Raccontatrekking 2012
12 febbraio 2012: Pollinociaspole in notturna di Eugenio Iannelli
Grande successo per la quarta edizione della Pollinociaspole, ben 33 i partecipanti che, calzate le racchette da neve, dalla località Cielafforcato di Campotenese si sono portati dapprima a Piano Masistro e passando per Piano dell’Erba sono giunti a Piano Novacco, percorrendo un dislivello di 300 metri circa, alle ore 21.30 in sole 2 ore. Al mattino le previsioni non si presentavano incoraggianti ma, come al solito, la tenacia e l’esperienza organizzativa degli uomini del CAI Castrovillari ha avuto ragione sullo scetticismo provocato dalle condizioni meteorologiche che purtroppo sempre più frequentemente condizionano le nostre quotidiane abitudini. Giunta in quel di Campotenese e parcheggiate adeguatamente le auto la variopinta carovana si avvia lungo il comodo sentiero illuminato solo dalle lampade frontali degli escursionisti. La suggestiva fila indiana di escursionisti con la frontale accesa cammina sotto un cielo completamente sgombro di nuvole che consente di ammirare, per l’intero percorso, un cielo tappezzato di stelle che sembrano brillare ancor più grazie al buio che le avvolge, interrotto solo dai flash delle fotocamere intende ad immortalare l’allegra comitiva e l’ambiente circostante. Un viaggio in una magica e silenziosa atmosfera spezzata solo dall’ovattato rumore delle racchette adagiate su quasi un metro di neve fresca e sotto alberi ricolmi di neve. Tra i partecipanti molti neofiti delle escursioni con le racchette da neve, attrezzo di un lontanissimo passato, riscoperto negli ultimi anni anche nel nostro territorio montano grazie al costante e proficuo impegno della Sezione cittadina fin dai primi anni di attività. Un aumento di numero di appassionati costante nel tempo, dovuto senz’altro alla risonanza mediatica, ma soprattutto alla facilità d’uso dell’attrezzo che non richiede tempi lunghi di apprendimento e consente la partecipazione a debuttanti ed esperti con un alto margine di sicurezza su terreni più o meno accidentati e con condizioni di neve differenti. Senza trascurare l’ulteriore e determinante contributo, cosa impensabile sino a qualche anno fa, offerto dall’esistenza e fruibilità sul territorio e, specificatamente in quello montano di Saracena, di strutture di accoglienza adatte ad ospitare adeguatamente gli appassionati di montagna. Infatti, giunto a Novacco, il gruppo è stato accolto splendidamente dai simpatici gestori del Rifugio “Il Ritrovo del Monarca”, qui consumava una adeguata ed ottima cena prima di riprendere il cammino a ritroso per raggiungere le auto. Al momento dei saluti entusiasti i commenti da parte di tutti e un arrivederci alla prossima esperienza.
5 febbraio 2012: Con le racchette da neve sui piani di Scifarelli e Caramolo di Mimmo Filomia
L’escursione ha sancito e rafforzato un’intesa che da qualche anno ha trovato la sua ragione d’essere nell’unità di intenti di due associazioni, Sci Club “L. Viola” di Saracena e CAI Castrovillari, che tanto si adoperano per la conoscenza, la promozione e la frequentazione delle nostre montagne. Con grande gioia dei partecipanti essa si è sviluppata su due itinerari: quello fisico, un saliscendi progressivo sul manto nevoso adatto anche allo sci da fondo, e quello gastronomico che si è profilato a sorpresa una volta raggiunta la meta. Nulla lasciava presagire che dallo zaino degli amici di Saracena, colmo di varie leccornie, potesse affiorare il ricordo di vecchie ricette e sapori, ora chiamati prodotti tipici locali, che credevamo perduti per il palato di noi adulti e, magari insignificanti, per le papille gustative dei giovani, abituate a cibi che parlano solo con etichette rievocative. Un grazie va alle due guide autoctone del sodalizio, Alfonso e Giancarlo, per la condivisione degli itinerari che si sono svolti in un clima cordiale e affettuoso, come sempre, che ha aiutato a superare il freddo dell’ambiente circostante invitante e fantastico. In alcuni punti del percorso, abbiamo registrato temperature moderatamente basse (circa -2°C) con cielo coperto, mentre il sole, a mezzodì, ci ha regalato una timida apparizione rincuorandoci sulle traiettorie in discesa nella vasta conca sottostante il rifugio incompiuto di Piano Caramolo (1574m). Lungo il sentiero abbiamo sviluppato, more solito, riflessioni e osservazioni, circa la fattibilità di valorizzare questi luoghi a gran vocazione sciistica, per attrezzarli di quel minimo indispensabile per una utilizzazione turistico/sportiva sostenibile. La montagna è un bene naturale che bisogna tutelare e valorizzare per salvaguardare le aree su cui gravita. Tutto vero! Ma se nella gestione del territorio ci soffermiamo solo a questa massima, vuol dire che abbiamo una visuale ristretta del dominio delle terre alte, le quali per non essere abbandonate dall’uomo devono recargli dei benefici sostenibili che non siano la solita pastorizia, l’ennesima staccionata, tabernacoli, punti informativi, rimboschimenti e manifestazioni una tantum. Intanto, grazie all’uso delle racchette da neve e degli sci, abbiamo guadagnato quota e spazi innevati immacolati. La pista naturale (6 km circa coperta in 3 ore di sola andata) dal Piano di Novacco (1315m), fino alla vasta conca di Caramolo, dopo avere valicato sul Piani di Scifarelli con deviazione panoramica, ci ha consentito di effettuare una performance sportiva molto salutare e divertente. Il ritorno è avvenuto riprendendo il sentiero CAI n. 631 che da Novacco conduce a cima Caramolo (1827m). Il folto plotone degli sciatori, mai domo, alla selletta di Scifarelli, (1596m) sulla strada del rientro, ci ha salutato dileguandosi nella nebbia e dando fondo alle ultime energie ha brillantemente completato l’anello inizialmente previsto raggiungendo Piano Minatore e da lì rientrare a Novacco. Grazie a tutti.
22 gennaio 2012: Piano Pedarreto - Montagna di Grasta di Gerry Rubini
L’appuntamento come di consueto è al “semicerchio” di Castrovillari con destinazione “Piano di Pedarreto” comune di Rotonda. La presenza di soci è alta, 27 persone, donne e uomini, che formano questo allegro, colorato, vivace e dinamico gruppo di amanti e appassionati della montagna. Il tragitto da fare con le autovetture ci offre un paesaggio segnato dalle differenze atmosferiche. Lasciamo a Castrovillari un sole confortevole e mentre saliamo di altitudine cambia repentinamente il meteo, quasi come se volesse nevicare. Arrivati al Piano di Pedarreto, il freddo è pungente. Ognuno si attrezza per affrontare l’escursione, ciaspole, ghette, sci da fondo, pelli di foca, caschetti, guanti e quanto di più offre il mercato dell’escursionismo, viene messo in bella mostra. Pronti tutti, si parte. Il pianoro che si apre davanti a noi è ghiacciato, ma la neve è poca rispetto al periodo. Ma ciò non scoraggia nessuno, e ognuno prosegue per l’itinerario stabilito. Si sentono i click delle macchine fotografiche, pronte ad immortalare momenti di questa giornata. Si ascoltano le battute diverse e divertenti degli amici, che passato il primo impatto con il freddo, scongelano anche il proprio imbarazzo e scaldano l’aria con imitazioni, barzellette e altre fatti simpatici. Ma in tempo di crisi generale, ci accorgiamo ben presto che ciò che viene chiamata neve, quella che dovrebbe rivestire il bosco di una coltre bianca e soffice, è ben poca e a tratti gelata. Allora iniziano le prime manovre e scelte personali, qualcuno si toglie le ciaspole, altri stentano a compiere questa scelta. Chi indossa gli sci ha molta difficoltà nell’attraversata di lunghi tratti di sentiero senza neve, quindi anche loro affondano gli scarponi in quel che resta della neve. Ma per il sole la crisi non esiste. In un attimo salta fuori dalle poche nuvole rimaste e scalda improvvisamente e confortevolmente questo gruppo che con passo sostenuto vuole arrivare in vetta al Monte Grasta. La carovana umana si avvicina sempre di più alla vetta, occupata in larga parte da un ripetitore, e girato l’ultimo picco, tale ripetitore sovrasta le nostre teste. Arrivati in vetta, sotto il rigido ordine del Presidente Iannelli, il gruppo si mette in posa per la foto. La vista viene riempita da questo stupendo panorama a 360° che si offre davanti a noi. Spazi interminabili, paesi arroccati ai piedi delle montagne, nuvole che giocano sulle vette circostanti, rumori in lontananza. È vero, l’orizzonte visto da quassù ha un'altra dimensione, ed ognuno, me compreso, dedica questa cartolina naturale a chi ha nel cuore. Sciolte le righe, i più desiderosi di leccornie aprono gli zaini e offrono a tutti, come aperitivo, un assaggio del pranzo a sacco, che da lì a breve si sarebbe consumato. È sempre moto bello pranzare tutti insieme. In modo immaginario si forma una tavolata che occupa la parte sud del monte Grasta, e ognuno fa a gara per far assaggiare a tutti la propria specialità. In tempo di crisi, certamente, le specialità fatte in casa ritrovano il sapore di un tempo, e se posso esprimere un giudizio molto soggettivo, i “fichi imbottiti” dell’amico Mimmo Mandarino hanno un gusto delizioso. Dopo aver dato fondo alle riserve di cibo, ci incamminiamo per la strada del ritorno. Un sole caldo ci tiene compagnia e i riflessi ed i bagliori della neve di tanto in tanto accecano la nostra vista. A gruppi arriviamo al punto di partenza, quel bel rifugio di Pedarreto, che offre ospitalità ai turisti di questo Parco, che potrebbe e dovrebbe funzionare tanto di più. Ma questa è una altra storia. I 27 si salutano e si danno appuntamento alla prossima escursione di questa associazione che non conosce crisi organizzativa, di idee e di novità.
15 gennaio 2012: Alpinistica su Serra delle Ciavole di Indio
Grazie alla circostanza di una mail arrivata pur non essendo iscritto al CAI, ho chiesto agli organizzatori, Massimo e Franco, di poter partecipare. Arrivo molto presto, lascio la macchina nei pressi di Visitone e salgo a piedi fino a Colle Impiso. I calabresi sono in ritardo, perché, causa innevamento, invece di venire da Ruggio arriveranno da Rotonda. Il clima è davvero rigido. Sale una macchina e riconosco Pino, "amico virtuale" del blog Falcotrek. Anche lui e i suoi amici sono qui per l'escursione che avrà come obiettivo la risalita di un canalino sul ripido versante Sud-Ovest di Serra delle Ciavole: via aperta proprio da Massimo e Franco. Col tempo comincia ad arrivare gente, compreso Mimmo, che ho già conosciuto e il Presidente del CAI Castrovillari. Dopo mezz'ora di preparativi si parte, in fila indiana. Siamo in tanti (forse troppi!) divisi in un gruppo alpinistico e in uno escursionistico, in tutto una trentina di persone. Fredda giornata oggi, anzi, freddissima, ma soleggiata. I Piani di Pollino si mostrano in tutto il loro splendore invernale. Una distesa immensa di neve e ghiaccio. Cercando inquadrature mi isolo un pò dal gruppo. Di fronte a tali scenari è spontaneo per me appartarmi e riflettere. Per me è una specie di confessionale la montagna: mentre cammino mi vengono in mente cose sbagliate che ho fatto o pensato. Forse ognuno di noi ha un lato oscuro dentro se stesso, e questa luce paradisiaca è come se illuminasse anche il cuore. Arrivati alla base del canalone si deve dividere il gruppo alpinistico in cordate. Come spiegano Franco e Massimo l'ideale sarebbe formare cordate da due persone, ma non abbiamo abbastanza corde e perciò le cordate debbono essere composte da quattro persone. L'esperienza della cordata è nuova per me. Mi aggrego alla prima, guidata da Massimo che farà anche da guida. Iniziamo a salire superando il boschetto di faggio e sbuchiamo tra i pini loricati. Scopro inediti scorci di Serra delle Ciavole e la sensazione è davvero di appagamento. Le vie più impegnative dei versanti di queste montagne consentono di entrare in sintonia con gli ambienti più selvaggi del Pollino. È la dimostrazione che sul Pollino si può fare un alpinismo "contemplativo", che dà la possibilità di ammirare scenari non compromessi da opere impattanti come strade, vie ferrate, funivie, rifugi; un tipo di alpinismo relativamente facile, anche se forse abbastanza impegnativo per quelli che in gergo alpinistico vengono detti "avvicinamenti" (avvicinamenti che, almeno per il Pollino, valgono essi stessi l'escursione). Una pratica sportiva concepita solo come "strumento" per vivere in maniera naturale la bellezza della montagna. Penso poi che la montagna non si valuti in cifre, altitudini o in livelli di difficoltà, perché altrimenti dovremmo, in base a questi parametri, attribuire scarso valore alpinistico ad un massiccio come quello del Pollino. È a mio avviso il "valore wilderness", invece, la grande risorsa dell' escursionismo e dell'alpinismo del Pollino. Ne consegue che, solo se riusciremo a conservare gli ambienti naturali del Parco potremo fare un tipo di alpinismo ed escursionismo non artificiosi e capaci di dare all'uomo il senso dell'avventura e del contatto con la natura selvaggia, fuori da eccessivi tecnicismi, comodità e preoccupazioni per la performances, svilenti spesso, il senso stesso dell'alpinismo "tradizionale". Ritroviamo i nostri limiti, come dice Messner, solo se conserviamo la naturalità della montagna, per garantire all'uomo quegli stati d'animo che sono costitutivi dello stesso concetto di wilderness. Gli scenari di questa via sono stupendi e sarebbe bello stare qui a godermeli e a fare più foto, ma siamo già in ritardo con la tabella di marcia e non posso fermarmi troppo a fotografare, perché la cordata giustamente "preme" dietro di me. Il canale si fa sempre più ripido e in alcuni tratti bisogna procedere coi ramponi a spina di pesce o alla "francese"; ma nella maggior parte dei casi la neve non è ghiacciata e si riesce facilmente ad ottenere dei gradini procedendo con le punte degli scarponi. Al di là della tecnica migliore, dal canto mio trovo istintivo procedere con il bacino all'indietro, un pò accovacciato, scalciando con le punte per creare i gradini. Massimo passa accanto ad un esemplare di loricato, si assicura con cordino e moschettone e poi si sposta sulla destra. Tocca a me, una volta arrivato, rimuovere moschettone e cordino. La via è quasi finita e adesso bisogna procedere "dritto per dritto" verso le rocce che ci sovrastano. Arrivati ad una sommità la mia cordata si scioglie mentre le altre lentamente giungono a destinazione. Il cielo sta annuvolando e il freddo gelido si fa sentire, ho dimenticato anche la mia giacca a vento e perciò devo stare in movimento, anche perché i pile che ho addosso sono bagnati dal sudore. Arriviamo sull'anticima di Serra delle Ciavole con i caratteristici pini secchi "gemelli". Mimmo ricorda che stavano nella copertina di un suo libro sul Pollino. Ci fermiamo dieci minuti per mangiare qualcosa. Siamo tutti infreddoliti. Ho lasciato una mano senza guanto per poter scattare le foto e anche l'altra è gelida. Ci avviamo verso la cima per una foto di gruppo ma io devo fermarmi perché le mani hanno perso quasi del tutto la sensibilità. Non resta che metterle sotto le ascelle per riscaldarle. Abbiamo misurato la temperatura sulla cima: 9 gradi sotto lo zero. Dopo la foto ci avviamo subito sulla via del ritorno, è davvero tardi e dovremo fare il percorso per Colle Impiso con le lampade frontali. Ai Piani di Pollino comincia stranamente a nevicare, mentre ad Ovest, sulle montagne dell'orizzonte al tramonto, domina un cielo sereno striato di nuvole rossastre.

