Raccontatrekking 2018

8 aprile 2018: Madonna del Riposo di Mimmo Filomia

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Si è svolta con successo, nel rispetto della tradizione locale, la 14a edizione della classica escursione di pasquetta organizzata dal Club Alpino Italiano di Castrovillari. Ormai, pensiamo di avercela fatta a riprendere questa tradizione turistica culturale religiosa, che si instaura nel lontano 1836 anno di costruzione della cappella (Andrea Bellusci, benefattore). Da allora tanti pellegrini, continuano a salire spontaneamente a far visita alla bianca cappella rupestre ottagonale situata a mezza costa di Monte Sant’Angelo (795 m). Anche quest’anno, un pò tutti, abbiamo sentito la voglia di scrollarci di dosso questo fine inverno piovoso, con una gita fuori porta, per trascorrere in allegria una giornata all’aria aperta per riscoprire ed affezionarsi a questi luoghi tanto frequentati dai nostri nonni. In passato, buona parte dei castrovillaresi ha fatto coincidere questa tradizione, con la pasquetta sino intorno al 1960 quando, proprio in concomitanza del boom economico, diminuiscono le presenze determinando l’abbandono del sito. La tenacia del nostro sodalizio nel tutelare e valorizzare quanto di buono c’è sul territorio, ci ha premiato, vista anche l’inversione di tendenza cui le persone coinvolte, piccole e grandi, senza distinzione sociale, si sta orientando verso il ritorno alle origini, a livello globale. Perché in tutti noi, emerge la consapevolezza che la buona tradizione è la tracciabilità che contraddistingue le popolazioni. Ormai il sito rimane un simbolo religioso svuotato letteralmente di significato per l’incuria e il vandalismo di pochi, ma, riempito di affetto e di fede di quanti come noi, famiglie, giovani,adulti, associazioni seguono da quattordici anni, dapprima la passeggiata dei pellegrini e poi la pasquetta dei castrovillaresi alla Madonna del Riposo. La bonifica interna della chiesa intrapresa dal CAI lo scorso anno rende l‘ambiente più decoroso. I lumini accesi sotto un tabernacolo vuoto, la recita del rosario, sono il simbolo di fede. Il libro delle presenze è pieno di pagine riflessive rivolte alla religiosità del luogo suggerita dalla pace contemplativa dell’ambiente che invoglia a isolarsi per starsene con i propri pensieri, sospesi al centro tra monti degradanti verso il mare, colline che sfumano all’orizzonte, mentre sotto, la città da cui ti sei appena allontanato da qualche ora ti ricordano la vita frenetica. I più freschi della giornata, ma anche chi se l’è segnata al dito che, un giorno, sarebbe salito in cima a Monte Sant’Angelo, prende coraggio e si avvia sul sentiero CAI 989 d’altura calpestando tutta la pigrizia che l’ha fatto desistere sino a quel momento. In cima è sempre viva la sorpresa con il pannello esplicativo di tutte le montagne all’orizzonte. Dopo la performance sportivo religiosa, subentra la meritata pausa pranzo. Per magia “Supa i Stuiavucchi spasi ‘nnante”, lo zaino di ciascuno diventa il classico cilindro del mago, da dove esce di tutto, dal dolce, al salato, rigorosamente locale, servendo tutte le variazioni, di frittate, peperoni cruschi, salumi, jallatina e vuccularu formaggi, torte, taralli, vino quanto basta, genziana e caffè della casa. “Ah cummara, cum’è ch’on sì binuta cu nui ala Madonna D’ ‘u Ripusu? Ti furéresi assai divirtuta”: (da U Mannulino poesie in dialetto castrovillarese scritte da F. Carelli 1829 - 1898). Il sito Madonna del Riposo è un bene immateriale del territorio, affidato agli uomini, protempore, affinché lo custodiscano, con tante grazie, per le generazioni future.

18 marzo 2018: Etna Nord di Carla Primavera

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Sapevamo che non sarebbe stata una passeggiata. Sapevamo che risalire "a muntagna", così come la chiamano i siciliani, non sarebbe stato facile. Le condizioni meteo, fondamentali per qualsiasi spedizione, anche in questo caso sarebbero state fondamentali. Ci accoglie una ventosa, ma splendida giornata, a Piano Provenzana, con gli amici del CAI Aspromonte e due del CAI Linguaglossa, tra cui il presidente, che ci accompagneranno. Il gruppo, 28 partecipanti, numerosi per una escursione di questa portata, si divide su due tracce obbligatoriamente diverse a causa delle differenti attività. Il primo, escursionistico, allunga il passo, ma solo in 4 raggiungeranno la cima. Il secondo, sci alpinistico, arriverà a Piano delle Concazze, a circa 2800 metri. La progressione è difficoltosa per il fortissimo vento, che sferza il viso e tenta di ributtarci a valle. Il dislivello, circa 1000 metri, è ripido, con neve abbastanza ghiacciata ma ottima per ramponare. Il gruppo del CAI Castrovillari, quasi tutti scialpinisti, procede con gli amici siciliani, ammirando panorami mozzafiato a picco su un mare azzurro infinito. Chiaramente viviamo in diretta lo stretto di Messina e la Calabria Ionica con il Montalto in primo piano. Ai nostri piedi i Nebrodi con la Rocca di Novara, meta qualche anno fa di una mitica escursione, il porto di Milazzo, tutte le isole Eolie e gli splendidi paesi ai piedi dell’Etna. Solo al Sud si può ammirare il meraviglioso mare e avere i piedi nella neve. Assolutamente fantastico! Spesso ci fermavamo per riempirci gli occhi di tanta bellezza. La fatica, ripagata ampiamente, da una giornata con un cielo meraviglioso e da una neve, a detta degli scialpinisti, che davvero non capita spesso a queste latitudini. Ognuno di noi si è misurato con le sue possibilità, fisiche e psichiche, riuscendo a procedere con i suoi tempi, la propria tecnica, mai dimenticando chi ti precede o chi ti segue. Essere arrivati a quota 2800 metri, ma soprattutto, aver mantenuto il gruppo unito, affiatato, compatto, ha reso questa giornata UNICA! A completamento, gli amici di Linguaglossa, in fase di discesa, ci hanno accolto nel loro rifugio CAI, piccolo ma molto accogliente, dove ognuno di noi, ha offerto quello che ci eravamo sicuramente meritato... ed anche la cotognata e un ottimo caffè caldo preparato sul posto! Davvero una giornata meravigliosa, dove ognuno ha dato quel che poteva, ha imparato che tutto quello che ci concede, la montagna è un regalo inestimabile che raccogliamo a piene mani, ringraziando e ricordando che siamo sempre in debito. Lo saremo sempre. Grazie agli amici del CAI Linguaglossa per averci fatto da guida e agli amici del CAI Aspromonte per l’ottima compagnia.

11 marzo 2018: Valsinni - Monte Coppolo di Luigi Perrone

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Nelle Terre del Silenzio, sulle tracce di Isabella Morra, da Valsinni a Monte Coppolo. A ridosso della festa della donna, 8marzo, non ci poteva essere giorno migliore per dedicare alle donne presenti la giornata odierna in ricordo di Isabella Morra e della sua breve vita, poetessa del ‘500 resa famosa da Benedetto Croce, a cui questi luoghi appartengono e da cui trasse ispirazione per i suoi sonetti. Questa parte estrema del Parco e la storia di questi luoghi mi hanno sempre affascinato; quando aprivo la cartina turistica del Parco Nazionale del Pollino, per illustrala a qualche amico, conoscente o curioso visitatore, alla voce: Principali punti di interesse era menzionato sempre il monte Coppolo. In una delle mie visitea Valsinni, per motivi di lavoro, la curiosità si accese di nuovo e proposi alla nostra sezione questa uscita. In concomitanza, scoprii dopo, che anche le sezioni di Lagonegro-Melfi-Potenza, avevano inserito nel loro programma la stessa escursione per lo stesso giorno l’11 marzo. Confesso che non avevo mai percorso questo sentiero e sembrava, dalle carte consultate, un percorso agevole quasi una passeggiata, sensazione che ho riscontrato in molti nostri soci. Come vuole buona prassi caina prima dell’uscita ho fatto le verifiche sul posto, scoprendo che il sentiero segnato, non esisteva più. Era statocoperto interamente dalla vegetazione. Avendo notato, però, nelle adiacenze segni rossi sugli alberi e il classico nastro bianco-rosso, incuriosito sono andato a controllare la tipologia del sentiero. In seguito, parlando appunto con Franca, socia e responsabile del CAI Potenza, capii che avevano realizzato un nuovo tracciato che a differenza dell’originale si percorreva in cresta e seguiva una vecchia mulattiera in un impluvio. Trovandoci ad un altitudine che va dai 280 agli 800 metri, l’influenza dei venti e del mare, determina una vegetazione composta principalmente da una “gariga” macchia mediterranea bassa, erica, biancospino, pruni selvatici spinosi, lentisco, ginestre, e da qui le difficoltà a percorrere la prima parte del sentiero che scollina all’altezza della Masseria Carbone ora abbandonata, come tutte le terre ed i campi che abbiamo attraversato. Sicuramente la storia ci racconta che un tempo i campi erano coltivati, sono presenti i i segni dell’uomo, con terrazzamenti, fortificazioni, confini realizzati con pietre che le ere geologiche, i circhi glaciali hanno consegnato ai giorni nostri. D’altronde su tutto il monte Coppolo ci sono testimonianze di una “Acropoli” denominata l’antica “Lagaria”. La giornata ci ha regalato uno splendido sole primaverile. Puntuali ci siamo trovati al parcheggio dell’anfiteatro, con i soci della sezione di Verbicaro, dal Tirreno con i paesi di Cirella, Diamante, Santa Maria del Cedro, dallo Ionio la sottosezione di Cerchiara con i paesi di Rossano, Cariati, Mirto. in tutto 33 partecipanti: Il Popolo del Pollino! Un ringraziamento a Pino che ha collaborato nella gestione del gruppo, affrontando le difficoltà che si sono presentate in un sentiero reso scivoloso dal fango e la scarsa visibilità a causa della fitta vegetazione. La sezione di Potenza era partita prima di noi, loro in 40, ma durante il percorso ci siamo incrociati, superati e intrecciati più volte, rendendo molto piacevole questi incontri. Un socio di Potenza voleva scambiare la moglie per 2 soppressate….! Dal grosso serbatoio inizia la salita verso il monte Coppolo, costellata di gradini realizzata con delle vecchie traversine dismesse della ferrovia, che nelle giornate di sole emanano ancora il forte “olezzo” dell’impregnante tipico di quando si si è nei pressi di una stazione ferroviaria. Certo che la scelta di fare questo sentiero così, non è certamente né ecologico né naturalistico. In cima ci siamo goduti il paesaggio circostante: a Sud da tutta la catena del Pollino innevata, ai paesi sottostanti della valle del Sarmento e del Rubbio, e sempre costante di fronte a noi il paese ….INNOMINABILE. Ad Est a causa di una folta foschia non si scorgevano le coste del Mar Ionio, ma in compenso sulla cima non c’era vento e questo ci ha permesso di consumare un lauto pasto, in completo relax e con prodotti calabresi e lucani. In conclusione visita del Castello di Isabella Morra, dove le donne lucane hanno offerto un piccolo buffet ed una guida del castello ha raccontato la storia di Isabella, che si recava su monte Coppolo ad osservare il mare per scorgere l’arrivo della nave che avrebbe riportato il padre in patria, ma mai più tornato. Sua ispirazione era anche il fiume Sinni, la leggenda narra che il fiume stesso veniva alimentato dalle sue lacrime per la solitudine e la misera vita che conduceva nel castello con i fratelli, i quali scoperto un rapporto epistolare della sorella con un nobile della famiglia Caracciolo di Napoli, per gelosia la assassinarono in giovane età insieme al suo tutore e successivamente al suo “amante”. Il corpo di Isabella non è stato mai trovato. E nei giorni di bufera, il fantasma vaga ancora nei vicoli e nelle strette viuzze di Valsinni.

25 febbraio 2018: Pollinociaspole di Eugenio Iannelli

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Purtroppo sono diversi anni che non riusciamo a tenere fede all’itinerario programmato a causa delle bizze del meteo, della difficile percorribilità delle strade o addirittura della mancanza di neve. E così è stato anche quest’anno. La meta prescelta era Colle Gaudolino ma la neve caduta nei giorni precedenti l’evento ha come al solito creato scompiglio e le strade per raggiungere Colle Impiso, manco a dirlo, tutte, dico tutte, chiuse … per neve. E’ per noi difficile, dopo tanti anni, capire e giustificare una situazione del genere che si ripresenta puntualmente e che non permette una fruizione completa delle nostre montagne, non sappiamo veramente più a che Santo votarci. La fatica che svolgono le associazioni per avvicinare appassionati e turisti al Parco del Pollino nel più bel periodo dell’anno è tanta ma purtroppo vanificata e mortificata anno dopo anno. Eppure, secondo la nostra esperienza e nonostante l’Ente Parco sia più volte intervenuto con finanziamenti e incarichi, basterebbe poco per la soluzione del problema, ovvero sarebbe necessario intervenire nel mentre nevica, non dopo, e con più mezzi veramente idonei, leggi turbine spalaneve, e non con un piccolo, unico mezzo che deve fare il giro del mondo. Il lavoro fatto male e in ritardo non fa altro che peggiorare la situazione e complicare le cose. Ma abbandonando il triste argomento della percorribilità delle strade possiamo affermare che Pollinociaspole è una manifestazione che riscuote sempre grande successo. Scelto Piano Pedarreto, unico posto raggiungibile con una certa sicurezza, come luogo di svolgimento della manifestazione sono arrivati in 60 per partecipare. Tanti dallo Jonio cosentino, Rossano, Corigliano, Cariati, Isola Capo Rizzuto, Catanzaro e tanti dai nostri paesi limitrofi. Un tiepido sole ha attenuato le rigide temperature mattutine e ha consentito, dopo aver calzato le ciaspole, di effettuare una bella escursione verso Monte Grasta con una bellissima nevicata finale. Un percorso facile, alla portata di tutti, grandi e piccini, che ha consentito a molti dei partecipanti di fare la prima esperienza con le racchette da neve. Un attrezzo di facile utilizzo che consente di percorrere in sicurezza e senza grande fatica qualsiasi sentiero nel periodo invernale. L’evento -considerata la facilità del percorso- ha garantito la partecipazione e il divertimento per tutti indipendentemente dall’esperienza e dall’allenamento personale. L’obiettivo principale dell’evento resta quello di promuovere la conoscenza e la pratica di una attività sportiva ecocompatibile, attraverso l’uso di un attrezzo, che consente un approccio nuovo di vivere la nostra montagna in un periodo -quello invernale- ritenuto a torto poco frequentabile per le difficoltà logistiche e di adattamento. Al termine dell’escursione il pranzo in ristorante per amalgamare nuove e vecchie conoscenze che sono parte integrante della grande famiglia degli appassionati di montagna. Al termine della giornata commenti entusiasti mentre per gli organizzatori l’orgoglio e la soddisfazione di aver riproposto questa bella esperienza sportiva e di aver contribuito alla conoscenza e alla promozione del nostro territorio nonostante le enormi difficoltà incontrate.

28 gennaio 2018: Lungo le Nord del Timpone di Viggianello e del Timpone della Capanna di Mimmo Pace

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Il Timpone di Viggianello (1779 m) e il Timpone della Capanna (1823 m), pur rappresentando due cime minori del Massiccio del Pollino, offrono scorci paesaggistici di ampio respiro e di grande suggestione, unitamente ad una morfologia interessante dal punto di vista alpinistico, specialmente d’inverno, con un manto nevoso compatto e “croccante”. Una conformazione alpinistica in miniatura, direi, che favorisce un approccio non eccessivamente impegnativo, sia nella progressione su terreno ghiacciato, sia in relazione alla lunghezza, che all’asperità del percorso. Un terreno ideale, quindi, per coloro che, già invaghiti dell’andar per sentieri, sono anche molto vogliosi di sperimentare un primo approccio con l’alpinismo invernale. Ci sono poi gli irriducibili amanti delle racchette da neve, e sono tanti, che amano scorrazzare in libertà e con il minimo rischio per bianchi pianori e vallate, che il nostro Pollino offre; per cui, anche allo scopo di favorire una più ampia partecipazione ed una costruttiva e producente socializzazione, avevamo optato di abbinare una modesta esperienza alpinistica a quest’altro piacevole diporto sulla neve. Non avevamo però fatto i conti con una stagione invernale, almeno finora, tanto avara di neve, quanto ricca di piogge sciroccose fin sulle quote più alte delle giogaie del Pollno! Ragion per cui, a causa dell’insufficiente innevamento, stava per andare a “farsi friggere” la tanto sospirata ciaspolata lungo il grande e luminoso Piano di Ruggio. Con apprezzabile spirito di servizio, il noto Mimmo dei sentieri è riuscito, però, ad attrarre un gruppetto di ciaspolatori, conducendoli sul Piano di Ruggio, con puntatina classica al Belvedere del Malvento. Meglio così. Il gruppo delle “anime scalanti” constava, invece, di una ventina di unità: una schiera di amici reggini (ben 8), sempre entusiasti del nostro Pollino, la solita sfiziosa combriccola rossanese-cariatese, neofita per tal genere di imprese, qualche amico del CAI di Catanzaro, nonché qualche scalatore alpino di ormai larga fama. Il Mimmo delle avventure e l’atletico Francesco guidano il gruppo nell’ascensione del fianco Nord del Timpone di Viggianello. Per quanto breve, il pendio innevato è abbastanza ripido e occorre procedere con prudenza e accortezza, anche per la presenza di qualche passaggio di misto un po’ delicato, reso insidioso dalla formazione di chiazze di scivoloso vetrato. Presto il gruppo è in vetta e… ne valeva proprio la pena raggiungerla, non fosse altro che per le visioni mozzafiato che da lassù si godono, nonostante il paesaggio non offra oggi all’occhio le suggestioni e gli incanti di un ambiente fiabescamente imbiancato! Visioni inedite, in quanto solitamente sono in tanti a snobbare e trascurare questa montagna, considerandola una vetta minore e quindi scarsamente appetibile. Tempo un buon quarto d’ora… tanto dura la ridiscesa al Colle del Dragone. Una non lunga marcia in ambiente discretamente innevato e il gruppo già risale il dolce pendio che porta a piè della NW del Timpone della Capanna. Lungo l’aderto costone boscato il risalire diviene faticoso, non solo per via della notevolissima pendenza, che sfiora il 50%, ma anche per lo stato un po’ inconsistente e scivoloso della coltre nevosa. Per fortuna però, usciti allo scoperto, la neve riacquista una certa consistenza ed è una vera goduria poter avvertire il crepitio dei ramponi, che mordono la superficie ghiacciata. D’improvviso, un ricordo bellissimo di diversi anni addietro mi pervade la mente: era la vigilia del Natale 2008 e su questa stessa rampa, ancor più dura e insidiosa, assieme a mio figlio Francesco, iniziavamo alla progressione su neve ghiacciata un bimbo di appena 6 anni!... il mio nipotino Daniele, mascotte e protagonista in diverse nostre avventurose sortite sul Pollino ed alpine. L’inizio era davvero promettente… ma poi... e pensare che ambivo di passargli il testimone, nel fatidico momento di appendere gli scarponi al chiodo! Suo nonno, però, si augura sempre che gli ritorni di nuovo la voglia! Finalmente i piedi in piano. Risalendo il facile declivio che conduce sulla vetta, orizzonti grandiosi e smisurati, resi opalescenti dalle nebbie, che vagano senza meta sui fianchi della montagna. Ai nostri piedi il Piano di Ruggio, stavolta non deserto, ma brulicante di giovanissimi ciaspolatori, impegnati nell’espletare una breve gara, organizzata e diretta attraverso strombazzanti megafoni, i cui clamori giungevano fino a noi, ferendo non poco i nostri orecchi… ma col Rifugio sempre accuratamente chiuso! Qualche foto ricordo, al cospetto dell’imponente mole della Serra del Prete e poi subito giù, attraverso l’aereo, magnifico Crestone Nord, che offre una discesa a dir poco entusiasmante ed adrenalinica. Chiedo venia al lettore, ma non riesco a sottacere le emozioni vissute un trentennio addietro, proprio lungo questo crestone, assieme ai miei figlioli Francesco e Mariella. Lui, un ragazzo di otto anni, lei signorinella appena… miei assidui ed inossidabili compagni di ventura a quei tempi. Risalivamo la sua superficie ghiacciata con pochi mezzi e un pezzo di corda: il piccolo era senza ramponi e scivolando continuamente, aveva modo di affidarsi solo alla corda e… piangeva, piangeva per la paura, ma riuscimmo tutti e tre a toccare la vetta! Riconosco di essere stato un papà superficiale e sconsiderato in quel frangente… ma il piccolo, grazie a quell’esperienza, era divenuto già un uomo!! Dopo una discreta mezzora di briosa discesa, incrociamo il sentiero 900A, tagliando lungo la porzione superiore del Piano. Inaspettatamente una graditissima sorpresa! Possiamo rivedere e riabbracciare un vecchio lupo di montagna: Giuliano Belcastro, che, in compagnia di un amico, si aggira estasiato e senza meta per quei luoghi. Dopo la rituale degustazione di intingoli vari, in un’area pic-nic, non ci resta che felicitarci l’un l’altro per la sortita appena conclusa e a darci un convinto arrivederci alla prossima, con la segreta speranza che prima o poi una copiosa nevicata imbianchi di nuovo queste montagne.

7 gennaio 2018: Ciaspolata d’inizio anno 2018 di Mimmo Filomia

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Per dare vita alla prima uscita con le ciaspole, inserita nel nostro programma di attività 2018, quest’anno abbiamo avuto un pò di difficoltà nella scelta della località. Un inverno strano, prima si propone con alcune nevicate dando l’idea di aver ristabilito la stagione in corso, rimettendo alla porta il fattore cambiamento climatico, che invece è tornato subito facendo sentire i suoi effetti per via delle alte temperature che, unite alle piogge, hanno sciolto il manto nevoso in tutti i quadranti del Parco del Pollino. Alla fine, dopo più di un sopralluogo, la scelta è caduta su Novacco (Saracena) che ha conservato più copioso il manto nevoso specialmente nelle radure e nel bosco meno esposti al sole. Con buon auspicio per l’inizio della stagione invernale, ci ritroviamo in ventotto allo svincolo di Campotenese dell’Autostrada A2 del Mediterraneo. Proseguiamo per la località Rosole per usufruire del nuovo tratto stradale ammodernato che conduce a Novacco (1311m), passando per Masistro e poi Piano dell’Erba. L’utilità della breve arteria, appena raggiungibile dall’autostrada, dovrebbe influire positivamente ai fini della visibilità del rifugio e dell’ambiente a vocazione turistico. Sul posto fa freddino, il tempo di scambiarci il messaggio di benvenuto e l’augurio di un anno pieno di escursioni per tutti e già calziamo le racchette da neve, impazienti ed entusiasti di imboccare il sentiero CAI 631 Novacco - Caramolo che a noi, oggi, a ritmi lenti ci condurrà a Piano Scifarello (1600m). Le ciaspole, con l’ausilio dei bastoncini, sono l’attrezzo la cui calzata mette le ali ai piedi, sulla neve alta, senza le quali alcune performance in ambienti fiabeschi e ovattati, sarebbe difficile praticare. Sulla neve ghiacciata, invece, soprattutto in pendenza, bisogna calzare i ramponi; per la progressione, serve l’ausilio di una o due piccozze per assicurarsi da impreviste rovinose cadute. Quanto appena specificato a vantaggio di alcuni principianti nuovi iscritti che si sono uniti agli amici di Rossano, Cerchiara, S. Sosti. Il sentiero non è particolarmente impegnativo, si progredisce leggermente in salita su neve soffice e in alcuni tratti ghiacciati. La voglia di neve si legge nell’espressione entusiasta di tutti, anche se gli “sgarri” delle feste natalizie, hanno fatto soffrire un pò, motivo in più per scambiarsi, cioccolata e frutta secca nelle pause, contribuendo a socializzare. Sul colle Scifarello una bella e solida cornice di neve si presta come trampolino di lancio per lo slittino. E’ stata presa di mira per fare discesa sfruttando il proprio lato “B” come slittino, divertendosi. Il ritorno è avvenuto per la stessa via dell’andata, ma con una deviazione al rifugio dell’ex Corpo Forestale, che abbiamo trovato desolato ma in buono stato. Qui abbiamo fatto parlare i nostri zaini! Ne è uscito un discorso molto eloquente che abbiamo condiviso tutti tra il salato, dolce, frutta e scoppi di prosecco, in nome della tradizione e amicizia, fra caini!