Raccontatrekking 2021

28 febbraio 2021: Cozzo Pellegrino di Eugenio Iannelli

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Dopo circa un anno finalmente riusciamo a organizzare e portare a termine un’escursione alpinistica. Trovare il percorso adatto e le condizione migliori per l’utilizzo dei ramponi e della piccozza non è stato facile, vuoi per le condizioni meteo quasi primaverili di questo mese di febbraio che hanno fatto svanire la neve, caduta abbondantemente solo sopra i 1600 metri, per lo scioglimento della stessa nei canaloni del versante Sud/Est, che li rende particolarmente pericolosi con queste condizioni, ma soprattutto per la impossibilità di valicare il confine Regionale calabro del nostro massiccio, dove la neve resta copiosa essendo esposto a Nord, come da ultimo DPCM del Governo. La scelta cade su Cozzo Pellegrino dove confidiamo di trovare il terreno adatto per divertirci e utilizzare la nostra attrezzatura. La giornata si presenta soleggiata e sufficientemente fredda, ciò favorisce una piacevole progressione attraverso il sentiero che porta verso Piano Pulledro, Piano delle Rose, per poi andare in vetta. La prima ora di cammino, fino a Piano Pulledro (1570m), scorre veloce ma senza una minima traccia di neve. Ciò facilita la camminata ma ci demotiva un po’. Superato però il bivio per Acqua del Mangano/Piano Novacco del Sentiero Italia CAI, il versante del Cozzo Pellegrino, montagna da noi vissuta e frequentata diffusamente, non smentisce la sua fama e man mano che ci inoltriamo nella faggeta il sentiero si presenta coperto di neve il cui strato aumenta con l’aumentare della quota. Proviamo a calcolare lo strato di neve sotto i nostri piedi. L’opinione di tutti è che vi siano 1,80/2 metri di neve. Increduli, proprio per le motivazioni sopra descritte, troviamo certezza e conferma nel notare i nostri segnali bianco/rossi situati esattamente all’altezza dei nostri piedi quando in condizioni normali, nelle fasi di segnatura, li sistemiamo a quasi 2 metri di altezza dal terreno proprio perché siano visibili anche con la neve. Ciò ci riempie di gioia ma, come sempre accade, c’è sempre il risvolto della medaglia. Infatti la tanta neve e il gelo della notte hanno reso, soprattutto in alcuni tratti impervi anche se non eccessivamente ripidi, il sentiero ghiacciato e pericoloso tanto da indurci a calzare i ramponi molto prima del Piano delle Rose e proseguire con accortezza e relativa tranquillità. Arriviamo cosi al piano sottostante la cima del Pellegrino e una volta intrapreso, al suo opposto, il canalino per la salita, ci ritroviamo immediatamente allo scoperto, dove, Impugnata anche la piccozza, proseguiamo su quella meravigliosa parete che non tradisce mai gli appassionati del Pellegrino che amano frequentarlo nella sua veste invernale. Una ripida parete che deve essere affrontata con l’attrezzatura, il piglio e l’attenzione giusti, sia in salita sia in discesa, ma che di rimando, al suo culmine, la vetta, concede grande soddisfazione. Sulla cima imperdibile panorama ma questa volta con un mare di nubi a fare da coperta su tutto il resto. Dopo le innumerevoli foto di rito il pranzo al sacco è arricchito da un estemporaneo, inconsueto ma molto sentito festeggiamento nei confronti di Massimo, un grande amico, un ottimo alpinista che ha cercato e trovato nella montagna il suo mondo e il suo modo di esprimersi. Lui, cosentino, da sempre iscritto al CAI Castrovillari, ama e ha eletto le montagne del Parco del Pollino come sua residenza e frequentazione abituale. Tanti auguri Massimo dal profondo del cuore. La via del ritorno, oltre al semplice e puro divertimento della discesa della parete, presenta un solo altro segno degno di nota, ovvero la comparsa di un bell’esemplare di capriolo che si fa osservare nella sua leggiadra corsa fino a scomparire dalla nostra vista. Completiamo la giornata condividendo le rimanenti emozioni davanti a un bel boccale di birra.

21 febbraio 2021: Da Masistro a Piano Scifarello di Carmen Belmonte

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Appuntamento al solito posto e, come spesso capita, alla partenza da Castrovillari, ci accompagna un cielo nuvoloso, ma, come altrettanto spesso capita, arrivati a Campotenese, le nubi fanno spazio a un cielo terso. Il gruppo è numeroso e variegato, sono presenti soci CAI arrivati da Reggio Calabria, Crotone, Rossano e anche una famiglia con due piccoli neosoci, entusiasti e desiderosi di fare la loro prima esperienza con le racchette da neve. Lasciate le auto a poche centinaia di metri dal bivio per Piano Masistro ci avviamo verso Piano dell’Erba che raggiungiamo agevolmente per la poca presenza di neve che, purtroppo, ci accompagna sino al bivio per Piano Scifarello. Calziamo le racchette da neve nei pressi dell’abbeveratoio e ci portiamo sul piano dove possiamo ammirare il panorama sul Piano Novacco sottostante fino a raggiungere la cinta dei monti rivolti a Nord. La neve soffice, un caldo sole e l’imbuto creato dal piano invogliano i più a scivolare e divertirsi tutti insieme. Dopo il giusto divertimento si riprende la passeggiata sino alla parte opposta del piano che rappresenta la destinazione dell’uscita odierna. Qui prima di intraprendere il sentiero per piano Caramolo raggiungiamo un altro punto panoramico, questa volta sulla parte Sud/Est del parco, che ci permette di ammirare tutta la catena del Pollino da Coppola di Paola al Monte Sellaro. In questo bellissimo luogo consumiamo il pranzo al sacco. Dopo esserci rifocillati, circondati da questo panorama mozzafiato, ci incamminiamo per il ritorno alle auto con la consapevolezza di aver trascorso anche oggi una giornata piacevole tra persone accomunate dalla gioia di vivere la montagna con serenità e spensieratezza.

7 febbraio 2021: Belvedere de La Cresta di Mario Sammarco

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Ben tornato C.A.I. Ebbene si! Ben tornato agli amici della sezione CAI di Castrovillari. Dopo una lunga ed estenuante pausa, dovuta a divieti, limitazioni d’infiniti decreti e normative, ecco finalmente la prima uscita ufficiale della nostra cara Sezione del nuovo anno. E’ bastata una breve telefonata della nostra Presidente, alla quale auguriamo di trascorre con noi in gita e alla guida di questa splendida Sezione, ancora altre 100 primavere, per organizzare subito una uscita sulla neve, ma soprattutto è stato quell’input giusto, per suscitare in noi quell’entusiasmo e trasmetterci quell’adrenalina che muove ognuno di noi alla ricerca dei propri spazi, al contatto con la natura, a socializzare con gli amici ritrovati, per condividere con loro la gioia di stare insieme. Si quella gioia, allegria e spensieratezza che come dei bambini ci spinge a ritrovarsi a giocare per strada e che malati di Montagna come noi, ritrovano sul proprio sentiero la passione da condividere con gli amici di un tempo, con le proprie emozioni, e quel forte senso di aggregazione e appartenenza, che solo la Montagna sa regalarci. E così ci ritroviamo domenica mattina al bar da Nadia, al bivio Lìcastro di San Donato di Ninea per un caffè e per un doveroso e allegro saluto. Il desiderio di ritrovarsi per una gita fuori porto è veramente tanta. Si riparte in macchina, destinazione Rifugio Piano di Lanzo a quota 1350. In macchina con me l’amico di sempre e veterano, appena ritornato da Roma, Vincenzo Maratea. Dopo i tornanti che precedono e caratterizzano l’abitato e il centro storico di San Donato di Ninea, doverosa e breve, è la sosta al belvedere, in prossimità del ristorante Baita Malieni, per ammirare il panorama, particolarmente suggestivo per effetto della nebbia, che con un ampio manto avvolge i paesi della Valle dell’Esaro. S’intravedono, e appena emergono, come da una grande isola i suggestivi borghi di Policastrello, il castello di Malvito, il centro di San Marco Argentano. Oltrepassiamo e aggiriamo il suggestivo centro storico di San Donato di Ninea, posto ad un’altezza di 800 m dove spicca e domina, come un baluardo l’intera valle, dal piazzale della Motta, su uno sperone roccioso, la Chiesa di Santa Maria dell’Assunta. Lungo i bordi e le cunette della strada, non si può non osservare l’abbondanza dell’acqua che scorre incessante dai muretti e dai castagneti, per vie delle piogge intense di quest’inverno particolarmente piovoso. Giunti al Rifugio un breve saluto e benvenuto a tutti i partecipanti da parte dalla nostra Presidente prima di incamminarci verso la Cresta di Valle Scura, destinazione della nostra tappa. Alla prima radura, dove è posta la statua della Madonnina, occorre indossare le ciaspole per rendere meno faticoso e più agevole il percorso. La faggeta ci avvolge e ci guida, con tutta la sua eleganza e imponenza, lungo tutto il sentiero. Durante le pause, ci soffermiamo, di tanto, a osservare il panorama sottostante, dalla Valle dell’Esaro alla Piana di Sibari avvolti quasi completamente, come in un mare dalla nebbia. Mentre imponenti e maestose si mostrano, dal versante Sud occidentale la piramide della Muletta (1717m) e molto più conico, accentuato e ricco di neve il monte La Mula (1935m). Giunti al Piano della Cresta 1525 m, crocevia del sentiero 621 del monte La Calvia (1910m) e del Cozzo del Pellegrino (1987m) sostiamo per osservare il panorama con vista sino ai monti della Sila e del Golfo di Rossano. Ormai siamo a un passo dall’ultimo tratto di ascesa per gustarci il suggestivo effetto di vere e proprie dune di neve per poi giungere sul terrazzo della Cresta, obiettivo e meta della nostra escursione. Lo spazio di questo terrazzo naturale è limitato, occorre pertanto, osservare il panorama a turno, ma ne vale la pena. La visione spazia dalla sottostante Vallata dell’Abatemarco a tutto l’azzurro che dipinge la costiera tirrenica. In fondo alla valle ci appare sempre più maestoso il Monte Trincello con alle spalle i centri abitati di Grisolia, Santa Maria del Cedro e Scalea, fino al Golfo di Policastro. Dopo il panorama, ci tocca riscendere, ma il caldo sole e il riflesso innevato e abbagliante del Piano della Cresta, ci invitano a sostare e godere lo splendore di questa coltre bianca. Ed è proprio qui, che l’euforia e l’entusiasmo, ci spingono e ci invitano a improvvisare giochi sulla neve. Si slitta a tutta velocità sul pendio innevato della Cresta, con slittini di fortuna adattati al caso per la gioia dei più giovani e il sorriso degli adulti. Ebbene sì, la Montagna a volte è anche questo, la voglia di ritornar bambini. A malincuore bisogna tornare a casa, e ci incamminiamo sulla via del ritorno, ma senza prima aver fatto una doverosa sosta all’esterno dell’area del Rifugio Piano di Lanzo per consumare insieme, come in una grande famiglia, se pur con le dovute distanze del caso, le nostre buone e abbondanti provviste, accompagnate dall’assaggio del vino novello, del buon dolce di mia moglie Elisa e il tutto accompagnato perfettamente dall’ottimo limoncello della Dott.ssa Carmen.