Raccontatrekking 2020

9 febbraio 2020: Direttissima del Dolcedorme di Francesco Iannicelli

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Ho da sempre osservato la Serra Dolcedorme con estrema curiosità e rispetto. Essa si presenta con un versante molto ripido da meridione, che si getta nella Piana di Sibari, caratterizzato da una grandiosa parete, la più imponente dell'Italia meridionale. È proprio da sud/ovest che affronteremo il percorso con 10 coraggiosi amici del CAI Castrovillari. Partiamo all'alba, con gli zaini in spalla abbandoniamo la mulattiera dell'orto botanico per avviarci lungo il sentiero nel bosco che dopo circa un'ora ci conduce al passo della scoscesa Valle Cupa. Seppur fosse stato previsto di salire in vetta lungo la Via Luzzo, la magra stagione di neve ci costringerà a cambiare itinerario a favore della Direttissima del Dolcedorme. L'esperienza di Massimiliano ed Edoardo come organizzatori è stata determinante insieme a quella di Carla ed Eugenio, per decidere il percorso ottimale. Non è facile modificare l’itinerario in corso d'opera, considerando la moltitudine di elementi che si considerano in fase di pianificazione. Qui avrà inizio la parte più impegnativa dell'itinerario con la quale si coprirà un dislivello di più di 1000 metri. Si prende a salire verso Nord seguendo il filo del Crestone dei Loricati. In viva pendenza aggiriamo alla meglio la fitta quanto antica vegetazione. Non mancano alcuni salti rocciosi di I e II grado, che una volta superati ci danno una vista sulla cresta che stiamo risalendo. Arrampicare i terrazzi di roccia mette alla prova la concentrazione, la capacità di restare calmi quando non si trova subito una soluzione per proseguire, la capacità di fidarsi delle prese di mani e piedi e dei consigli dei nostri compagni. Abbandoniamo il crinale prima che questo si adagi sulla parete sommitale e ci ritroviamo al campo base per riunire il gruppo; l'imponente bastione dolomitico è sempre più vicino. Dopo una breve sosta, ci prepariamo alla sfida che affronteremo di lì a poco. Sorge difatti davanti a noi l'ampio canalone, che inizia nella parte alta della cosiddetta via dei Gendarmi di Pietra. Ricoperto di ghiaccio, lo seguiamo fino all'Anfiteatro del Dolcedorme, riconoscibile dalla presenza di pareti rocciose e di grandi pini loricati. Fino a qui, i ramponi e la piccozza affondano con facilità nel sottile strato di ghiaccio concedendo una salda presa. Più in alto di circa 100 m, raggiungiamo lo sperone roccioso di quota 2000 m ed è qui che il canalone si dirama in due canali principali. Proseguiremo per il canalone di sinistra, la Direttissima Principale del Dolcedorme. Man mano che si sale, il canalone si stringe circondato da grandi torrioni calcarei fino alla sommità. Si viene inghiottiti mentre lo strato di ghiaccio diventa sempre più spesso e duro, la pendenza aumenta e la concentrazione sale ai massimi livelli. Penso a come non sia scontato saper affrontare un passaggio tecnico sfruttando al meglio l'attrezzatura, e soprattutto avendo la capacità di controllare l'adrenalina, la paura, facendone tesoro per meglio affrontare le asperità del percorso. Di questo sono grato al CAI Castrovillari che mi ha dato salde basi per affrontare un percorso di questo calibro. Durante l'ascesa mi giro spesso ad osservare il paesaggio, e mi rivedo lì in fondo, piccolissimo, ad osservare il bastione di roccia sognando di arrivarci. Quel giorno è arrivato, ci siamo quasi. Terminato il canalone si proseguirà infatti per circa 20 minuti fino ad arrivare sulla cresta che dopo un breve tratto ci condurrà alla vetta. Benvenuti sul tetto di Calabria! La vista si estende a 360 gradi tra i due mari. È possibile scorgere chiaramente anche lo Stromboli e l'Etna. 1.519 m di dislivello, ma ne è davvero valsa la pena! Il tempo stringe, il vento gelido si fa sentire, bisogna rientrare. Percorriamo la cresta verso Est, anche questa rappresenta per me un'esperienza unica, si cammina su pochi metri di ghiaccio e rocce; ai lati, pini loricati che crescono sulla parete orientale, sembrano sconfiggere la gravità. Scendiamo lungo il Vallone del Faggio Grosso, anche qui la pendenza è marcata e l'assenza di neve non rende facile la discesa. Seguendo un bellissimo sentiero nel bosco, scendiamo a zig zag lungo Valle Cupa facendo ritorno alla base della Cresta dei Loricati. Durante l'ultima ora di cammino, percorriamo il sentiero al tramonto, il sole penetra tra la folta faggeta. Guardiamo alle nostre spalle e lo scorgiamo lì, imponente, illuminato dalle ultime luci del sole: una cattedrale dolomitica grigia venata d'arancio, che quando giù è già l'ombra, si tinge di porpora.

2 febbraio 2020: Pollinociaspole di Carla Primavera

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In questo inverno magro di neve, ahimè non l’unico in questi ultimi anni, siamo riusciti a raggruppare ben 66 persone per la consueta Pollinociaspole. Nostri ospiti graditissimi, il CAI Cosenza e il Gruppo CAI Club Trekking Corigliano/Rossano, che ringraziamo in primis per la partecipazione. Questo appuntamento ha assunto ormai una connotazione familiare, con la partecipazione di numerosi bambini e altrettante famiglie. Questo ci ha reso particolarmente felici, in quanto significa che la nostra sezione ha una poliedricità di presenze notevole. Pian piano, stiamo cercando di far apprezzare il far parte della grande famiglia del Club Alpino Italiano, a molti giovani, che saranno, si spera, il nostro futuro. Meraviglioso vedere mamme e papà che portano per mano o sulle spalle, piccoli pargoli imbottiti, su per i nostri pendii del Pollino. Dimostrazione di grande fatica e abnegazione, non da tutti. Per educare, ci vuole tanta fatica e se i figli non vengono portati da piccoli, come possiamo sperare che da adolescenti e da adulti poi, apprezzeranno il nostro territorio e, soprattutto, lo difenderanno? La Pollinociaspole è il nostro appuntamento soft snow per tutti, anche per i poco allenati, ma soprattutto per chi vuole fare la sua prima esperienza con le ciaspole ad un ritmo lento e sostenibile. A chi vuole approcciarsi all’uso di questi attrezzi che ti permettono di raggiungere luoghi che altrimenti sarebbe difficilissimo raggiungere, se non impossibile. E a proposito di impossibile, anche quest’anno purtroppo, ritorna, ma forse non era mai andata via, la pessima manutenzione delle strade relativa allo sgombro di quel poco di neve caduta. Uno strazio. Siamo sempre agli albori di una soluzione che ogni anno sembra sempre più difficile da raggiungere, e gli escursionisti e i turisti, ma soprattutto il nostro territorio ne soffre in maniera incommensurabile. Non ci stancheremo mai di dirlo! Per problemi di viabilità, ci siamo fermati al bivio prima di Piano Ruggio e ci siamo diretti verso il mausoleo del nulla, il rifugio Colle Ruggio, ristrutturato ma chiuso. Per poi dirigerci, via sentiero, verso il rifugio De Gasperi, chiuso, altro velo pietoso. Da lì, verso la base del Timpone della Capanna, su scampoli di neve “antica”, abbiamo raggiunto le macchine, in una atmosfera davvero amichevole e conviviale. Infatti abbiamo approfittato di un bel brindisi di auguri per il nostro amico Lorenzo che ha compiuto gli anni. Location migliore non potevamo avere! Raggiunto l’agriturismo per il pranzo, abbiamo concluso alla grande la giornata, tra cibo, tanti amici e la vivacità di avere i nostri piccoli ospiti a tavola che ascoltavano i racconti di chi nel Club Alpino ormai “milita” da anni, con la curiosità, appunto, dei bambini. Grazie a tutti e arrivederci alla prossima edizione!

19 Gennaio 2020: Colle Impiso > Monte Pollino da Nord di Roberta Malizia

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Responsabilità mica da poco è avere l’onere e l’onore di scrivere una nuova pagina del “raccontatrekking” della nostra iperattiva sezione CAI di Castrovillari. In realtà, non avevo ben chiaro cosa mi aspettasse quando ho accettato questa “sfida”. Certo, prima di confermare la mia presenza ho pensato bene di chiedere consiglio, valutare le mie capacità ma soprattutto di non essere causa di impedimento per l’intero gruppo. Alla fine però, grazie a colui che mi conosce, sopporta e supporta anche meglio di me stessa, ho pensato che era un’occasione da non perdere. Fiduciosi nella clemenza del meteo che nei giorni precedenti è stato un pò altalenante, ma che poi ci ha piacevolmente sorpresi regalandoci una consistente “spolverata”, ci si ritrova come prestabilito presso il punto di partenza alle ore 6:30, quasi puntuali. Giusto il tempo per ottimizzare i mezzi e si parte per raggiungere Colle Impiso, 1560 m, situato in territorio lucano, comune di Viggianello. Dai confini del pollino-calabro, passando dalla cappella della Madonna del Carmine, proseguiamo fino a Piano di Ruggio; già lì accolti da uno spettacolare manto bianco che per un attimo copre il forte disagio dell’accessibilità a quei luoghi davvero unici e fuori dalla portata di molti, direi troppi, a causa della quasi nulla cura del NOSTRO territorio. Proseguendo sulla strada ruggio–visitone quasi a passo d’uomo per via del perenne ghiaccio presente sull’asfalto, giungiamo al punto di partenza dove, dopo un breve briefing con il nostro coordinatore Massimo, durante il quale ci ha fornito direttive e consigli per una migliore riuscita e nominato Antonluca quale sua spalla ci si incammina per il classico sentiero, attraversando un primo bosco ricoperto dalla neve che sembra quasi voler proteggere quella natura tanto fragile ai nostri occhi, fino al piano di Vacquarro alto ( 1512m) dal quale, dopo una prima sosta, attraversando un tratto del torrente Frido ci addentriamo in una seconda faggeta imbiancata, lì nuovamente avvolti in un abbraccio fatto di silenzio ovattato dove la neve si riappropria del luogo creando uno scenario incantato. Passo dopo passo, tutti in fila concentrati e a ritmo sostenuto, scorgiamo fra gli alberi quel raggio di luce che annuncia il pianoro. Giunti, si apre a noi la maestosità delle maggiori vette,m Serra delle Ciavole, Serra Dolcedorme e Monte Pollino tutte a cornice dei Piani di Pollino. Da Piano Toscano inizia il tratto più faticoso, in forte pendenza e con la neve fino alle ginocchia i temerari aprono la via verso l’ultimo bosco dopo il quale si sarebbero divise le vie di risalita finale; rossa per gli esperti, a ridosso della grande frana con pendio decisamente ripido; e blu, definito “alternativa semplice”, più a destra ma altrettanto impegnativa. Arrivati al punto cruciale, dopo gli ultimi accorgimenti (e qui apro una piccola parentesi per me doverosa nella quale esprimere tutta la gratitudine a Massimo che non ha mancato di darmi dritte fondamentali ai fini della mia riuscita, grazie!) i gruppi si dividono, Massimo ascende la via rossa, AntonLuca la blu. Ovvio l’inesperienza mi porta a seguire “l’alternativa semplice”, che poi mica tanto semplice si è rivelata. Adrenalina a mille e concentrazione al massimo, in continuo contatto visivo, pur mantenendo una certa distanza di sicurezza, si continua a salire. Con tanta fatica ma altrettanta voglia di arrivare e sotto l’occhio vigile del nostro capogruppo siamo arrivati in vetta. Come succede ogni volta arrivata in cima, la fatica svanisce di colpo; la gioia che si prova oscura lo sforzo fatto. Come si fa a trovare le parole per descrivere quella sensazione? Come raccontare quello che il cuore e gli occhi vedono lassù? Non c’è foto o narrazione che possa rendere tanto quanto esserci. Che dire, Monte Pollino, 2248m, conquistato! A seguire di una breve pausa, atta più che altro ad esprimere soddisfatti quanto conquistato gli uni con gli altri e a qualche scatto fotografico a documentare ciò, si riprende la discesa ahimè non meno faticosa. Via ramponi, via piccozze e caschi e vai di bastoncini a rendere meno dura la divallata verso Piano Gaudolino passando per il versante Sud del Pollino e scendendo dalla dolina, facendoci strada tra ghiaccio, rocce e neve, con terreno sempre più sconnesso ma incantati alla vista di maestosi pini loricati, magnifici esemplari foggiati dal tempo. Solo una piccola sosta alla sorgente “spezzavummola” per poi, intraprendere tutto d’un fiato, il rientro a Colle Impiso dove si è giunti appena in tempo all’imbrunire. Stanchi, felici e orgogliosi per la magnifica avventura vissuta, riprendiamo fiato mentre una coltre di nebbia cala a ricordarci che “ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata” (A. Einstein). Prima uscita alpinistica della sezione CAI di Castrovillari, 700 metri dislivello (688 per esattezza), circa 15 km di percorso e condizioni meteo ottimali, direi che non c’è male. Ringrazio l’intero gruppo per l’unità e la condivisione; ringrazio Massimo e Antonluca senza i quali credo non avrei avuto l’occasione di arricchirmi di questa esperienza; ringrazio i veterani della montagna dai quali ammiro e imparo la fatica e la passione. Degni di citazione sono i due “angeli” incontrati nei boschi, che hanno voluto condividere questo percorso in nostra compagnia. Luigi e Ottavio che, oserei dire, a dir poco con destrezza hanno reso possibile l’arduo. A conclusione, ho solo una preghiera per la prossima volta “fate passi più piccoli, ho le gambe corte e mi è difficile seguire le vostre orme!”. Grazie

12 gennaio 2020: Conca del Re - Monte Monzone di Gaetano Giliberti

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Il Monte Monzone con i suoi 1051 metri, posto in una posizione centrale ma al di fuori del Parco del Pollino, offre una spettacolare vista a 360° di tutta la catena montuosa e dei paesi circostanti appare come una piramide che domina la Petrosa e mostra come l’impatto dell’uomo sia stato devastante sulla natura. Ricordo che in tempi non molto lontani fu piantumato dalla “forestale” sul lato Sud/Est e ancora ho negli occhi il bagliore sinistro dell’incendio che lo distrusse illuminandolo di fiamme per tutta la notte. Da allora sopravvive ancora qualche pino e stenta una vegetazione bassa nonostante i cambiamenti climatici in atto. Nel mio girovagare l’ho risalito più volte da tutti i lati e mi è sembrato interessante proporlo e condividerlo dal lato Nord/Est (versante che presenta una buona pendenza su di un terreno abbastanza accidentato) in qualità di organizzatore come mia prima escursione nel CAI Castrovillari. Raggruppatici in 20 in località Conca del Re (644m), scattate le foto di rito, accompagnati da un sole leggermente velato nonostante le previsione meteo di nuvoloso, percorso un sentiero in lieve discesa con presenza di ruderi, testimoni di un passato di grandi emigrazioni verso le Americhe, attraversiamo Canal Greco, in cui scorre un piccolo corso d’acqua che più a valle scompare. Risalita la china per poco ci dirigiamo a sinistra percorrendo un sentiero fuoristradistico che poi sulla sommità di una collinetta piega e ci porta ai ruderi di una stalla abbandonata riconquistata dalla vegetazione. Continuiamo su un sentiero da me evidenziato per poi affrontare in ripida salita il versante del monte risalendolo sulla cresta rocciosa che guarda a Sud/Est per 200 metri circa, sconsigliata a chi soffre di vertigini nel suo tratto iniziale, sino a raggiungere un piccola grotta che chiamo “del lupo”, sconosciuta ai più e posta a 20 metri dalla cima. La vetta ci gratifica con l’ampio panorama della faticosa risalita, breve ma intensa, coperta in circa 3 ore dai disciplinati escursionisti ed elogiando le “toste” donne del gruppo. Discesi dalla cima seguendo le “tracce di vacca” e giunti nella valletta che fa da limite tra il versante Sud e quello Nord, risaliamo su un’altra cima innominata alta 944 metri, che offre una bellissima vista di Morano Calabro e da qui, dopo esserci ristorati di cibo ma anche di sano calore umano, prendiamo la via del ritorno sul lato Nord. Attraversiamo in discesa un bosco, segnato da incendi certamente causati da scellerata mano umana, che ci porta al largo sentiero che più a valle, per la gioia di molti, era molto fangoso e costeggiando il fianco montuoso ci porta al punto partenza. Accomiatandoci con simpatia ed affetto, percepivo che l’escursione era piaciuta e ringraziavo il mio amico e collega Antonio per l’ottima assistenza fornita.

5 gennaio 2020: La Mula di Carla Primavera

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Erano poco più di dieci anni che non andavo sulla Mula. L’ultima volta è stato credo il 2009, con tanta neve. Lo diciamo sempre noi montanari e non tanto per dire: ogni volta che si torna su una montagna è sempre diverso, anche nella medesima stagione. Certo avremmo preferito che la Dama Bianca fosse stata più generosa, ma anche con questa magra lo scenario si presenta sempre affascinante. L’avvicinamento da Policastrello in fuoristrada ci permette di arrivare fino allo sbarramento di Piano di Marco. A chiudere la strada, per l’ingresso in una zona particolarmente delicata del Parco ricca di flora e fauna di pregio, una volta c’era un cancello di ferro. Restiamo basiti quando notiamo che è stato scientemente tagliato e poggiato nel vallone sottostante come a voler affermare che questa parte del territorio, come, ahimè, tante altre del nostro meraviglioso Parco, è ormai alla mercé di personaggi senza scrupoli che non hanno a cuore la natura ma solo i loro interessi personali che variano dai pascoli non autorizzati, ai tagli boschivi invasivi e abusivi, alla frequentazione motorizzata dell’alta montagna e chi più ne ha più ne metta. Purtroppo con l’eliminazione del Corpo Forestale dello Stato è venuto a mancare quel presidio del territorio che fino a qualche anno fa scoraggiava dal compiere atti contro la natura e il patrimonio. A questo aggiungiamo la miopia di qualche amministrazione comunale che per pochi spicci sta permettendo il depauperamento delle risorse boschive dei propri comuni non considerando che per riportarle allo stato attuale necessitano almeno 100 anni. Noi del CAI, che ci sporchiamo le scarpe tutti i giorni, non possiamo far altro che annotare e denunciare questi atti vandalici che ormai si presentano sempre più frequentemente anche a danno delle nostre attività associative, leggi segnatura dei sentieri e distruzione della segnaletica, con la speranza che le Istituzioni intervengano tempestivamente perché altrimenti, se continua così, lasceremo ben poco a chi arriverà dopo di noi. Ma restando a noi questo inizio attività 2020 ha riservato belle sorprese! Nel mentre arrivavamo al Piano di Marco un gruppetto di caprioli e durante la marcia una mandria di tranquilli cinghiali. La prima in assoluto però alla partenza quando ho visto Matteo, nostro giovane socio di 11 anni, prepararsi insieme al papà Marco, con la sua attrezzatura per affrontare serenamente e consapevolmente il percorso. Un plauso a questa bella e giovane famiglia che ha voluto fortemente far parte del nostro gruppo iscrivendosi al completo: papà, mamma e tre ragazzi! Bello e armonioso segno di grande coesione familiare ed emotiva. Queste realtà ci danno speranza. Ci mettono davanti al fatto che non tutto è perduto, finchè ci saranno famiglie così dedite alla natura e attente all’ambiente. Ovviamente Matteo ha percorso tutto l’itinerario come uno stambecco! Beata gioventù certo, ma anche tanta determinazione e abitudine alla movimentazione in montagna. Il gruppo, composto da 25 persone, con soci provenienti da Falerna, Montalto, Vaccarizzo, Rende, i più lontani, si avvia percorrendo la lunga serpentina della carrareccia, nostro sentiero tra l’altro segnato proprio nell’estate scorsa, resa insidiosa, specialmente quando sbuca sul grande altopiano che poi giunge in vetta, da chiazze di acqua e neve ghiacciata, condito il tutto da notevoli raffiche di vento. Un incantevole paesaggio lunare con un panorama mozzafiato che spazia a 360 gradi! Da Capo Vaticano a Capo Palinuro, l’Alpi, il Sirino, il Cervati e gli Alburni, La Sila Grande, la catena del Pollino e il Golfo di Sibari. E dietro la Montea, lo Stromboli. Sulla cresta enormi blocchi di pietra ci ricordano ere antiche di migliaia di anni, dove il vento ha creato stalattiti di ghiaccio con la forma dell’aria sferzante. Altra sorpresa: un branco di cavalli allo stato brado che ci osserva per qualche minuto, poi al nostro avvicinamento scappano, quasi sorpresi di vedere intrusi a quelle latitudini. Esemplari maestosi e pieni di vitalità. Dopo la rituale foto di gruppo, si procede a scendere di quota per proteggerci dal vento e consumare il nostro meritato pasto. Infine sosta a casa del nostro socio Mario, di Policastrello, che ci ha offerto bevande calde e ogni ben di Dio. Grazie Mario e grazie a tutti. Abbiamo iniziato alla grande, con una montagna, forse poco conosciuta, ma che anche questa volta ci ha regalato forti emozioni.