Raccontatrekking 2018

28 gennaio 2018: Lungo le Nord del Timpone di Viggianello e del Timpone della Capanna di Mimmo Pace

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Il Timpone di Viggianello (1779 m) e il Timpone della Capanna (1823 m), pur rappresentando due cime minori del Massiccio del Pollino, offrono scorci paesaggistici di ampio respiro e di grande suggestione, unitamente ad una morfologia interessante dal punto di vista alpinistico, specialmente d’inverno, con un manto nevoso compatto e “croccante”. Una conformazione alpinistica in miniatura, direi, che favorisce un approccio non eccessivamente impegnativo, sia nella progressione su terreno ghiacciato, sia in relazione alla lunghezza, che all’asperità del percorso. Un terreno ideale, quindi, per coloro che, già invaghiti dell’andar per sentieri, sono anche molto vogliosi di sperimentare un primo approccio con l’alpinismo invernale. Ci sono poi gli irriducibili amanti delle racchette da neve, e sono tanti, che amano scorrazzare in libertà e con il minimo rischio per bianchi pianori e vallate, che il nostro Pollino offre; per cui, anche allo scopo di favorire una più ampia partecipazione ed una costruttiva e producente socializzazione, avevamo optato di abbinare una modesta esperienza alpinistica a quest’altro piacevole diporto sulla neve. Non avevamo però fatto i conti con una stagione invernale, almeno finora, tanto avara di neve, quanto ricca di piogge sciroccose fin sulle quote più alte delle giogaie del Pollno! Ragion per cui, a causa dell’insufficiente innevamento, stava per andare a “farsi friggere” la tanto sospirata ciaspolata lungo il grande e luminoso Piano di Ruggio. Con apprezzabile spirito di servizio, il noto Mimmo dei sentieri è riuscito, però, ad attrarre un gruppetto di ciaspolatori, conducendoli sul Piano di Ruggio, con puntatina classica al Belvedere del Malvento. Meglio così. Il gruppo delle “anime scalanti” constava, invece, di una ventina di unità: una schiera di amici reggini (ben 8), sempre entusiasti del nostro Pollino, la solita sfiziosa combriccola rossanese-cariatese, neofita per tal genere di imprese, qualche amico del CAI di Catanzaro, nonché qualche scalatore alpino di ormai larga fama. Il Mimmo delle avventure e l’atletico Francesco guidano il gruppo nell’ascensione del fianco Nord del Timpone di Viggianello. Per quanto breve, il pendio innevato è abbastanza ripido e occorre procedere con prudenza e accortezza, anche per la presenza di qualche passaggio di misto un po’ delicato, reso insidioso dalla formazione di chiazze di scivoloso vetrato. Presto il gruppo è in vetta e… ne valeva proprio la pena raggiungerla, non fosse altro che per le visioni mozzafiato che da lassù si godono, nonostante il paesaggio non offra oggi all’occhio le suggestioni e gli incanti di un ambiente fiabescamente imbiancato! Visioni inedite, in quanto solitamente sono in tanti a snobbare e trascurare questa montagna, considerandola una vetta minore e quindi scarsamente appetibile. Tempo un buon quarto d’ora… tanto dura la ridiscesa al Colle del Dragone. Una non lunga marcia in ambiente discretamente innevato e il gruppo già risale il dolce pendio che porta a piè della NW del Timpone della Capanna. Lungo l’aderto costone boscato il risalire diviene faticoso, non solo per via della notevolissima pendenza, che sfiora il 50%, ma anche per lo stato un po’ inconsistente e scivoloso della coltre nevosa. Per fortuna però, usciti allo scoperto, la neve riacquista una certa consistenza ed è una vera goduria poter avvertire il crepitio dei ramponi, che mordono la superficie ghiacciata. D’improvviso, un ricordo bellissimo di diversi anni addietro mi pervade la mente: era la vigilia del Natale 2008 e su questa stessa rampa, ancor più dura e insidiosa, assieme a mio figlio Francesco, iniziavamo alla progressione su neve ghiacciata un bimbo di appena 6 anni!... il mio nipotino Daniele, mascotte e protagonista in diverse nostre avventurose sortite sul Pollino ed alpine. L’inizio era davvero promettente… ma poi... e pensare che ambivo di passargli il testimone, nel fatidico momento di appendere gli scarponi al chiodo! Suo nonno, però, si augura sempre che gli ritorni di nuovo la voglia! Finalmente i piedi in piano. Risalendo il facile declivio che conduce sulla vetta, orizzonti grandiosi e smisurati, resi opalescenti dalle nebbie, che vagano senza meta sui fianchi della montagna. Ai nostri piedi il Piano di Ruggio, stavolta non deserto, ma brulicante di giovanissimi ciaspolatori, impegnati nell’espletare una breve gara, organizzata e diretta attraverso strombazzanti megafoni, i cui clamori giungevano fino a noi, ferendo non poco i nostri orecchi… ma col Rifugio sempre accuratamente chiuso! Qualche foto ricordo, al cospetto dell’imponente mole della Serra del Prete e poi subito giù, attraverso l’aereo, magnifico Crestone Nord, che offre una discesa a dir poco entusiasmante ed adrenalinica. Chiedo venia al lettore, ma non riesco a sottacere le emozioni vissute un trentennio addietro, proprio lungo questo crestone, assieme ai miei figlioli Francesco e Mariella. Lui, un ragazzo di otto anni, lei signorinella appena… miei assidui ed inossidabili compagni di ventura a quei tempi. Risalivamo la sua superficie ghiacciata con pochi mezzi e un pezzo di corda: il piccolo era senza ramponi e scivolando continuamente, aveva modo di affidarsi solo alla corda e… piangeva, piangeva per la paura, ma riuscimmo tutti e tre a toccare la vetta! Riconosco di essere stato un papà superficiale e sconsiderato in quel frangente… ma il piccolo, grazie a quell’esperienza, era divenuto già un uomo!! Dopo una discreta mezzora di briosa discesa, incrociamo il sentiero 900A, tagliando lungo la porzione superiore del Piano. Inaspettatamente una graditissima sorpresa! Possiamo rivedere e riabbracciare un vecchio lupo di montagna: Giuliano Belcastro, che, in compagnia di un amico, si aggira estasiato e senza meta per quei luoghi. Dopo la rituale degustazione di intingoli vari, in un’area pic-nic, non ci resta che felicitarci l’un l’altro per la sortita appena conclusa e a darci un convinto arrivederci alla prossima, con la segreta speranza che prima o poi una copiosa nevicata imbianchi di nuovo queste montagne.

7 gennaio 2018: Ciaspolata d’inizio anno 2018 di Mimmo Filomia

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Per dare vita alla prima uscita con le ciaspole, inserita nel nostro programma di attività 2018, quest’anno abbiamo avuto un pò di difficoltà nella scelta della località. Un inverno strano, prima si propone con alcune nevicate dando l’idea di aver ristabilito la stagione in corso, rimettendo alla porta il fattore cambiamento climatico, che invece è tornato subito facendo sentire i suoi effetti per via delle alte temperature che, unite alle piogge, hanno sciolto il manto nevoso in tutti i quadranti del Parco del Pollino. Alla fine, dopo più di un sopralluogo, la scelta è caduta su Novacco (Saracena) che ha conservato più copioso il manto nevoso specialmente nelle radure e nel bosco meno esposti al sole. Con buon auspicio per l’inizio della stagione invernale, ci ritroviamo in ventotto allo svincolo di Campotenese dell’Autostrada A2 del Mediterraneo. Proseguiamo per la località Rosole per usufruire del nuovo tratto stradale ammodernato che conduce a Novacco (1311m), passando per Masistro e poi Piano dell’Erba. L’utilità della breve arteria, appena raggiungibile dall’autostrada, dovrebbe influire positivamente ai fini della visibilità del rifugio e dell’ambiente a vocazione turistico. Sul posto fa freddino, il tempo di scambiarci il messaggio di benvenuto e l’augurio di un anno pieno di escursioni per tutti e già calziamo le racchette da neve, impazienti ed entusiasti di imboccare il sentiero CAI 631 Novacco - Caramolo che a noi, oggi, a ritmi lenti ci condurrà a Piano Scifarello (1600m). Le ciaspole, con l’ausilio dei bastoncini, sono l’attrezzo la cui calzata mette le ali ai piedi, sulla neve alta, senza le quali alcune performance in ambienti fiabeschi e ovattati, sarebbe difficile praticare. Sulla neve ghiacciata, invece, soprattutto in pendenza, bisogna calzare i ramponi; per la progressione, serve l’ausilio di una o due piccozze per assicurarsi da impreviste rovinose cadute. Quanto appena specificato a vantaggio di alcuni principianti nuovi iscritti che si sono uniti agli amici di Rossano, Cerchiara, S. Sosti. Il sentiero non è particolarmente impegnativo, si progredisce leggermente in salita su neve soffice e in alcuni tratti ghiacciati. La voglia di neve si legge nell’espressione entusiasta di tutti, anche se gli “sgarri” delle feste natalizie, hanno fatto soffrire un pò, motivo in più per scambiarsi, cioccolata e frutta secca nelle pause, contribuendo a socializzare. Sul colle Scifarello una bella e solida cornice di neve si presta come trampolino di lancio per lo slittino. E’ stata presa di mira per fare discesa sfruttando il proprio lato “B” come slittino, divertendosi. Il ritorno è avvenuto per la stessa via dell’andata, ma con una deviazione al rifugio dell’ex Corpo Forestale, che abbiamo trovato desolato ma in buono stato. Qui abbiamo fatto parlare i nostri zaini! Ne è uscito un discorso molto eloquente che abbiamo condiviso tutti tra il salato, dolce, frutta e scoppi di prosecco, in nome della tradizione e amicizia, fra caini!