira la maestosa Catena del Pollino! Si spera che non si voglia, da parte di alcuno, notare la “pagliuzza”, piuttosto che la “trave” cioè quelle orribili e inutili ferraglie, di cui già nel 2005, anno della prima edizione di questa iniziativa del C.A.I., protesa a rinfocolare quest’antica Tradizione castrovillarese, nella mia relazione, auspicavo la demolizione. Ecco, finalmente, chiariti i sopracitati “orgoglio” e “soddisfazione”, che ho tentato di esplicare e porgere, oltre che con qualche riflessione, anche attraverso questo breve filmato. Ridiscendendo alla Chiesetta, mi attendeva la più gradita, quanto inattesa sorpresa di giornata! Rispettando l’antica tradizione castrovillarese, la mia vispa nipotina Ludovica, di quattro anni appena, era salita, con le sue gambette, fino alla Cappella. Bravissima Ludovica... la prossima volta toccherai anche la vetta! ma soprattutto meriti di far subito parte del Sodalizio del Club Alpino Italiano. In conclusione noi, Gente del C.A.I., che da ormai 13 anni ci adopriamo e continueremo a farlo con ogni sforzo, provando a rivitalizzare una “kermesse” popolare d’altri tempi, auspichiamo un intervento delle Istituzioni Locali, che restituisca alla Chiesetta solidità, decoro e sicurezza, speranzosi anche, che nel tempo, onde poterla valorizzare al meglio, si operi un vero e proprio “restauro ecologico” di questa montagna singolare e soffusa di storia, dalla cui sommità, un tempo frequentata da eremiti, San Francesco di Paola, pellegrino verso la Terra di Francia, benedisse la Calabria.

Protocollo d'intesa tra AIIG e CAI Castrovillari

La Sezione CAI di Castrovillari, Sabato 8 ottobre 2016, nella rinnovata Sala Consiliare del Comune di Castrovillari e alla presenza di un folto pubblico, in occasione della presentazione del nuovo libro del Prof. Luigi Troccoli “Piante alimurgiche ed officinali dell’area del Pollino – con appendice sulle piante tossiche” ha siglato un protocollo d’intesa con l’AIIG Calabria (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia). Erano presenti l’Avv. Maria Silella, assessore alle Finanze del Comune di Castrovillari, Giuseppe Milione, Direttore dell’Ente Parco del Pollino, la Prof. Liliana Bernardo, docente di Botanica presso l’UNICAL, la Prof. Maria Luisa Ronconi, docente di Geografia presso l’UNICAL e Presidente dell’AIIG Calabria, l’autore del libro Luigi Troccoli. A coordinare i lavori Carla Primavera, presidente della Sezione CAI di Castrovillari. Poiché le due associazioni, AIIG Calabria e CAI Castrovillari, alla luce dei ruoli ricoperti negli specifici ambiti d’intervento, nel riconoscimento dell’esistenza di ampie convergenze culturali, didattiche e scientifiche, intendono avviare una collaborazione che possa contribuire a stimolare la realizzazione di progetti comuni, a favorire processi di formazione didattica e scientifica e a diffondere informazioni e approfondimenti, si impegnano ad attivare un sistema di collaborazione per la promozione dello sviluppo culturale mirato ad ottenere coscienze e comportamenti attenti alla sostenibilità dell’ambiente e della società, per uno scambio proficuo di conoscenze e valori. A tal fine realizzeranno azioni congiunte di supporto, formazione, ricerca e promozione reciproca, attivando le rispettive competenze e risorse locali e nazionali. Al fine della presentazione del libro molto qualificati gli interventi dei relatori e dell’autore che, attraverso la proiezione di molte diapositive, ha spiegato compiutamente lo spirito del libro. In esso vengono prese in considerazione piante spontanee che possono rappresentare una risorsa, per i loro usi alimentari e officinAali. Alcune piante alimentari ancora oggi sono note e vengono raccolte per essere usate in cucina, altre sono cadute in disuso, pur avendo caratteri di commestibilità che in passato le rendevano ricercate. Da qui il concetto di piante “alimurgiche”, intese come quelle che in caso di necessità possono dare sollievo a bisogni alimentari di base. Ma accanto alle piante buone, nei campi si incontrano anche quelle cattive. Queste, tossiche o velenose, vanno evitate. Ed anche queste è opportuno conoscere! Nella pubblicazione sono descritte in totale 210 piante, 179 piante alimentari e/o officinali sono fotografate ed elencate con la loro denominazione scientifica ed il nome italiano. Di molte vengono riportati i nomi dialettali, italo-albanesi ed inglesi, nonché miti e leggende che le hanno seguite nel tempo. Per ogni specie, descrizione di usi culinari e/o officinali. Oltre 40 ricette facilmente realizzabili con le più svariate “erbette” dei nostri campi. E in più, 35 piante tossiche o velenose, da conoscere ed evitare. Più di 600 foto a colori. Per acquistare il libro www.prometeoedizioni.it – prometeo.ed@virgilio.it

"Trekkando sul mondo" di Lino Cangemi

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Una vita impegnata ad esplorare quel mondo che lo affascina, lo incanta, lo fa partire per le spedizioni da lui stesso definite “Trekkando Sul Mondo”… Lino Cangemi (Socio CAI della Sezione di Castrovillari) un uomo in cammino! Dopo il Borneo (La Terra Delle Anaconde 2001), il Monte Rosa (solitaria - Il Rosa d’Europa 2011), la Giordania (Valli Giordane 2013), la sua ultima impresa è stata il Perù (Perù Inside 2015) di quest’anno. Tra i suoi pensieri e il diario di viaggio pubblicato in real time da GioiaSport.com (giornalmente informato con la comunicazione satellitare fornita dallo sponsor tecnico Intermatica S.p.A.) andiamo a rivivere le emozioni di quella spedizione che ha registrato numeri stratosferici sul web. Come da routine, si parte in macchina alla volta di Roma Fiumicino dove imbarcheranno su quel volo che li condurrà nella terra della misteriosa civiltà Inca. In aeroporto non passano inosservati e finisco sulla pagina ufficiale della SafeBag la quale augura loro un buon cammino e buona fortuna per la spedizione. È ufficialmente iniziata la spedizione “Perù Inside” che vede protagonisti Lino Cangemi (Capo Spedizione), Vincenzo Fondacaro (Foto-Trekker), Bruno Pellegrino e Alessandro Tripodi, i quattro membri della SudTrek/CAI Castrovillari pronti all’avventura tra gli splendidi paesaggi naturali del Sudamerica. Sono trascorsi i primi due giorni dalla partenza e i nostri trekkers hanno raggiunto Arequipa, città del Perù, situata sulle rive del fiume Chili e capoluogo della provincia e della regione omonima, situata a 2.335 metri sul livello del mare. Tecnologia permettendo, i quattro temerari continueranno ad aggiornarci puntualmente con foto e news alla fine di ogni giornata. Ecco gli ultimi aggiornamenti.

Giorno n. 2 – Lunedì 9 Marzo 2015 Incontro con il nostro campo base Roberto D’Amico. Dopo una brevissima pausa in hotel, siamo andati a brindare con una buonissima Arequipeña, la tipica birra peruviana. Roberto ci ha informato che molte frane ci costringono a cambiare il nostro programma, infatti non saliremo più a 6.000 metri, ma aggireremo la frana da un valico di 5.000 m. La guida ci ha illustrato sulla cartina il percorso che faremo e siamo molto felici. Il morale è alle stelle. Qui sono le 19:39 e stiamo per andare a letto. Alle 03:00 inizia ufficialmente la nostra avventura. Buon Perù Inside a tutti.

Giorno n. 3 – Martedì 10 Marzo 2015 Siamo partiti alle 3. Dopo 300 Km circa abbiamo fatto una breve sosta per ammirare i condor nella località di Pinchollo. Ripartiti ci siamo diretti a Cabanaconde dove abbiamo iniziato il trekking. Dopo 7 ore siamo arrivati a Toruña dove trascorreremo la notte. La giornata di oggi è stata estremamente dura a causa del caldo bestiale (circa 37° C). Abbiamo aggirato una parte del Colca perennemente sotto il sole con dislivelli in discesa di 1.000 metri. Ci aspettavamo forti piogge, invece abbiamo patito la sete, ma arrivati ad un piccolo villaggio abbiamo avuto la possibilità di ricaricare le borracce. Domani partenza alle 6 direzione Sangalle. Ci aspetta un’altra dura giornata sperando che la notte porti via gli acciacchi di oggi.

Giorno n. 4 – Mercoledì 11 Marzo 2015 L’ARRIVO AL CAMPO BASE – Dopo aver bevuto un buonissimo caffè l’allegria prende il sopravvento su di noi: Enzo e Bruno che discutono scherzosamente su chi è più bravo a fare il caffè. Zaini da 32 Kg in spalla e dopo un ora e mezza di cammino si arriva al campo base. All’arrivo la felicità è palese sui nostri volti e senza preoccuparci delle ustioni ci siamo abbracciati. Un pò di relax e poi a letto. Domani il ritorno a Cabanaconde che sarà la tappa più difficile del cammino nel Colca. IL RISVEGLIO – Il terremoto e le forti piogge ci hanno fatto compagnia tutta la notte, con le frane che sentivamo intorno a noi. Al sorgere del sole Bruno ci sveglia con un italianissimo caffè: l’aroma che si espande per tutta la capanna e ci strappa sorrisi che ci fanno dimenticare i dolori. Durante la colazione a base di riso e the con foglie di coca, percepiamo il caldo e capiamo le difficoltà che andremo ad affrontare. L’AUGURIO – Durante gli ultimi preparativi un uomo in età avanzata si avvicina a noi e sollevando uno zaino esclama “muerte!” (morte) e sorridendo ci chiede che percorso stiamo facendo, alla nostra risposta ci da una pacca sulla spalla e ci saluta dicendoci: “Questo itinerario è per uomini incoscienti e per esploratori. Buena suerte!”. Per noi è stato un buon augurio che ci ha dato una marcia in più per affrontare il sentiero. IL CAMMINO – Un caldo massacrante ci ha ustionato. La salita di 1.100 m ha messo a dura prova la nostra forza mentale e fisica, ma arrivati al villaggio di Belen la nostra mente si è liberata regalandoci altre energie. Dopo 4 ore di cammino sotto il sole qualcuno di noi ha iniziato ad avere allucinazioni, poi finalmente arriviamo ad un altro villaggio (Malata) dove era palese che la nostra presenza non era gradita. Abbiamo raccolto le ultime forze per accelerare il passo ed allontanarci. Dall’alto ammiravamo la fine del nostro quotidiano cammino. Il tracollo psicologico è arrivato nel focalizzare che per arrivarci dovevamo scendere per un dislivello di 1.250 m. Tutti fermi e moka sul fuoco.

Giorno n. 5 – Giovedì 12 Marzo 2015 IL TERREMOTO ci ha svegliato anche questa notte. La capanna era piena di simpatici animaletti che ci saltavano addosso. Alle tre sveglia, caffè italianissimo preparato da Bruno, zaino pronto e subito al punto d’incontro dove la nostra guida ci informa che è meglio far portare in cima gli zaini dai muli in quanto il terremoto della notte aveva causato qualche problema al sentiero, quindi avremmo dovuto essere agili e pronti a tutto. Così abbiamo fatto. LA QUOTA – La salita (1.200 m di dislivello) è stata massacrante anche a causa del sentiero oggettivamente danneggiato. Verso i 3.000 m la quota si fa sentire, soprattutto per Enzo, ma dopo qualche esercizio si riprende tranquillamente la marcia. LA CROCE – Dopo 4 ore ci ritroviamo come per magia a Sejana dove una croce di legno ci annunciava di aver finito la distruggente salita. Sorrisi, foto e selfie hanno preso il sopravvento. Subito dopo, bruciati dal sole, ci siamo rimessi in marcia verso Cabanaconde. LA PICCOLA FIORELA – Dopo una breve sosta il nostro transfer ci porta a Maca, dove una meravigliosa bimba inizia a sorridere e accarezzare il nostro Presidente, prontamente immortalato da Enzo. La piccola si chiama Fiorela ci ha regalato una sensazione di benessere e felicità. Si riparte verso Puno, dove riposeremo e ci prepareremo a camminare verso il lago navigabile più alto del mondo.

Giorno n. 6 – Venerdì 13 Marzo 2015 IL SOLE SPLENDE – Oggi sveglia alle 06:00 e partenza verso il Titicaca. La giornata inizia bene: dopo 4 giorni finalmente riusciamo a sentire i nostri cari, il sole splende con meno forza del Colca, ma siamo avvolti da colori meravigliosi. Siamo consapevoli che oggi non suderemo come a Sangalle e altrettanto consapevoli che oggi daremo carburante agli occhi, alla mente ed al cuore. LE ISOLE UROS – Un barcone ci porta alle isole galleggianti degli Uros. Durante il viaggio facciamo nuove conoscenze: la Messicana Betzy, l’Argentina Nelly Maria, i Baschi Jon e Itziar e il Turco Isa. Capiamo che la giornata sarà più bella del previsto. Sulle Uros ammiriamo quanto può essere grande l’intelligenza dell’uomo, infatti rimaniamo senza parole nel guardare un’isola artificiale interamente fatta di terra e canne. Ascoltiamo i racconti degli indigeni come bimbi durante le fiabe di Natale. Ci siamo spostati con un imbarcazione tipica (wampo) con Lino e Alessandro che hanno vogato al posto delle donne del luogo. La visita prosegue con sorrisi in pieno stile SudTrek. SI PUO’ STARE BENE INSIEME – La visita all’Isola Taquile (4.000 m) è stata magica. Ci siamo trovati attorno ad un tavolo con l’amico Isa e le amiche Nelly Maria e Betzy a chiacchierare delle meraviglie del mondo, mentre l’odore dei sigari toscani offerti da Enzo si mischiava alle note di suonatori del posto con un panorama che toglieva il fiato. Durante il chiacchierare da più parti arriva la considerazione che “popoli diversi e religioni diverse possono stare bene insieme”. Il presidente Cangemi strappa sorrisi, abbracci e un meraviglioso selfie rimarrà fotografato nei nostri cuori. ANCORA EMOZIONI – Vamos, inizia la passeggiata che ci porta da una parte all’altra dell’isola. Rimaniamo folgorati dalla presenza di bellissimi e vivacissimi bimbi con vestiti tipici e di instancabili anziani che col sorriso incastonato tra le scavate rughe ci regalavano saluti. I click di Enzo hanno battuto ogni record immortalando l’essenza del posto. Alessandro impegnato nelle riprese del nostro film “Perù Inside” e Bruno ad aiutare Nelly Maria nella ripida discesa che ci conduceva al porto. IL RIENTRO – Si rientra a Puno cullati dalle dolci onde del Titicaca, sempre più carichi di emozioni, sempre più convinti che i popoli hanno il dovere di stare insieme, sempre più convinti che le religioni non possono dividere, sempre più convinti che camminare per i sentieri del mondo regala ricchezza, ricchezza al cuore!

Giorno n. 7 – Sabato 14 Marzo 2015 IN CARROZZA – Ore 07:54 alla stazione di Puno veniamo accolti da un gruppo di musicanti che ci augura buon viaggio con una meravigliosa melodia locale. Arriva il treno Andean Explorer e saliamo sul vagone A occupando i posti 4, 5, 8 e 9. Ci sembra di essere stati catapultati indietro nel tempo, quando l’eleganza dei treni si sposava con la curiosità del viaggiatore. Siamo palesemente felici e curiosi, ma siamo altrettanto consci di essere fortunati di poter vivere così forti emozioni che rimarranno indelebili per noi. Sembriamo rinchiusi in una cassa armonica dove emozioni e sentimenti si amplificano con naturalezza. IL VIAGGIO si snoda attraverso i paesini che collegano Puno a Cusco. Il personale di bordo ci coccola e non lascia nulla al caso. Canti Inca accompagnano la nostra mente al cammino che ci porterà alla scoperta di una delle 7 meraviglie del mondo. LINO è in coda al treno affacciato al balcone. Il fumo della sua immancabile sigaretta avvolge i suoi pensieri, come se volesse nasconderli, custodirli. È totalmente immerso nell’armonia di questi posti. ENZO ruba attimi con un vortice di click che cattura tutto, e tutto pare farsi catturare da lui. Il suo reportage fotografico sarà una calamita per i ricercatori del bello. ALESSANDRO con la sua GoPro è entrato nei panni del migliore dei registi, riprende paesaggi, i dettagli, la gente, la quotidianità. “Perù Inside” sarà un meraviglioso film e il merito sarà tutto suo. BRUNO ci mette anima e passione in tutto, sempre pronto a dare, è volontario naturale di serenità. Anima fondamentale della spedizione. L’INSEGUIMENTO – Pochi minuti prima della fermata La Raya (4.319 m), assistiamo ad una vera e propria rincorsa, un inseguimento al treno da parte di intere famiglie che ci offrivano il loro artigianato. Nel folklore della scena, un sentimento simile alla tristezza ci contagia. Forse tra questi monti è normale che giovani madri, con i propri piccoli legati dietro le spalle, corrano sui binari per stare dietro al treno che potrebbe fargli guadagnare qualche Sol (nuevo sol peruviano, ndc), ma questa normalità non ha trovato nessun appiglio nella nostra semplice anima. L’ARRIVO A CUSCO – Superato il villaggio di Marangani (3.717 m) arriviamo nella cittadina di Sicuani (3.602 m) dove il treno passa nel cuore del mercato popolare a pochi metri dalla gente, con buona parte delle bancarelle che venivano smontate ed al nostro passaggio immediatamente rimontate. Il saluto dei bimbi fa da cornice ad una scena tanto assurda quanto fiabesca. Sono le 19:14 l’avvicinamento alla stazione di Cusco amplifica la nostra curiosità di scoprirne ogni angolo, ma lo faremo domani, adesso andiamo riposare.

Giorno n. 8 – Domenica 15 Marzo 2015 I RACCONTI – Domenica dedicata alla fantastica Cusco con la sorridentisssima guida Luiza. I suoi racconti sono uno stargate che ci catapulta nel magico mondo Inca. Sembriamo rivivere il Pukapukara (Dimora dei Soldati) per poi passare al Tambomachay (Tempio dell’Acqua), soffermarci nel Q’enquo (Catacomba) e perderci nel maestoso Saqsaywaman (Casa Reale del Sole). ENZO, BRUNO e ALESSANDRO immortalano le meraviglie che ci circondano andando a scovare tutti gli angoli nascosti. LINO, invece, si perde in mezzo alla bellezza dei bimbi e loro sembrano conoscerlo da sempre. Che bello vederlo felice farsi abbracciare da quelle giovani anime. SENTIRSI A CASA – Mentre passeggiavamo ci sale la curiosità di andare a vedere la Valle Sacra per poi raggiungere il mercato di Pisac. Abbiamo assaporato la loro quotidianità, i loro colori, i loro profumi. Pranzo a base di Choclo, comprato in una bancarella che per noi era il migliore dei ristoranti. Ci siamo sentiti a casa e voluti bene. Questa popolazione Andina che parla l’antichissima Quechua ha nel dna l’accoglienza e la serenità. STANOTTE si parte per i 4 giorni di trekking che ci immergeranno nel mondo Inca fino a Machu Picchu.

Giorno n. 9 – Lunedì 16 Marzo 2015 LA SQUADRA – Sveglia alle 4. Prepariamo con cura gli zaini e verso le 05:00 arriva la nostra guida Enrique. Saliamo sul bus che ci porta al Km 82. Ci fermiamo per far salire i componenti del team che cammineranno con noi per quattro giorni. E’ così che conosciamo il cuoco Cristobal e i sei portatori – gli sherpa – sorridenti. Ora la squadra è pronta al cammino. L’adrenalina si mischia alla curiosità di esplorare questi posti. Siamo enormemente felici e mentre beviamo the con foglie di coca si percepisce la voglia di iniziare. Facciamo una sosta a Ollantaytambo un paese situato alla fine della Valle Sacra, a quota 2.750 m. LA FRANA – Entrando nell’ultima ora di trasferimento, siamo costretti a tornare indietro. La strada sterrata è franata durante la notte. Gli sherpa consigliano una stradina sterrata che si snoda per i villaggi. Ammiriamo le quotidianità nascoste di questi posti, è meraviglioso! Zaino in spalla e si parte. Lasciamo Piskacucho, meglio conosciuto come Km 82 e iniziamo subito a salire sotto una fitta pioggia. I paesaggi si mischiano e creano qualcosa di surreale. Ad un certo punto usciamo un po’ fuoripista. Ci troviamo nel sito archeologico di Willcaraqay e rimaniamo folgorati dal panorama. ECCO PATALLAQTA – Sotto di noi si apre Patallaqta, una meraviglia Inca. Dopo il buonissimo pranzo offertoci dal nostro cuoco, la pioggia inizia a farsi sempre più fitta quindi decidiamo di metterci in marcia per arrivare prima possibile al nostro campo base. Tra imprevisti e difficoltà dopo 4 ore arriviamo al campo già montato dai nostri bravissimi sherpa. Un the caldo ci permette di rilassarci e sistemarci. Aspettiamo la cena e subito dopo a letto. Domani sarà una dura giornata, ci aspetta il Passo di Warmyhuañusqa a 4.200 m.

Giorno n. 10 – Martedì 17 Marzo 2015 LA SVEGLIA – Uno sherpa ci sveglia alle 5 con un buon the. Ci vestiamo e facciamo una ricca colazione mentre la nostra testa è già concentrata sul sentiero. Si parte alla volta di Wayllabamba (quota 3.000 m). Sin da subito capiamo quanto sarà duro arrivare al passo. LINO parte in solitaria e per 3/4 ore non abbiamo sua traccia. ENZO, ALESSANDRO e BRUNO iniziano la salita tra foto, riprese e chiacchiere. Verso i 3.900 m torniamo tutti insieme. Si inizia a ridere sulla stanchezza della guida, che tra parole affannate chide a Lino di portare l’ossigeno. Abbiamo un nuovo sherpa. Sono momenti meravigliosi ma allo stesso tempo duri e difficili. ARRIVIAMO A PACAYMAYO a 3.200 m e troviamo il nostro campo base già pronto. Si pranza nella tenda adibita al pranzo e alla cena. Siamo felici e soddisfatti per avere camminato nel migliore dei modi, ma già il nostro pensiero è al passo di domani Runcuraqay a quota 3.900 m.

Giorno n. 11 – Mercoledì 18 Marzo 2015 LA PIOGGIA – A Pacaymayo la notte passa sotto una fitta pioggia. Nella tenda sentiamo l’umidità fin dentro le ossa. Sono le 4:45 quando lo sherpa ci sveglia con il solito buon the. In 5 minuti tutti pronti per la colazione e subito dopo, zaino in spalla e si parte per la più lunga trekkata del cammino Inca. Sempre sotto la pioggia inizia la ripida salita che dopo un’ora ci porta a Runcuraqay a quota 3.900 m. E’ un posto molto bello, dovevano essere dei bravi architetti questi Inca. PROSEGUE IL CAMMINO – Ripartiamo e dopo 30 minuti ci troviamo sul laghetto Yanacocha subito dopo oltrepassiamo il valico di Runcuraqay. Inizia la discesa sul lastricato di questo meraviglioso popolo e dopo qualche ora ci ritroviamo nell’incantevole Castello Sayacmarka. Dopo 20 minuti passiamo intorno ad un luogo cerimoniale chiamato Conchamarka. Subito dopo ci portiamo verso la località Chakicocha dove troviamo il nostro accampamento e il nostro cuoco ci prepara un pranzo speciale. Dopo il the ripartiamo. LINO si fa male al ginocchio destro ma non molla. Con ginocchio visibilmente gonfio affronta il sentiero con più disinvoltura del solito. Dopo 2 ore a quota 3.760 metri, arriviamo a Phuyupatamarca un posto fiabesco e cerimoniale dell’acqua, con le sue fontane che incorniciano il paesaggio. Siamo malconci, stanchi ma felici. La pioggia ci sta massacrando, siamo bagnati fradici. Arriviamo a quota 2.650 m. il nostro campo base è situato a Wiñayhuayna, dove qualche sorriso ci ricarica. Il nostro favoloso team di sherpa ci fa i complimenti per i tempi di camminata e ci coccola con del the e dei dolci fatti da loro sul posto. Prima di cambiarci medichiamo il ginocchio di Lino che sorridendo dice: «Tranquilli, anche morto domani salirò con tutti voi a Machu Picchu». DOMANI sarà la meta del nostro intenso cammino.

Giorno n. 12 – Giovedì 19 Marzo 2015 IL GIORNO DI MACHU PICCHU – Alle 03:30 dopo una notte sotto forti pioggie, arriva la sveglia dello sherpa. Abbiamo il freddo nelle ossa, ma la voglia di arrivare fino a Machu Picchu è tanta che ci fa saltare fuori dalle tende. Durante la colazione controlliamo il ginocchio di Lino: è molto molto gonfio e lui zoppica vistosamente. Non vuole medicazioni ma solo mettersi lo zaino sulle spalle e completare questa missione. Arriviamo alle 5 all’ultimo varco dell’Inca Trail (Red Line). Dobbiamo aspettare l’orario di apertura del cancello prevista le 5.30 insieme a Spagnoli, Argentini e Americani. Finalmente si parte. Tutti in marcia. La curiosità di vedere questa meraviglia è tanta. FINALMENTE MACHU PICCHU – Il paesaggi sono assurdi. In certi momenti sembriamo essere stati catapultati in un film di Indiana Jones. LINO e BRUNO rallenteranno il passo. Lino è barcollante. ENZO e ALESSANDRO partono ad immortalare la città Inca. Sotto una fitta pioggia arriviamo alla Porta del Sole, la nebbia ci nega la prima gioia, ma senza demordere continuiamo fino ad arrivare alla Casa del Guardiano. Rimaniamo senza parole. Stiamo vivendo un sogno. Sotto di noi l’immensa Machu Picchu ci da il benvenuto. Rimaniamo fermi ad ammirare un’opera d’arte che riesce a disarmare la mente. Girovaghiamo per le vie della città curiosi mentre ascoltiamo il racconto di Enrique. Ogni sua parola sembra un tassello di un film, un bellissimo film! SI TORNA A CASA – Usciamo dal sito archeologico e prendiamo il bus che in poco meno di 30 minuti ci porta a Aguascalientes (Machu Picchu Città), dopo aver festeggiato con una freschissima Cusqueña ci siamo immersi nel mercato artigianale e subito a prendere il trenino che ci condurrà a Ollaltaytambo. Ultimo trasferimento in bus a Cusco e rientro in hotel per prepararci i bagagli. Domattina si riparte alle 5, ma per rientrare a casa. GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE – Grazie Infinite a GioiaSport.com che ci ha permesso di condividere questa nostra infinita esperienza. Grazie alle nostre famiglie che amorevolmente ci hanno supportato e sopportato. Grazie alla SudTrek che in ogni istante è stata con noi. Infine grazie a coloro i quali hanno letto questo diario di viaggio e hanno pensato #DajeSudTrek!

Nuova Sottosezione CAI a Cerchiara di Calabria di Lorenzo La Vitola

Dopo la costituzione ufficiale decretata dal Gruppo Regione Calabria del Club Alpino Italiano, sabato 28 febbraio 2015 presso la Sala convegni “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino” in Cerchiara di Calabria, si è tenuta la prima assemblea sociale della neonata Sottosezione con cui si è dato inizio ufficialmente all'attività sociale 2015. Concepita nel 2014 da un comitato promotore, è nata il 31 gennaio del corrente anno, ricevendo così, con questo evento, il battesimo. Presente, una delegazione della sezione madre di Castrovillari da cui la sottosezione dipenderà, tra cui la presidente, Carla Primavera, e i consiglieri Mimmo Pace, Ugo Spinicci e Gianfranco Orsi. Ad aprire i lavori il presidente del comitato promotore, Giovanni Vancieri, che ha ricordato il percorso effettuato da questi giovani pionieri amanti della montagna per il raggiungimento in brevissimo tempo del risultato raggiunto. Va infatti sottolineato che si tratta del sodalizio “alpino” con età media più bassa della Calabria e che è nato con un numero ben più alto di quello necessario per la sua apertura. Quindi la parola è passata alla “capospedizione” di Castrovillari, che ha porto gli auguri alla nuova realtà, non senza il suo consueto e doveroso riferimento alla quota rosa presente in modo rilevante nella neonata sottosezione. Passati all'elezione del primo Consiglio Direttivo, per cui si è optato per la piena rappresentanza con tutte le figure previste all'uopo (9), sono stati designati Reggente e Vicereggente, Giambattista Drammissino e Anna Ruscelli, e consiglieri Giovanni Vancieri, Milena Magnano, Clara Chidichimo, Vincenzo Zaccaro, Luca D’Alba, Antonio Bettarini e Francesco Antonio Rugiano. La rappresentanza castrovillarese ha voluto omaggiare il nuovo consesso di alcuni simboli che vogliono rappresentare l'inizio delle sue attività: la presidente ha consegnato il primo gagliardetto mentre il consigliere Mimmo Pace ha regalato alcune sue opere video-cartacee, che rappresenteranno la prima pietra su cui costruire la biblioteca sottosezionale, esprimendo, contestualmente, l'augurio di una sua rapida crescita tale da svincolarsi dalle materne attenzioni, già espresso, a suo tempo, in occasione dell'ufficializzazione della notizia, dal presidente emerito Eugenio Iannelli, che ha permesso di dare inizio a questa “ascesa”. Dopo il benaugurale e doveroso rinfresco, l'appuntamento a tutti gli astanti è stato per la domenica, dove si è tenuta la prima uscita della sottosezione con destinazione la vetta del Monte Sellaro e visita al Santuario della Madonna delle Armi, con cui si è voluto tributare un doppio omaggio, alla montagna che sovrasta il paese e alla Madre divina a cui esso si affida.

Carla Primavera nuovo Presidente della Sezione di Castrovillari

È stata una assemblea dei soci particolarmente partecipata a eleggerla insieme al nuovo direttivo. Carla Primavera, prima donna in Calabria a diventare Presidente di una Sezione del Club Alpino Italiano succede a Eugenio Iannelli, fondatore del sodalizio. Questa sera il passaggio del "testimone" ad un'altra figura importante del mondo associativo ed alpinistico della nostra città. Il CAI di Castrovillari, che ha da poco anche una sottosezione a Cerchiara di Calabria, ha sempre avuto un numero importante di soci che ha toccato negli anni anche la quota di 190. In questi sedici anni dalla sua nascita si è cambiato forse il modo di andare in montagna, "non fine a se stesso, ma per camminare, osservare, fotografare e arrampicare" scrive Eugenio Iannelli nella sua ultima relazione da Presidente. E probabilmente ha ragione. Da Eugenio a Carla, cambia ben poco. Entrambi hanno vissuto e vivono il territorio da profondi conoscitori (Carla da tempo è membro del CNSAS) e da attenti osservatori ma soprattutto da appassionati e custodi di una ricchezza unica che si chiama montagna. Un ringraziamento al Presidente uscente per i risultati raggiunti in questi anni, ed un in bocca al lupo a Carla Primavera per l’importante nuovo ruolo che riveste da oggi all’interno dell’associazione. Con lei nel nuovo Consiglio Direttivo ci saranno Maria Rosaria D’Atri, Domenico Filomia, Eugenio Iannelli, Gianfranco Orsi, Domenico Pace, Ugo Spinicci e i Revisori dei Conti Maria Anele, Annamaria Capalbi e Graziella Romano. Buon lavoro.

Consuntivo del I° corso di formazione di arrampicata sportiva di C. Primavera

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L’organizzazione dell’ evento è partita qualche mese fa, quando si è fatta strada in noi l’idea che arrampicare dovesse essere un percorso dettato non solo dall’istinto e dalla passione ma dalla competenza e dalla professionalità. Avere una guida alpina che ci fornisse i dettami teorici e pratici sulla tecnica è stato fondamentale per poter accrescere e perfezionare la nostra individuale preparazione. Riccardo Quaranta, con la sua didattica, la sua chiara esposizione e la sua leggiadria nei movimenti, è stato un istruttore che ci ha fatto assimilare, che l’arrampicata sportiva è una disciplina complessa caratterizzata sia da un aspetto fisico motorio che da un'importante componente psicologica. Il supporto del nostro istruttore regionale di soccorso alpino, Luca D’Alba, è stato altresì fondamentale, in quanto il corso è stato organizzato, tenendo presente il grado di allenamento di ognuno. Ed inoltre proprio quest’ultimo, ne è stato il promotore. I partecipanti, 20, arrivati da tutta la Calabria, di età compresa tra i 25 e i 55 anni, un bel gruppo davvero! C’è stata una sinergia di simpatia, amicizia, affiatamento davvero unica, che ha generato una appassionante riflessione in una delle nostre amiche che hanno partecipato: Chiara. La riportiamo quasi per intero, ringraziando Chiara e tutti gli altri per la partecipazione. Un arrivederci a presto a Riccardo e Luca, grazie per la grande passione dimostrata e per averci fatto iniziare un percorso che è destinato senz’altro a proseguire.

“Due giorni di formazione ad alti livelli, quelli organizzati dal Cai di Castrovillari. Un gruppo di persone appassionate di montagna si sono trovate a vivere dei momenti di grande intensità ed emozione, senza, ovviamente, tralasciare l’aspetto didattico che ha avuto la precedenza assoluta sul resto. Ho vissuto l’esperienza da neofita o quasi, visto che in montagna ci sono nata e ci continuo a vivere per libera scelta. Ma ogni volta la Montagna, sì proprio quella con la lettera maiuscola che merita il rispetto incondizionato che si deve alle persone di “rilievo”, riesce a stupirmi. Ogni volta che cambio la prospettiva e l’approccio a Lei, cambio un po’ anche io dentro. Non ti importa della tecnica o di chi dal basso ti consiglia, hai un solo chiodo fisso: farcela, vincere la paura che ti inchioda a terra e arrivare fin lassù! Ma presto, nelle salite successive, senti che qualcosa cambia. Man mano che un appassionato e competente istruttore ti insegna i rudimenti, i “fondamentali” dell’arrampicata, restando con lo sguardo inchiodato sulle salite dei tuoi compagni di viaggio, scrutandone attentamente i movimenti e carpendone i segreti dovuti all’esperienza di chi con Lei ci ha “parlato” prima di te, inizi a “sentirla”, la Montagna E Lei ti dice di prendertela comoda, di toccarla con delicatezza, di cercare quegli appigli dove le tue mani, e soprattutto i tuoi piedi, sono al sicuro e ti permettono di sentirla meglio e di goderne fino all’ultimo e al più piccolo pezzetto di roccia. E allora, d’un tratto, avviene la metamorfosi. Smetti di guardare in alto, non te ne importa più nulla in realtà se ci arrivi o meno, e inizi a scrutare ciò che hai intorno in quel metro di roccia che ti circonda da ogni lato. Guardi le rocce, le senti amiche, valuti quello che possono offrirti e ciò che tu puoi restituire loro: la gioia di poggiarci sopra un tuo arto con la maggior grazia di cui sei capace. Senti il tuo corpo aderire alla parete, la respiri e te ne inebri. E come per magia, in alto ci arrivi quasi senza fatica, perché hai preso il tuo tempo, hai colto il senso del “Io sono qui e ora”. Non ho fretta, mi godo il momento e colgo i segnali che Lei mi dà per esplorarla e viverla al meglio, senza violentarla, trattandola con la delicatezza e il rispetto che merita. Ecco, questa credo che sia la lezione che ho imparato meglio in questi giorni. Mi piacerebbe continuare questa esperienza e credo proprio che lo farò, perché ora che il richiamo si è fatto voce, è impossibile non starla a sentire. Ma spero di non dimenticare MAI l’importante lezione da primo giorno di scuola, lezione che la nostra “guida alpina” ha saputo trasferire, prima ancora che arrivassero le parole e le teorie, semplicemente con gesti aggraziati e rispettosi, da vero “danzatore delle rocce”. GRAZIE di cuore a tutti! (Chiara)

La Thuile - 8/15 marzo 2015 - Settimana Bianca e Corso Docenti

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Anche per la stagione 2014/2015 la Sezione, in collaborazione con il Coordinamento Nazionale Neve UISP e lo Sporting Club Ski Group di Castrovillari, organizza la settimana bianca, NEVEUISP 2015, con annesso Corso di aggiornamento per insegnanti di tutte le materie negli istituti di ogni ordine e grado. Dal 7 al 15 marzo 2015 a La Thuile in Valle D'Aosta. Una novità assoluta, per il corso, quella della Valle D'Aosta e del comprensorio sciistico dell'Espace S. Bernardo che comprende le piste di La Thuile e La Rosiere in Francia (150 km). L'hotel prescelto è il Planibel, un Hotel 4 stelle di ottima qualità, a soli 80 metri dalla partenza degli impianti di risalita con piscina, palestra attrezzata per body building, centro fitness con sauna, bagno turco, trifacciali UVA e doccia solare. Ricco il programma delle attività sia per sciatori che per non sciatori.

Concluso il Corso di Formazione “Donne, giovani e montagna”

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Con il secondo step di sabato 8 e domenica 9 dicembre 2012 si è concluso a Castrovillari il corso di formazione teorico – pratico “Donne, Giovani e Montagna”, organizzato dalla Sezione di Castrovillari del Club Alpino Italiano in collaborazione con il CSV Cosenza (Centro servizi volontariato). Con l’attenta e assidua partecipazione di 20 corsisti sono stati approfonditi svariati argomenti. Dall’organizzazione del Club Alpino Italiano e delle sue linee guida ai primi insegnamenti sulla pratica dell’escursionismo; dalla sicurezza e consapevolezza in montagna alle peculiarità ambientali, naturalistiche, storico/culturali dell’area del Parco del Pollino. Dal corso è emersa l’importanza di un buon approccio per l’avvio alla pratica escursionistica, fugando ansie e paure di un ambiente apparentemente ostile. Vantaggi, benefici, autodeterminazione della donna, per svincolarsi da pregiudizi che l’hanno tenuta lontano dalla montagna, sono stati invece illustrati in prima persona, con grande passione, durante l’interessante seminario “Camminare per crescere”, dalla giornalista/alpinista di testate web come “Alp Channel” o “Segnavia 54”, esperta di arrampicata su roccia, Linda Cottino, torinese. L’escursione programmata per la domenica successiva ed effettuata sulla Pietra del Demanio, sperone roccioso a strapiombo su Civita, oltre che un utile e costruttivo momento formativo per i corsisti, consentiva alla stessa di collezionare una serie d’immagini spettacolari, sulle Gole del Raganello e dintorni, da portare con se. A lei abbiamo mostrato un saggio delle peculiarità del nostro ambiente montano, di cui è rimasta entusiasta e, rivolto l’invito, a ritornare per visitare il resto del Parco. Questa iniziativa, che nasce come “Pillola di formazione”, dal titolo stesso del progetto, speriamo abbia rappresentato anche un momento di promozione e di visibilità e abbia contribuito, inoltre, a fare scaturire, nella Cottino, il ruolo di ambasciatrice delle bellezze naturalistiche del Parco Nazionale del Pollino. A tutti gli aspiranti escursionisti, è stato consegnato, alla fine del corso, l’attestato di partecipazione, primo ed importante passo per una frequentazione più assidua delle nostre montagne.

24 agosto 2011: Monte Bianco, il racconto della scalata di E. Iannelli

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22 agosto 2011: Giornata di acclimatamento di entrambe le cordate con traversata del ghiacciaio della Vallee Blanche dall’Aguille du Midi (m3800) al Rifugio Torino (m 3400); ore 5 di percorrenza solo andata;

23 agosto 2011: con la Funivia dei Ghiacciai arrivo all’Aguille du Midi (m3800) e trasferimento al Rifugio des Cosmiques (m3613) con 250 m di dislivello su ghiacciaio;

24 agosto 2011: partenza dal Rifugio des Cosmiques (m3613) all’1,45, dopo aver scalato attraverso la Spalla del Tacul (4.100 m), il Col du Mont Maudit (m4345), il Col de la Brenva (m4333), in 5 ore e trenta è stata raggiunta la vetta del Monte Bianco alle ore 7,16. Ritorno al Rifugio des Cosmiques (m3616) alle ore 12,20;

Il racconto della scalata.

Dall’Aguille du Midi (m3800) raggiungiamo il Rifugio des Cosmiques (m3613) nel tardo pomeriggio e dopo aver consumato una frugale cena, proviamo a riposare e dormire. Ci riusciamo per ben … due ore, ma la sveglia -a mezzanotte e mezza- è implacabile, colazione all’una, partenza all’una e quarantacinque. Una volta vestiti e attrezzati con imbrago, corda, frontale, piccozza e ramponi partiamo, con in testa la Guida Alpina Beppe Villa (Accademico del CAI), portandoci nuovamente nel vallone sottostante. Con un breve dislivello inizia quella che viene chiamata la "normale del Tacul", la via Francese n° 1 (grado PD+) con un dislivello totale di 1400 metri. In breve si formerà una suggestiva fila indiana di alpinisti con la frontale accesa diretti alla vetta. Una successione di luci che sembra non finire mai e che ci dà subito l’idea di quanta salita c’è da fare e di quanto dislivello è necessario affrontare. Ma -parafrasando un termine ciclistico- le gambe girano, e senza intimorirci proseguiamo con grande energia. Sintetizzando al massimo la salita, per raggiungere la vetta bisogna superare “tre gradini”: il primo porta alla Spalla del Mont du Tacul (m4100); il secondo porta al Col du Mont Maudit (m4345), seguito da una zona in leggera discesa fino al Col de la Brenva (m4303); e poi l'ultimo dislivello che porta fino ai 4807 della vetta. La partenza così "mattiniera" fa sì che i primi due gradini vengano affrontati ancora con il buio. Si sale per larghi pendii, superando grandi crepacci coperti di neve fino a raggiungere l'ampia cresta nevosa della "Spalla del Tacul" (m4100). Da qui inizia la cosiddetta "Normale del Maudit" che scende a mezzacosta fino all’ampia "Sella del Col Maudit" (m4035). Si punta verso destra (ovest) e si passa – velocemente - una zona di seracchi e riprendendo quota si arriva ad una crepaccia terminale di grosse dimensioni. Da qui inizia il punto più difficile dell'ascesa: un rapidissimo pendio di circa settanta di metri di dislivello che porta al "Col du Mont Maudit" (m4345). Una parete di ghiaccio e roccia che nella parte sommitale tocca i 65 gradi di pendenza. Alla base di questa parete le varie cordate fanno la fila per poterla superare. Non per nulla "maudit" in francese significa: maledetto! È per superare senza problemi questo punto che è necessario tirare fuori il meglio di sé: allenamento, estrema concentrazione, sangue freddo e la giusta tecnica di uso dei ramponi e della piccozza nonché la capacità e la fortuna di riuscire a schivare le frequenti scariche di palle di ghiaccio provocate dalle cordate che precedono. Infatti è in questo punto che molta gente abbandona. La quota e le difficoltà oggettive cominciano a farsi sentire (m4345) e la vista dell'ultimo balzo ancora tutto da affrontare può far dire basta. Si lascia la "normale del Maudit" e perdendo quota si arriva al "Col de la Brenva" (m4303). Si affronta poi il faticoso pendio del "Mur de la Côte", si prosegue passando prossimi ad affioramenti rocciosi a quota 4577 e senza altre difficoltà si guadagna la cima (m4807) in circa un'altra mezz'ora. Alle ore 7,16 siamo in vetta, cinque ore e trenta complessive. L’emozione è veramente tanta. Con gli occhi lucidi ci avvinghiamo immediatamente in un abbraccio fraterno e ci complimentiamo a vicenda anche con le due altre cordate (una francese e una spagnola) presenti in quel momento sulla vetta. Mi inginocchio e, come all’inizio di questa avventura, con il Segno Cristiano per eccellenza, ringrazio Dio per avermi concesso questo privilegio. Un forte vento e la bassa temperatura ci mettono duramente alla prova ma non ci impediscono di prendere la fotocamera per immortalare il momento più bello della nostra vita e avventura sportiva alpinistica. Il panorama dalla vetta è fantastico ma - purtroppo - limitato alla sola parte francese per l’imperversare delle nuvole dalla parte italiana. Alle 7,28 si riparte per la stessa via. Tante le cordate ancora in cammino verso la cima, tra queste quelle della Guardia di Finanza -in divise d’epoca- che con la salita sul Monte Bianco desiderano celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Abbandonata la naturale e consapevole tensione della salita, una fantastica giornata di sole ci accompagna per tutta la discesa facendoci godere di paesaggi mozzafiato, infinite cime ammantate di neve, scarpate di ghiaccio, monumentali seracchi e paurosi profondi crepacci e ci fa affrontare con una maggiore naturalezza i punti più difficili. Il nostro sguardo riesce ad allungarsi sino al Monte Cervino e al Monte Rosa e immancabilmente il ricordo va a ritroso nel tempo - all’estate 2010 - quando dalla Capanna Regina Margherita (m4554) sul Monte Rosa sognavamo di salire sul Tetto d’Europa che scrutavamo in lontananza. Alle ore 12,20 siamo nuovamente al Rifugio des Cosmiques. Dopo un breve riposo e un misurato pranzo, alle 14,45 giungiamo alla funivia dell’Aguille du Midi dopo aver affrontato gli ultimi 250 metri di dislivello, questa volta in salita, che separano il pianoro glaciale dagli impianti della teleferica. Durante la discesa in funivia tornano alla mente tutti i momenti della salita, fatichiamo ancora a credere di aver scalato il Monte Bianco, forse da domani ne saremo maggiormente consapevoli. Siamo dispiaciuti per i nostri compagni di cordata costretti ad interrompere la loro ascesa ma allo stesso tempo siamo felici, orgogliosi, fieri per aver concluso felicemente questa impresa, per essere stati, i primi cittadini di Castrovillari e Trebisacce a scalare il Monte Bianco e, inoltre, aver rappresentato la prima cordata italiana giunta, quella mattina, in vetta al Bianco. Ma la soddisfazione più grande è di essere riusciti ad issare il glorioso vessillo della giovane Sezione CAI di Castrovillari sul Tetto d’Europa con la speranza di stimolare il raggiungimento di traguardi sempre più ambiti e prestigiosi.

"Viaggio alpinistico tra i vulcani della terra" di Mimmo Filomia

Conclusa nel mese di maggio la rassegna “CinemaMontagna” -che ha visto la proiezione di 5 interessanti film di montagna- continuano gli appuntamenti culturali organizzati dalla Sezione di Castrovillari del Club Alpino Italiano con l’effettuazione del Seminario “Viaggio alpinistico fra i vulcani della terra”. Il 2 giugno scorso, alla presenza di un pubblico attento e qualificato, nell’accogliente Teatro della Sirena di Castrovillari, il prof. Onofrio Di Gennaro, già Consigliere Centrale del Club Alpino Italiano, dalle pendici del suo Vesuvio in Napoli, ci ha condotto per mano in un viaggio virtuale sull’orlo di quasi tutti i vulcani attivi della Terra. Lo ha fatto con la squisitezza che lo contraddistingue, sfogliando le diapositive come se fossero sue creature. Ci ha raccontato tutto della loro formazione, composizione, ed attese di vita delle persone su cui i vulcani fanno sentire le loro manifestazioni sempre disastrose. Eh si, visto che quasi tutti noi nutriamo una sorta di amore e odio nei confronti di queste montagne fumanti, l’amico vulcanofilo Onofrio, in ascesa solitaria in talune in spedizioni, le ha visitate con l’intento di trasmettere la sua passione e le sensazioni che si provano passeggiando sulla pancia o sull’orlo di crateri; in prossimità di spaccature traboccanti di lava, e magari di fronte ancora al gorgoglio del brodo primordiale della vita terrestre. Il viaggio, per raccontare la storia dei vulcani, parte ovviamente dal monte Somma e dal Vesuvio. Il primo, collassato nei millenni, dall’alto dei suoi 3000 m originari; gli resta accanto il Vesuvio il cui magma si agita sotto i detriti. Le sue ceneri e lapilli soporiferi che seguiranno al prossimo botto come quello della distruzione di Pompei, però, non spaventa l’alta densità antropica che dal luogo trae vantaggio agro alimentare per la fertilità del terreno. La gente che vive alle falde del Vesuvio, dell’Etna, dello Stromboli?????g?, come in ogni altro vulcano, ha nell’anima la consapevolezza diuturna della vita e la percezione della morte in simbiosi con l’anima dei vulcani il cui magma, rimuginando nelle sue viscere o fuoriuscendo lo tiene in vita modellandolo, per circa un milione di anni della sua esistenza. Tra una diapositiva e l’altra, le pause sono state arricchite da resoconti di viaggio piacevoli e talvolta intriganti favorendo la distensione e l’interesse. Per circa due ore, siamo andati a spasso sul tetto dei cinque continenti, alla ricerca di paesaggi interminabili, scarsamente popolati e montagne esiliate dalla stessa natura dove fuoco e ghiaccio convivono. Eloquenti le scene di vita semplice di genti, di tribù e villaggi sperduti che pur di vivere accanto ai propri vulcani, sopravvivono di agricoltura e pastorizia. Ci siamo rifatti gli occhi, come si suole dire; in realtà viaggiare è vedere con occhi diversi e dire che di luoghi spettacolari la natura abbonda, specialmente in prossimità di luoghi vulcanici che rappresentano al presente le ferite del lento trasformarsi della materia terrestre, alla luce del sole, che si perpetua da circa 4,7 miliardi d’anni! Questa è l’età della Terra. Per citarne alcuni di vulcani, ci piace ricordare il Chimborazo in Equador, con i suoi 6350 m e per la conformazione terrestre su cui si estende, è la vetta più vicina al sole. Siamo rimasti affascinati dalla rigogliosa vegetazione di granturco, caffè, fagioli, pomodori e infiorescenze appariscenti che crescono alle loro pendici. Abbiamo spiccato un salto in Argentina presso l’Aconcagua 6962 m, presso il lago solforoso Irazù 3432 m, in Costarica, siamo passati sui crepacci ghiacciati al Pico Mayer 5465 m in Messico. Il viaggio continua senza avvertire la stanchezza, nei presenti, nonostante l’alternanza dei continenti. Dai Geyser dell’Islanda, passiamo alle Hawaii dove esiste il più grande vulcano attivo della Terra, il Mauna Loa 4170 m con i suoi Hornito, lava a corda e conformazioni a budella. Attorno ad alcuni vulcani esistono strane conformazioni naturali di ghiaccio come il campo di penitentes, bombe salciccia ed altrettanti fenomeni atmosferici come i tifoni, il “Viento Blanco”( fa desistere dal proseguire) e “la Contessa dei Venti”(provoca una tempesta d’aghi di ghiaccio). Il seminario è servito a conoscere più da vicino i vulcani ed a non temerli. I vulcani in attività, sono la testimonianza della vitalità del nostro pianeta. Essi, sono imprevedibili, vanno rispettati, studiati e monitorati da vicino più frequentemente per limitarne le conseguenze. Siamo stati alla ricerca del fuoco e dell’acqua, in ambienti primordiali da dove è iniziato il respiro del Creato! Nella fase interattiva del seminario, che n’è seguita, unanime è stato il pensiero rivolto a due nostri concittadini; Armandino Frunzi e consorte, periti per una fatale improvvisa eruzione sull’Etna, che, quel giorno, non ha capito che la comitiva di cui facevano parte era li per fare solo conoscenza.

"Sul Monte Civetta per la Ferrata degli Alleghesi - di G. De Luca

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Ricordo ancora quel 28 luglio 2007 quando di ritorno da una sortita turistica alle Tre cime di Lavaredo ricevetti la telefonata di Francesco, guida alpina delle dolomiti, dicendomi che il Civetta per la ferrata degli Alleghesi non si sarebbe fatta a causa delle avverse previsioni meteo. Il CAI Castrovillari, al quale appartengo, si trovava ad Alleghe per una sortita sulle Dolomiti. La scalata alla Marmolada era l’obiettivo primario e, nonostante l’ottima riuscita dell’ascensione lungo il ghiacciaio, non dissipai completamente l’amarezza per la rinuncia al Civetta. Ci volle del tempo per digerire la cosa. Chissà quando si sarebbe presentata l’occasione di ritornare sulle Dolomiti. In queste occasioni rammento sempre la solita frase: “le montagne sono sempre li.”…sigg!! Infatti è così. Dopo tre anni ci sono ritornato e questa volta il meteo mi ha premiato in quanto i due giorni necessari alla salita, il primo per raggiungere il rifugio Coldai e il secondo per l’attacco alla vetta sono stati a dir poco spettacolari, a dispetto dei precedenti e dei successivi alla scalata, davvero brutti, quasi invernali. Con me per questa sortita un agguerrito quanto affiatato gruppo appartenente al CAI della Valmalenco contattato via internet qualche settimana prima, 20 intrepidi che mi hanno “arruolato” per l’occasione. Il Sud così incontra il Nord per una ascensione comune e l’11 Settembre pomeriggio sono ad Alleghe con il suo pittoresco lago che in questo periodo dell’anno è semideserto, solo qualche albergo aperto e gli impianti di risalita che avrebbero chiuso il giorno successivo. In compenso l’aria settembrina e le piogge dei giorni precedenti rendono il cielo terso e i paesaggi limpidi e cristallini. Davvero strano vedere questo importantissimo centro turistico così vuoto.

Da Alleghe al lago e Rifugio Coldai

Dopo aver lasciato i bagagli in albergo ed essermi cambiato, zaino a spalla mi dirigo verso le funivie. Un primo tratto mi porterà ai Piani di Pezzè (1452 m) dove faccio una pausa pranzo nei pressi dell’area ristoro Fontanabona. Nel frattempo sopraggiunge un primo gruppetto di quattro dalla Valmalenco con in testa l’organizzatore Andrea e sua moglie Debora. Ci diamo appuntamento al rifugio Coldai in serata. Mentre io preferisco sfruttare la seggiovia che porta al Col dei Baldi (1922 m) guadagnando circa 450 m di dislivello, loro partono per il sentiero n° 4 che conduce in forte salita prima al lago Coldai e poi al rifugio. La seggiovia lentamente mi porta al Col dei Baldi dove d’improvviso compare la mole rocciosa ed imponente di Monte Pelmo, il primo culmine delle Dolomiti ad essere stato conquistato. A Sud-Ovest troneggia la “Regina delle Dolomiti” la Marmolada con l’impressionante parete Sud detta anche Parete d’Argento. Il percorso che parte dal Col dei Baldi al rifugio è una passeggiata gradevole di un’ora e mezza , meta di innumerevoli escursionisti e turisti. Prima un tratto di sterrata che conduce a Malga Pioda e poi il sentiero n° 556 attraverso alcuni tornanti e gli ultimi metri in forte salita conducono ai 2135 m del rifugio Sonino al Coldai passando attraverso la Forcella di Alleghe ,valico tra la Val Cordevole e la Val Zoldana. Un andirivieni di escursionisti diretti e provenienti dal rifugio animano di continuo questo frequentatissimo sentiero,attirati tra l’altro dallo smeraldino laghetto Coldai sovrastato dalla mole dell’omonima torre. È dunque d’obbligo una visita in questo angolo di paradiso. La mente inevitabilmente torna a tre anni fa quando insieme a Salvatore e Pasquale attraversammo la Val Civetta lungo il sentiero n° 560 ai piedi della “Parete delle Pareti” per raggiungere il rifugio Attilio Tissi, lasciandoci rapire dalla visione sublime delle Torri del Civetta: Torre del Lago, Pan di Zucchero, Punta Civetta e così via. La via del ritorno ad Alleghe poi, vi assicuro, scendendo per il dirupato Vallone dell’Antersass è stata un’avventura nell’avventura. Che emozioni forti riuscì a trasmetterci questa meravigliosa montagna, tra le più belle del mondo ,paradiso di alpinisti e arrampicatori, regno del “sesto grado”. Al rifugio mi unisco agli altri che man mano sono sopraggiunti andando a completare il folto gruppo. Al tramonto il Pelmo si infiamma di rosso catturando lo sguardo di tutti e delle nostre macchine fotografiche. A cena tra primi piatti a base di “Kanederling” al burro e secondi di spezzatino con polenta che ristorano il cuore e l’anima ci scambiamo esperienze montane fatte nelle rispettive terre di provenienza. Davvero persone squisite, queste della Valmalenco a testimonianza del fatto che il CAI in tutta Italia è una grande famiglia. Prima della “nanna” molti escono fuori per ammirare estasiati un cielo stellato come non l’ho visto mai; le stelle sono diamanti brillanti incastonati nella volta celeste, in un cielo terso e limpido di cristallo e la Via Lattea un fiume in piena di stelle che si perdono nell’infinito dell’oscurità. Uno spettacolo straordinario, grandioso preludio ad una giornata perfetta.

La Ferrata degli Alleghesi

È il fatidico giorno della Ferrata degli Alleghesi, la lunghissima ed affannosa quanto bellissima via attrezzata che ti porta dritto sulla cima del Civetta a 3220 m. Siamo in molti. L’organizzatore decide saggiamente di anticipare la partenza per non trovarci imbottigliati ad attendere altri gruppi di arrampicatori e quindi rallentare notevolmente la marcia e i tempi di rientro. Alle 6.30 di uno splendido mattino siamo in marcia in direzione della forcella Coldai per immetterci sull’alta via n°1 (sentiero Tivan n° 557). Lungo questa prima parte del percorso cogliamo il sorgere del sole appena a destra di Monte Pelmo in uno scenario di superba bellezza. Sullo sfondo le cime e le creste frastagliate dell’Antelao e del Cadore. Il sentiero prosegue successivamente in leggeri saliscendi e porta inizialmente ad una forcella, e poi svoltando verso Est sale lentamente un costone attrezzato in alcuni punti con corde fisse fino ad una conca cosparsa di grossi massi, con grandiosa vista sul Civetta, fino a raggiungere lo Schenal del Bech a 2300 m dove si lascia l'alta via verso destra come indicato su un grosso masso da una freccia rossa con scritta "Alleghesi". Dopo un breve tratto attrezzato ed alcune facili roccette si arriva all'attacco della ferrata. Sono le 8.00. L'inizio è verticale ed esposto ma attrezzato con pioli e scalini, superato questo primo salto verticale si traversa a sinistra per risalire ancora su staffe ed una successiva scaletta in ferro. La via, continuamente segnata in rosso, continua all'interno di una lunga serie di canali spesso in ombra che caratterizzano la ferrata fin dall'attacco risalendo fino in cresta a quota 2550 m girando le spalle alle stupende torri del Civetta. Mentre il lungo serpentone di audaci arrampicatori avanza, nubi ovattate risalgono dalla valle ricoprendo parzialmente le pareti del versante sud rendendo il paesaggio surreale. La cresta volge a sinistra, si risale traversando in diagonale ed in forte esposizione ma sempre in sicurezza grazie a fune ed una successione di pioli, un successivo tratto verticale diverte per la possibilità di arrampicare e porta ad una ampia cengia da dove, meteo permettendo, è possibile ammirare gran parte della Val Zoldana. Si percorre la cengia verso Nord-Ovest e si risale nuovamente fino ad un pulpito panoramico dove è possibile prender fiato prima di riprendere in traversata su roccia. La via, sempre obbligata, prosegue per canalini e placche fino a raggiungere lo spigolo da dove si ha una bella prospettiva sulle torri settentrionali (Pan di Zucchero, Torre di Val grande e Torre D'Alleghe), poi per vari salti rocciosi e attraverso un difficile camino verticale si giunge alla cresta in corrispondenza della forcella tra Punta Civetta e Punta Tissi. Ora la vista si apre sul versante opposto, nella valle si vede Alleghe con il verde lago e sullo sfondo l'imponente mole della Marmolada. Usciti dal solito lungo canale inizia la risalita in cresta con alcune roccette non attrezzate e terrazzi detritici dove è necessaria attenzione per non provocare caduta massi. Sotto la cima affrontiamo un insidiosa cengetta attrezzata e ghiacciata su parete strapiombante, molto stretta dove manca inspiegabilmente uno spezzone di cavo e che costringe a fare delle complicate manovre di “aggancio” tra gli arrampicatori. I tratti attrezzati non sono finiti ma ormai la vetta è vicina. Si superano ancora dei "massi di roccia" dove la fune è utilizzata esclusivamente per aggancio di sicurezza vista anche la stanchezza così come nel culmine della cresta levigata che in pochi minuti porta alla cima del Civetta a 3220 m. alle 12 in punto (4 ore dall’attacco della ferrata). In vetta siamo in 40 circa. Inutile ribadire che da quassù la vista tutt’intorno è mozzafiato, sospesi su un fazzoletto di roccia sulla parete N-O alta più di 1000 metri e ampia sette chilometri. Per la discesa, anche se una timida vocina mi dice di scendere per l’altra ferrata, la Tissi, che dilaterebbe di due ore i tempi di rientro, prendiamo la via normale che passa per il piccolo rifugio Torrani (2984 m) dove ci fermiamo qualche minuto per una pausa. Su terreno detritico e tratti attrezzati giungiamo al Passo del Tenente a 2380 m. un caratteristico lastrone di roccia fortemente inclinato, poi ampie placche conducono ai ghiaioni alla base del massiccio. Tracce di sentiero tra i nevai ci aiutano a trovare il sentiro Tivan che passa vicino allo Schinal del Bech, e percorrendo poi il tragitto dell'andata ci si riporta infine al rifugio Coldai. Sono state necessarie 10 ore e trenta alle quali si aggiunge 1.30 per scendere a piedi ai Piani di Pezzè dove ci aspetta l’auto. Il Monte Civetta è un colosso dolomitico che rapisce per la sua arditezza ed eleganza,la ferrata davvero impegnativa ed affannosa, ma allo stesso tempo appagante. Il tutto immerso nel paesaggio delle Dolomiti che, ricordo, fanno parte dell’Unesco, inserite come Patrimonio dell’umanità. Non a caso quest’anno ho preferito il Civetta ad un 4000 Valdostano. L’itinerario ha sicuramente soddisfatto ogni mia aspettativa e poi, la compagnia di maestri della montagna quali il CAI della Valmalenco che ringrazio sentitamente, non poteva che rendere la sortita piacevole e sicura. Mi sono sentito a casa mia, perché le montagne tutte…sono casa mia. Due obiettivi importantissimi raggiunti quest’anno dal CAI Castrovillari, i quattro 4000 del Monte Rosa tra fine Luglio e inizio Agosto tra neve e ghiaccio e questo, roccioso e dolomitico del Civetta, diverso ma non meno impegnativo, ad incrementare il già ricco palmares della giovane sezione castrovillarese. Ritornerò nella mia terra, il Pollino con rinnovato entusiasmo e un bagaglio di ricordi bellissimi.

"Il PedalaItalia nel Parco del Pollino”

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Sono arrivati! Sembrava così lontana Trieste e l’inizio di questa avventura, invece la carovana del PedalaItalia è finalmente giunta nel Parco del Pollino. Arrivo della prima tappa, scortati dai soci della Sezione CAI di Lagonegro e accolti dal nostro socio A. Nigro, a San Severino Lucano. L’indomani i bikers, attraverso Piano Iannace e la base di Serra Crispo, dove hanno potuto ammirare i meravigliosi pini loricati, sono giunti -traversando i Piani di Pollino- a Colle Impiso, Piano Ruggio e da lì a Campotenese. Poco prima di giungere al diroccato fortino di Campotenese un piccolo imprevisto (foratura) ha costretto ad una sosta fozata Claudio. Poco dopo si riparte per fare sosta obbligata al bar Le Pratoline per rifocillarsi e riprendere fiato prima degli ultimi chilometri per giungere al Rifugio Biagio Longo. Dopo una mattinata di nuvole e tempo incerto lungo la strada che porta al rifugio riappare finalmente il sole che rende piacevoli gli ultimi giri di pedale. Dopo una serata tranquilla trascorsa a esplorare Morano Calabro e a cena per assaggiare i prelibati prodotti tipici, tutti a nanna. Il giorno 29 si presenta -al cospetto dei bikers- con una splendida giornata di sole. Nel frattempo sono arrivati al rifugio i soci della Sezione di Cosenza che accompagneranno il gruppo del PedalaItalia -attraverso i piani di Masistro, Novacco, Minatore e Campolongo di Lungro- sino a Camigliatello Silano. Alle nove partenza. A Luisa, Claudio, Daniel e Sandro auguriamo un’ottima pedalata e una felice conclusione dell’impresa a Reggio Calabria.

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PedalaItalia

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13 giugno 2009: Una serata speciale - di C. Primavera

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La sera del 13 giugno non si dimenticherà, già perché queste serate rimarranno impresse nella nostra memoria per sempre! La famiglia di Mimmo Pace ci ha ospitato nella loro accogliente casa di campagna con una piacevolezza e un savoir faire davvero fuori dal comune e del resto noi ospiti abbiamo voluto dare una mano affinchè il tutto andasse per il meglio. Certo, la signora Rosa, Mimmo e le splendide Mariella e Natalina, hanno fatto la parte del … leone! Non la solita cena dove gli invitati arrivano giusto all’aperitivo… no … a noi piace star lì prima, quando tutto è in … fermento, tutto si crea, quando tutti gli ingredienti ancora non sanno che di lì a poco, prenderanno le forme delle magnifiche pietanze ideate dalle menti di chi sa cosa significa creare convivialità. E di questo, la famiglia Pace ci ha dato ampia lezione! Così, quando l’odore, o per meglio dire, il profumo del cibo, ha inebriato il nostro olfatto, ormai era tardo pomeriggio e l’acquolina in bocca ha preso il sopravvento, le nostre papille gustative reclamavano quello che gli occhi già avevano ammirato. Tanti erano gli amici, soci CAI e non, e tutti estasiati, per lo scenario che offriva la magnifica casa, immersa nel verde più profondo, il colore forse più amato da tutti noi. Dopo la luculliana cena, dove abbiamo potuto assaporare le prelibatezze nostrane preparate dalla famiglia Pace, signora Rosa in testa, si sono aperte le danze. Tutti i presenti hanno potuto esprimere le proprie potenzialità al ritmo di musica facendosi coinvolgere in esilaranti balli di gruppo o in più seriosi “Tanghi”. Tra gli ospiti, per noi fortunati, c’era un arzillo signore, il Maestro Salvatore Rotondaro, che ci ha allietato mostrandoci i suoi capolavori: magnifiche vignette satiriche condite dai commenti dell’autore e dalle risate degli astanti, davvero un bel tipo il Maestro! Mi ha talmente “rapita”, che non ho potuto fare a meno di rapirlo a mia volta, in un valzer dove le stagioni della vita ti tornano tutte in mente. Dopo pochi giorni dalla fatal serata, il Maestro, ha voluto omaggiarci per la seconda volta, della sua saggezza, del suo humour, della sua galanteria con una splendida poesia. Giudicate voi! Un grazie a tutti

< ‘NU SCIACQUITTU, IN DOLCE CUMPAGNIJA, ‘NTA VILLA ‘I MIMMU PACI, BBENIMIJA! >

Sabbutudija, chi cosa rara ..., chi cc’è stata alli “ PALUMMARI ”. Nu sciacquittu, bbenimija !, c’eri tuttu ‘u ... bbenu ‘i Ddiju !

L’ha bbulutu, fortemente, MIMMU PACI, ‘stu … «fitente », nella sua proprietà: cosa fina, che bontà !

Jè ‘nna “ VILLA ”, non ti dicu,cu’ ‘nnu “parcu”, bbinidica, chjnu ‘i tanti cacchij ‘i juri e ‘nna varia alberatura …

Ci su’ tutti i tipi ‘i chianti: pini, abeti, tutti quanti !Cu’ sequoje e ccu’ ginepri; chianti ‘i lauru e ppuru siepi.

T’ha ‘mmitatu tuttu ‘u CAI, il Club Alpino che tu sai. Genti spirti di muntagni: d’hanu tusti li...carcagni !

Ogni jurnu fanu giti ... da’ muntagna su’ patiti ... Du’ PUDDINU e l’ASPROMONTE: p’acchjanà su’ sempi pronti.

Tènini ‘u zajnu ... affardillatu a ppedu ‘u littu, ‘sti sciacquati, cu’ picozzi e ccu’ rampuni p’acchjanà jnta i vadduni ...

Ji, ci trasu di ... “straforo”, ‘na “ mascotte ” summu pi’ loru. Penzu … propju pi’ ll’ età, venerabile ... quissu si sa …

Non’ appena summu arrivati, a Mariarosaria t’amu truvata a scurcià tanti patane chi frij’ ‘nta ‘nu tigamu.

Alberto Noioso m’accumpagnatu, ‘nu quatraru bbunu ed ‘assinnatu. Sempi allegro e spiritoso: non si direbbe per niente noioso!

E vininu alla spicciuliata: fucilumija quanti invitati! Jerini cchiù ‘i ‘na cinquantina: fimmini, masculi e ppuru bambini,

C’eri Carla Primavera, ‘na guagliuna tutta ... vera; Mariella e Natalina cu’ Daniele e Francischinu.

C’eri Alois e Mariapia cu’ ‘a Pirrone, bbenimija ‘a moglie ‘i Jannelli, ‘u Prisidente: ‘nti cirimonij jè sempi prisente!

Avvucati e pruvissuri: la Capalbi cu’ dutturi. Su bbinuti da Spizzanu, Tribisazzi, Taranto e Villapiana ...

Giuvannu Ferraro, Robles e Martino; Mandarino e Prosperina, cu’ ‘nn’ inglese gavuta e tisa: prufissuressa “ spizzanisa “ ...

Oh, guagliù, non va pigghjati s’ ‘a tutti ‘on v’agghju numinatu. Sarebbe stato lungo e ... “ pesante “ minti i nomi ‘i tutti quanti …

Quannu jè stata ‘na cert’ura, di ... sbafani jeri l’ura, cu’ piatti e ccù furcini ti giravumu ... i tavulini.

C’eri dducu ‘u bbenu ‘i Ddiju apparicchjatu, bbenimija: parmiggiana cu’ suffrittu, pasta al forno cu’ crapittu.

Cipuddini e cicinedda, cu’ ‘nzalate e … “ capicedde “. Sott’aceti cu’ patane: tutta rrobba paisana !

Priparati con amore da una dolce e buona signora. La “ fatina “ della serata : Rosa VITALE jè chiamata !

Ed’ ognunu, ‘u ... birichinu, cu’ piattu e ccu’ furcina, facì onore alli pietanze : robba bbona pi’ lla panza !

Si su’ tutti ‘nchjricati ... tutti quanti hanu sbafatu. C’è cu ha fattu ‘u ... biss e ‘llu triss E ji guardavu ... mi sintiju ‘nu ... fissu !

Quannu jè stata menzanotte, ‘nzimu a scoppi e … schattabbotte, di buttigghji di spumanti, amu brindatu tutti quanti!

Cu’ amaretti e ciotaredde, pastisecche tanti bbedde. Torta e panna e dulci ... fini, ci ‘nn’erini tanti ... ‘nzinifini.

E lli danzi amu ‘ngignatu ‘nta la pista già addubbata, cu’ lli luci e palluncini: chi bbiddizza pi’ granni ... e bambini !

E bbidisi tutti quanti, parinu punti da’ tirantula ... facinu salti, bbinidica, di duj o tri metri... non ti dicu !

E ppuru ji mi summu ‘mbruscinatu...cu’ lla Carla hagghju ballatu. E pinzavu tra mija e mija : “ Chi cazzata, fucilumija ! “

Aviju ‘mbrazza...a primavera...‘nu cuntrastu, quissu, è veru ! Mi sintiju ji l’autunnu... O ‘na staggiuna ancora cchjù ...‘nfunnu!

E versu ‘i duj dilla matina a ‘sta … pacchia t’amu misu fine. Jimu smanianni alla spicciuliata allu stessu modu ‘i cumu summu arrivati.

E jerimu pigghjati tutti da’ ... “ marmacia “ lassannu ‘sta splendida ... cumpagnija. E tra saluti, abbracci e baci amu fattu ‘na promessa, si a ... Ddiju piaci, di ritrovarci qua, negli anni....seguenti, tutti felici in questo luogo splendente !!

Salvatore Rotondaro

Villa Pace,13/6/2009

"Nonnetti" sul Tetto del Parco di Mimmo Pace

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La romantica notte di plenilunio, così attesa e sospirata, che ci avrebbe fatto scoprire e vivere aspetti reconditi e scenari inediti della nostra montagna, s'era tanto lasciata desiderare una settimana prima! Un tetro nebbione, un vento sferzante, un vorticoso turbinare di nevischio e vapori glaciali avevano precluso ogni possibilità di raggiungere la meta, che una ventina di avventurosi soci del CAI di Castrovillari s'erano riproposta: "Sua Maestà" il Dolcedorme. Ossequiosi alla legge della natura e della montagna, con consapevolezza e rassegnazione, avevamo rinunciato, accontentandoci di toccare la vetta del Monte Pollino; impresa per nulla facile, ma l'unica possibile a causa delle proibitive condizioni del tempo. Inutile nasconderlo, nell'intero gruppo aleggiava un malcelato senso di inappagamento, assieme a tanta voglia di riprovarci, magari durante la prossima luna piena ! Due tra i tanti "Mimmi", che la nostra Sezione annovera, sicuramente i più attempati - quasi settantenni - e fors'anche i più smaniosi d'avventura, si ritrovano subito concordi nel tentare in coppia, in sortita diurna stavolta, l'iter mancato qualche giorno prima. Detto fatto. Alla partenza è ancora buio, ma il nuovo giorno già si apre sotto i migliori auspici; dal Colle del Dragone, esso offre un'aurora superba, tinteggiata da cortine di cirri color fuoco. Il profilo ancor poco distinto della Catena, con le sue vette, indorate appena dai riflessi arancio delle nuvole, s'erge possente dalle acque dello Jonio, non ceruleo, ma pur esso tinto di rosso. E' questo, un momento di autentica "wilderness" da vivere e riporre nella mente per sempre! Il sole sull'orizzonte rompe l'incantesimo. Presto siamo già al Colle dell'Impiso, la più gettonata postazione di accesso al cuore del Parco del Pollino e nell'aria immobile del gelido mattino, intraprendiamo la marcia, scandita dal ritmato crepitare dei ramponi. Al Colle Gaudolino, la visione del piccolo rifugio rievoca l'allegra, insolita nottata vissuta al suo riparo; il percorso ora s'inerpica lungo la ripida cresta NW del Pollino e dobbiamo aprirci la strada nella neve alta, una recente nevicata ha ricoperto le tracce impresse dal gruppo della notturna...non demordiamo e presto siamo sulla sommità del crestone, al cospetto di due patriarchi arborei, avviluppati nella morsa del ghiaccio, a goderci orizzonti smisurati. Percorriamo ora la base del cupolone del Pollino e inaspettatamente il manto nevoso acquista consistenza; la marcia diviene piacevole, costeggiando il Bosco Pollinello. Lungo la dura erta della Timpa di Vallepiana, procediamo su nevi compatte...croccanti ! Una breve sosta, un veloce spuntino e...avanti ancora, attraverso luoghi fiabeschi, paesaggi incantati, che, grazie al prezioso dono della vista, penetrano il nostro "Ego", sublimandolo. Sotto un cielo terso, ricamato da pittoresche nuvole amiche, ci aggiriamo tra bizzarre sculture di ghiaccio e poderosi macigni, foggiati in autentici vessilli di cristallo dai furiosi e gelidi venti che spazzano queste altitudini. Quante meraviglie la natura crea e propone all'uomo! Per goderle e viverle, basterebbe solo attrezzarsi, vincere l'usuale ritrosia e avere un tantino di costanza nell'adattarsi all'ambiente. Ci troviamo in un rilucente mondo di ghiaccio. Le aguzze punte dei ramponi, fanno solo il solletico al duro vetrato che riveste la ripidissima rampa dell¿anticima e bisogna procedere con estrema cautela, assicurandosi passo dopo passo alla fida piccozza. Questi due vecchietti arzilli dosano, attimo dopo attimo, le loro forze e la loro destrezza! Non è una sfida temeraria alla montagna, la loro! Se occorre, sono pronti a rinunciare. La loro costanza è premiata...un festoso, possente turbine di neve, originato dal tesissimo vento aquilonare, che sferza i loro volti, li accoglie, mentre, completamente paghi, toccano la vetta. Un colpo d'occhio fugace a 360°, dalla vetta della Serra Dolcedorme, emblema delle nostre montagne, senza manco provare a scoprire il libro di vetta del CAI, sepolto sotto metri di neve...e...difilato giù, con la più grande prudenza, perché con quel vento, in cima non si resiste! Imboccato il Canale di Malevento, ci si esalta lungo la divertente discesa nella neve alta e farinosa, fin giù ai Piani del Pollino, che attraversiamo speditamente. D'un tratto, con nostra viva sorpresa, la montagna si anima e sul biancore delle nevi appare un grappolo di puntini colorati...un gruppo di giovani leve, reduci da un¿ascensione sul Pollino. Ciò, non può che rallegrarci e spingere noi, nonnetti ormai su con gli anni, a perseverare, non fosse altro che per indurre tra i giovani la stessa nostra passione.

Nuove vie di arrampicata nel Parco del Pollino

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13 aprile 2008 - TIMPONE DEL CORVO

266 m, 5L , IV+, R1, I. (G. Vancieri, G. De Luca, A. Molinaro)

Via discontinua per la presenza di numerosi terrazzamenti ma permette di risalire interamente la grande Timpa del Corvo che domina dall'alto Frascineto/Eianina, panorama mozzafiato assicurato, difficoltà contenute salvo il primo tiro. Attacco: ad Ovest delle falesie attrezzate per l'arrampicata sportiva svetta Timpone del Corvo, spettacolare piramide calcarea di 846 m che domina il piccolo centro arbëresh. Appena fuori l'abitato di Frascineto,direzione campo sportivo lato est si lascia l'auto. Si attraversa l'erta pendice nel rimboschimento di pini ancora anneriti dal fuoco di un immenso incendio doloso che la scorsa estate lo ha devastato quasi completamente. Senza percorso obbligato si esce dal bosco puntando verso l'ampia parete alta una trentina di metri che ci viene di fronte sovrastata da un terrazzo erboso. Per l'attacco ci si sposta alla sua destra dove vi è un intaglio-diedro con accenno di fessura sulla sommità invasa da ciuffi d'erba. Discesa: si scende per un breve tratto lungo il canalone tappezzato a sinistra da splendide concrezioni a "canne d'organo". Scesi di pochi metri ci si sposta a destra seguendo un labile sentiero che ci consente di scendere lungo il pendio erboso immettendosi infine nel ghiaione che riporta al punto di partenza. (1.30 min).

DESCRIZIONE:

L1: 30m IV+ - Attaccare in corrispondenza di un diedro fessura invasa sulla sommità da ciuffi d'erba. La roccia risulta molto irregolare e la presenza della vegetazione sulla sommità crea qualche fastidio. E' necessario mettere qui ben cinque chiodi (4 più uno doppiato) per proteggere la via (IV+; un breve passaggio di V). Si fa sosta in un grosso masso utilizzando due fettucce lunghe. L2: Un breve passaggio di 7,8 m.(II-;1 chiodo)ci porta in cengia. si attraversa l' ampio terrazzo erboso dirigendosi verso il secondo "gradino". L3: 40m III - Entrare in un piccolo anfiteatro roccioso verso sinistra in prossimità di una guglia. Le difficoltà di salita lungo questo segmento non sono eccessive (II+) e questo permette di operare un monotiro di 40 metri (due protezioni) portandosi sul secondo terrazzo al di sotto della cima. L4: A questo punto ci si sposta ancora verso sinistra e si attacca il ripido pendio tra il torrione alla nostra sinistra e la prima delle quattro grotte della parete sommitale est del Timpone. (II - 2 chiodi). Fare attenzione all'erba scivolosa. L5: Prendere la paretina con alcuni massi instabili, alcuni piuttosto grossi. Superata quest'ultima difficoltà si prosegue senza problemi lungo la cengia che sale in diagonale in qualche punto esposta, e con un divertente susseguirsi di facili arrampicate sulle roccette si giunge in vetta.