Raccontatrekking 2019

17 febbraio 2019: XI Pollinociaspole di Eugenio Iannelli

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Pollinociaspole, una manifestazione partita in sordina che ha raggiunto numeri importanti nelle edizioni che si sono succedute dal 2009 ad oggi. Un evento promozionale che riscuote sempre grande successo e che in questa XI edizione ha radunato intorno a se circa 70 ciaspolatori provenienti da diverse città del comprensorio. Purtroppo le condizioni meteo e della percorribilità delle strade è condizionante rispetto alla individuazione del percorso da fare tant’è che anche quest’anno, a causa della mancanza di neve a bassa quota, l’itinerario inizialmente individuato, Monte San Josemaria, e non percorribile per mancanza di neve è stato sostituito con un altro altrettanto bello e più accessibile nei dintorni di Piano Pedarreto. Ciò ha consentito a tutti di trascorre una giornata serena, rilassante e a molti di fare la loro prima esperienza con le racchette da neve. Un attrezzo di facile utilizzo che consente di percorrere in sicurezza e senza grande fatica qualsiasi sentiero nel periodo invernale. La giornata si presenta veramente fantastica con il cielo sgombro di nubi e che rallegra il cuore, le ultime due ciaspolate erano state caratterizzate da tempo non proprio bello. Dopo aver consegnato in nolo le ciaspole ai neofiti, un grazie a Gaetano e Luigi per la loro disponibilità, la carovana multicolore si è diretta verso Piano Grande, negli anni ’80 attrezzato con una “manovia” che consentiva la risalita e la successiva discesa di una corta ma unica pista da sci del Pollino. Qui abbiamo ascoltato da Luigi la storia della scelta degli alberi e del loro conseguente utilizzo che caratterizza la festa di Sant’Antonio del paesino di Rotonda. Da Piano Grande con un percorso ad anello, a tratti nel bosco a tratti scoperto, siamo rientrati a Piano Pedarreto. Un percorso facile, alla portata di tutti, che ha consentito a molti dei partecipanti di fare la prima felice esperienza con le racchette da neve. Un attrezzo di facile utilizzo che consente di percorrere in sicurezza e senza grande fatica qualsiasi sentiero nel periodo invernale. L’evento -considerata la facilità del percorso- ha consentito la partecipazione di tutti indipendentemente dall’esperienza e dall’allenamento personale. Tra i tanti la mascotte Marta, 10 anni, bravissima e alla sua prima esperienza con le racchette da neve. Terminata l’escursione trasferimento a Campotenese al Centro Turistico Rurale “La Principessa” per il pranzo nell’accogliente sala che riunisce la grande famiglia degli appassionati di montagna. Un ottimo pranzo a chilometro zero avendo noi potuto degustare i prodotti della dirimpettaia Cooperativa Agricola di Campotenese. Al termine della giornata commenti entusiasti da parte di tutti, mentre per gli organizzatori l’orgoglio e la soddisfazione di aver riproposto questa bella esperienza sportiva e di aver contribuito alla conoscenza e alla promozione del nostro territorio.

3 febbraio 2019: Rosole - “Cozzo Innominato” di Gaetano Cersosimo

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L’escursione prevista per il giorno era destinata a “Coppola di Paola”, la mattina al risveglio arriva il primo intoppo, poiché la neve era caduta a 900 metri di altitudine e lo spazzaneve non era passato per liberare la solita strada, essa non era percorribile, quindi non si poteva partire dal punto previsto, vale a dire da Colle del Dragone. Purtroppo non esiste nel nostro “GRANDE PARCO DEL POLLINO”, un servizio informativo sulle condizione delle strade interne di montagna che dia chiarimenti, in tempo reale, sulla percorribilità e visibilità. Al nostro “ventennale”, ovvero da quando è stata costituita la sezione CAI di Castrovillari, ma anche da tanti anni prima siamo al solito problema; le strade sono innevate e non sono ripulite e sgombrate dalla eccessiva neve. Nonostante tutto il Parco Nazionale del Pollino ha molti itinerari da offrire e in breve è nata in noi l’idea di cambiare la meta; l’escursione viene dirottata su “Cozzo Innominato”, chiamato cosi perché, a nostra conoscenza, non esistono carte topografiche che ne indicandone il nome. Dopo i saluti ai soci, ci muoviamo velocemente per non stare molto tempo al freddo gelido di prima mattina. Attraversato l’incrocio per i Piani di Masistro, da subito, girando a sinistra, si capisce la parte più impegnativa; gli instancabili soci si sentono in sintonia con l’ambiente e nonostante lo sforzo fisico, cresce in loro il desiderio di raggiungere la cima. Dal nostro punto di arrivo con la foto di gruppo, segue la spiegazione da parte del caro socio Mimmo, delle cime dei Monti della Luna: Serra Ambruna, Monte Caroso, Cozzo Barbalonga, Il Tabaccante, Timpone Vaccaro. Il bianco è sicuramente uno dei più affascinanti ambienti che in questi periodi la natura ci offre, fa da cornice a cime, piani, alberi che vengono immortalati con numerose e spettacolari foto. Ecco che dalla nostra meta nasce un’altra idea, quella di raggiungere Timpone Vaccaro. Solo un gruppo di cinque soci capitanatoi dal veterano Eugenio, si accingono a scendere la cresta con non poca difficoltà per puntare alla nuova cima. Il Timpone Vaccaro è conosciuto per la pietra “bucata” posta a 100 metri dalla punto di arrivo. La nebbia ha però impedito la visuale delle vette dei Monti della Luna. Dopo una breve sosta per recuperare le energie e la fotografia di rito s’incamminano a scendere il versante velocemente per raggiungerci. L’itinerario per il resto del gruppo prosegue in discesa per la via del ritorno sotto una forte nevicata; ed ecco che ad altri di noi nacque il desiderio di raggiungere il gruppo dei cinque a Timpone Capanna, i tre “moschettieri”, tra cui un agilissimo ottantenne, si incamminano sostenuti da noi altri. Con un passo più veloce si allontanavano mentre noi, nel frattempo, con un passo più lento, raggiungemmo la baita. Il successo dell’escursione è dovuto agli ingredienti portati dai soci, innanzitutto la partecipazione, la passione per la montagna e la socializzazione che hanno reso la giornata molto interessante. Il percorso di circa 6 km ha dato grandi soddisfazione ai partecipanti, per raggiungere “Cozzo Innominato”, dove è stato presente per la prima volta in veste ufficiale il CAI di Castrovillari. Dopo una ciaspolata non c’è di meglio che rigenerarsi, fermandoci i in una baita ad assaporare le specialità di ogni uno di noi. Non so il perché, ma la neve, si guarda, si fotografa e ci porta a momenti di assoluto silenzio e riflessione.

27 gennaio 2019: Monte Manfriana di Alessandro Galasso

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A malapena intuisco che Rosanna mi sussurra un assonnato 'divertitevi' mentre la sveglia ci obbliga entrambi a interrompere il sonno alle 4.30. E' domenica e, dopo aver connesso abbastanza neuroni, schizzo fuori dal letto perché oggi mi aspetta una bella escursione in montagna. Il profumo intenso del caffè che esce dalla moka mi porta definitivamente nel pieno delle mie facoltà mentali. Sistemo lo zaino e mi vesto di tutto punto per affrontare quello che sarà l'obiettivo della giornata: la cima orientale della Manfriana. Raggiungo Massimo e nel tempo di un paio di risate arriviamo a Frascineto per incontrare il resto delgruppo. Non conosco molti dei 20 soci che hanno aderito e ne approfitto per un rapido giro di saluti. Ci sono amici da un po tutta la Calabria, da Reggio i più lontani, attratti dalla prospettiva di una magnifica giornata sulla neve. Arrivati a Civita, sulla strada di montagna fa capolino un insidioso ghiaccio. Il gruppo si divide in due: una parte parcheggia a Colle San Martino ed una seconda si spinge, con i suoi potenti mezzi, fino a Colle Marcione. Seguiremo due diversi itinerari iniziali e ci ritroveremo in cresta. La neve fresca caduta negli ultimi giorni rende le ciaspole il mezzo ideale per progredire lungo il continuo saliscendi che caratterizza la cresta dell'infinito. Mai nome fu più azzeccato. Pur non percorrendola per intero fino al Dolcedorme, la cresta dell'infinito è lunga. Anche se ci si pone come obiettivo la Manfriana, che del percorso rappresenta in pratica poco più della metà. L'ambiente in cui ci si immerge sin da subito, però, con panorami a tutto campo sul mar Ionio e sul resto dei possenti monti del massiccio ricoperti di neve, rende il cammino piacevole e appagante. Un graduale allontanarsi dalla cività verso l'essenza delle nostre radici profonde. Un passo dopo l'altro. Al ritmo dei battiti del cuore. Ci si allontana dalle tracce tacchettate dei pneumatici da neve per ritrovarsi sulle orme del lupo e della lepre. Ognuno vive la montagna a modo suo, cosi ad ogni escursione c'è chi medita (cercando se stesso), chi chiacchiera (cercando l'altro), chi scatta foto (cercando l'attimo perfetto), e cosi via. Chi conosce la montagna sa, però, che qualsiasi cosa cerchi nel suo vagare, deve tarare il passo in proporzione all'obiettivo che si è posto. E se il tuo obiettivo è la Manfriana da Colle Marcione, sai che devi camminare spedito se vuoi tornare in compagnia del sole. Ed è questo che abbiamo fatto domenica. Uno sforzo richiesto a tutti per il bene di tutti. Un niente se confrontato alla ricchezza che di questa giornata ne hanno tratto gli occhi e l'anima. Se fosse un film, a questo punto ci sarebbero i titoli di coda coi ringraziamenti a tutti i partecipanti che scorrono verso l'alto e le immagini di sfondo di una rumorosa comitiva che leva i calici di birra in un bar del paese. “Dissolvenza in nero...aslla prossima, gente".

13 gennaio 2019: Rosole - Piani di Mezzo di Masistro di Mimmo Filomia

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Quando si capirà che la neve, sui nostri monti, oltre ad essere un’attrazione per grandi e piccini, per il consueto scambio di palle da neve, è un’opportunità di ricchezza vera e propria, caduta dal cielo messa a disposizione degli operatori turistici locali; forse, solo allora, le strade di penetrazione montane e quella che attraversa Piano Ruggio saranno rese percorribile. Si parla tanto di economia sostenibile in termini di ricettività, accoglienza, sicurezza, intanto continuiamo a fare turismo “fai da te” in tutta l’area protetta del Parco nazionale del Pollino e a nulla è valso il riconoscimento di Geo Park, da questo punto di vista. La politica della costruzione dei rifugi sulle terre alte, risponde al principio che la montagna non va lasciata sola, per arginarne lo spopolamento. Invece, dopo decenni di convegni su quest’ area protetta del Pollino in attesa di trovare le soluzioni per farla decollare, ci ritroviamo ancora, nel bel mezzo di una escursione, a dovere mangiare la colazione accanto ai ruderi di aree attrezzate più volte ristrutturate e mai utilizzate. Per il momento, è la neve a stendere un velo pietoso su tutto, nascondendo tutte le incongruenze che con il disgelo a primavera, dopo il letargo, si presenteranno agli occhi dei visitatori puntualmente. A subire le conseguenze negative della viabilità, sono le associazioni che promuovono attività in montagna, dando visibilità all’intera area, che sono costrette a variare itinerari, o addirittura, disdire uscite in montagna. Proprio come il caso della nostra ciaspolata d’inizio anno, che, originariamente ci avrebbe visto protagonisti a Colle Gaudolino, ma, la strada, bloccata per neve, ci ha costretto a ottemperare l’impegno con la soluzione, in serbo nel cilindro, che ci ha condotto, via Campotenese - Rosole, ai Piani di Mezzo di Masistro (1250 m) Saracena. La strada di collegamento con Novacco, battuta da una carovana di fuoristrada, si è trasformata in sentiero e le condizioni di neve si sono dimostrate adatte, alle ciaspole e sci da fondo. Il tempo dapprima soleggiato, durante la giornata è rimasto grigio con clima freddo tanto da far restare in vita i caratteristici ghiaccioli pendenti. Giova ricordare che nelle doline di Piano di Mezzo, è stata monitorata in gennaio di qualche anno fa, la temperatura di -19°C alle ore 19.00. Le ciaspole o racchette da neve, sono l’attrezzo di facile calzata, per mezzo delle quali tutti possono inoltrarsi in luoghi innevati paradisiaci. In commercio ce ne sono di vario tipo e si scelgono in base al peso corporeo, alla tipologia del manto nevoso, se si progredisce in pianoro in salita, oppure misto adatto al nostro territorio. Con regolazione in base alla misura dello scarpone e attacco automatico. L’escursione odierna ha visto il battesimo di Umberto e Maria, nuovi soci che assieme al gruppo, hanno progredito instancabili tra le meraviglie del paesaggio, che a loro si presentavano, passo dopo passo. L’area attrezzata di Masistro abbandonata, ci rattrista non poco; la neve copre i tavoli e le cucine all’aperto, il ricordo va alla bella stagione quando qui, tovaglioli stracolmi, odori, fumo qua e là e tanto arrosto, sapori, chiacchiere, vocìo di bimbi che si rincorrono e tarantella, fanno la festa. No! Forse la neve da queste parti non è per tutti, perciò questa coltre bianca immacolata, ce la godiamo noi, scendendo sulle due doline di Piano di Mezzo, dando l’impressione a chi ci osserva, di essere pinguini che fanno la danza attorno ai laghetti ghiacciati. Al ritorno ci soffermiamo per la pausa pranzo a Masitro, dove la neve ha dato un tocco bianco marmoreo a tavoli e panche. La nduja di Maria, sapientemente spalmata sulle tartine, il nettare e altre leccornie condivise hanno riscaldato gli animi, vuoi anche per il tè caldo di Dorota. Infine miele e vino cotto hanno salutato la prima ciaspolata del 2019 con la consueta “sciurbetta”. Il ritorno per la stessa strada, ma già il cielo alle nostre spalle, badava a cancellare le nostre orme con una nuova nevicata. Un grazie a tutti per la collaborazione e calorosa partecipazione.

6 gennaio 2019: L'anello di Serra del Prete di Eugenio Iannelli

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Nonostante le temperature polari e il maltempo dei giorni precedenti un bel gruppo di soci si è dato convegno presso Piazza Giovanni XXIII a Castrovillari per dare inizio al programma delle attività del 2019. Un anno, quello iniziato, che celebrerà il Ventennale della Sezione e che con l’escursione odierna ha rappresentato un buon inizio. Raggiunto facilmente Colle Impiso, a causa della poca neve sulle strade, e dopo un breve breafing abbiamo calzato le ciaspole e intrapreso il sentiero n. 920. Prima parte nel bosco con neve molle ma tranquilla, con il gruppo che procede regolarmente. Usciti dal bosco la copertura nuvolosa è alta e riusciamo a vedere distintamente, per citare i più lontani, il mare Tirreno, con il Golfo di Policastro e il Monte Bulgaria. Da qui per sicurezza e per il maggiore dislivello della salita dismettiamo le ciaspole e calziamo i ramponi. Per qualcuno è il battesimo, che anche grazie all’aiuto dei veterani, si compie agevolmente. Purtroppo un vento forte e gelido ci accompagna fino alla sommità della montagna senza farci godere pienamente la salita. Soprattutto in vetta diventa fortissimo, quasi bufera e ci costringe a scendere di quota rapidamente. Una volta sotto vento la marcia riprende con tranquillità e squarci di sereno ci fanno ammirare il panorama verso Castrovillari e il Pollino. Riprendiamo il sentiero nel bosco con gli alberi ammantati di neve e raggiungiamo facilmente Colle Gaudolino e il bivacco. Dopo aver consumato un frugale pranzo al sacco, in un bivacco insolitamente vuoto, riprendiamo il cammino che per la fonte Spezzavummula ci permetterà di chiudere l’anello e ci riporterà alle auto. Tre le riflessioni finali che mi sovvengono. La prima, doverosa e sincera, è dedicata a Mimmo, un socio, un amico, presente a questa prima, che nel 2019 compirà anch’egli ….ttanta anni e che in questi vent’anni ha rappresentato un grande punto di riferimento per i soci e per la sezione essendo stato sempre capace, nonostante avesse notevole esperienza pregressa, di mettersi in gioco in nuove avventure ed esperienze che hanno fatto da traino per le nuove generazioni. A lui per questo 2019 auguro altri ….ttanta anni di escursioni insieme. La seconda è la soddisfazione e la consapevolezza, maturata nell’osservare nuovi soci affrontare le prime esperienze con i ramponi, che quello che si è costruito è qualcosa di importante, che “la traccia” intrapresa è quella vera, che le motivazioni sono quelle giuste e sono quelle per cui vale la pena continuare a spendersi perché tanta gente condivide le nostre attività e i nostri ideali. Last but not least per la Sezione di Castrovillari, diventata oggi più che maggiorenne, che ha raggiunto traguardi nazionali a dir poco inimmaginabili e che con la sua nascita, senza falsa modestia, ha rappresentato una svolta decisiva nel proporre ed organizzare un nuovo modo di fare associazionismo ed escursionismo nel panorama regionale del Club Alpino Italiano. Ma cosa più importante ha dato a “Noi” l’occasione e l’opportunità per una forte crescita identitaria, arricchendo il nostro bagaglio esperienziale e consentendoci di praticare un’attività che sviluppata nelle sue varie forme espressive rappresenta il massimo della libertà individuale. Ad maiora semper!