Raccontatrekking 2024

Domenica 14 aprile 2024: Orto Botanico Castrovillari - Pollinello di Walter Bellizzi.

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La giornata è splendida. La brezza mattutina, morbida e fresca, accarezza i nostri corpi. Ci ritroviamo a San Girolamo. I partecipanti prendono posto nei fuoristrada e via per la Conca del Re. La carrareccia ci fa traballare dentro i veicoli, ma tutti siamo desiderosi di iniziare l’escursione. Un saluto da parte di Carla, Presidente del CAI di Castrovillari, ed una brevissima presentazione dell’itinerario di Walter. Ci si avvia a percorrere il sentiero n. 920 che si incunea, partendo dall’Orto Botanico, lungo il canale di Valle Piana. Si sale, procedendo tortuosamente su suolo pietroso e sotto un verdissimo bosco di pini neri. Si sente, portato da un venticello fresco, l’odore della resina. Salendo di quota, il bosco di conifere lascia spazio ad un bosco di giovani esemplari di carpini, frassini e maestosi faggi. Ci si ferma un attimo per riprendere fiato e dare un rapido sguardo sulla Piana di Sibari che si specchia sul mare azzurro del Golfo. Siamo ormai a quota 1600 m ed inerpicandoci attraversiamo “La Tagliata”, uno dei tratti più incantevoli del percorso: un passaggio scavato nella roccia entro un’alta parete verticale sormontata da contorti Pini Loricati. Subito dopo ci soffermiamo, in silenzio, davanti ad una austera croce di legno, deposta lì in onore di quattro aviatori tedeschi morti nella II Guerra Mondiale. Ormai siamo al “Varco del Pollinello”. Da lì lo sguardo si amplia e spazia sui monti della Sila e dell’ Orsomarso. Continuiamo il cammino e ci inoltriamo dentro la “Faggeta Vetusta” del Pollinello, riconosciuta dall’UNESCO nel 2021 come Patrimonio Mondiale dell’Umanità per la presenza dei faggi più antichi del mondo, tra questi alcuni superano l’età di 6 secoli. La faggeta vive in perfetta simbiosi con il Pino Loricato. Superata la faggeta si raggiunge la vetta del Pollinello. Felicità, panorama suggestivo, indimenticabili foto e consumare un panino sotto l’ombra dei Pini Loricati offrono sensazioni irripetibili. Dalla cima si vedono tutte le altre vette del Parco: Serra del prete, Pollino, Dolcedorme. Si intravede da lontano il “Patriarca”. Qualcuno vorrebbe proseguire il cammino. Claudia, invece, suggerisce di sostare lì più a lungo. Ma Eugenio invita a seguirlo. Così scendiamo, in pochi, lungo un pendio erto per vedere colossali Pini Loricati inchiodati nelle rocce. Stupore e meraviglia. Foto per catturare l’attimo. Saliamo veloci e ci ricongiungiamo con il restante gruppo che ci attende adagiato su un prato verde cosparso di margherite e punteggiato da esemplari di orchidee purpuree “Anacamptismorio” e gialle “Dactycloriza sambucina”. Al ritorno percorriamo lo stesso sentiero. Il volto non nasconde la tristezza di aver dovuto lasciare un luogo incantevole. I miei ringraziamenti vanno ad Eugenio, Gaetano, Carla e a tutti gli altri escursionisti.

7 aprile 2024: Speleo - Castel di Lepre di Romano Liotti

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Aprile ci accoglie con una giornata di gran caldo, dal sapore quasi estivo e qual modo migliore per ristorarsi se non immergersi nella meravigliosa grotta “Castel di Lepre”? Ci troviamo in Basilicata, nel Comune di Marsico Nuovo, accolti dagli amici del gruppo Speleo Melandro pronto ad "illuminarci" la via, insieme ai soci della sottosezione di Cerchiara e della sezione di Catanzaro. Appena varcato l'ingresso, troviamo due pozzi di 4mt e 13mt e subito alla base una pozza d'acqua. La grotta Castel di Lepre è una grotta "attiva", attraversata da un fiume che scorre per tutti i circa 2 km di sviluppo della grotta, rendendola la più lunga della Basilicata. Lo spettacolare paesaggio che si apre ai nostri occhi ci lascia increduli: un mondo sotterraneo variegato, ricco di concrezioni e pozzi acquatici affascinanti. Il gruppo è allegro e vivace; sono molte le persone esperte con cui confrontarsi e i racconti, le esperienze e le risate vanno ad impreziosire questo spettacolo naturale che associa il gusto per l’avventura a quello per la buona compagnia. Si riscopre il significato della parola “meraviglia” per una concrezione enorme a forma di zampa di elefante o ci si emoziona nell'attesa della caduta di una goccia dalla stalattite, in un mondo naturale dalla bellezza dirompente che si crea lentamente e si manifesta davanti a te. Da veri avventurieri attraversiamo gallerie e bassi laminatoi, ci muoviamo al bagliore delle torce che illuminano i nostri volti entusiasti in questo ambiente surreale e quasi magico, fino alle vasche levigate dallo scorrimento dell'acqua che terminano con una piccola cascata, formando un laghetto caratterizzato da alcuni scorci di suggestiva bellezza. È bello lasciarsi avvolgere da questa atmosfera: il tempo in grotta sembra fermarsi avvolti in questa atmosfera quasi incantata, increduli ad ammirare tanta bellezza in ogni più minuzioso aspetto. Appena ritornati vicino all’ingresso, mentre usciamo, l’aria calda ci inonda e ogni senso è amplificato, ogni profumo e colore sembra nuovo. Negli occhi ci sono ancora le immagini di quelle concrezioni, delle vele, delle gallerie e dei laghi che abbiamo ammirato con tanto stupore. Una giornata così ricca ed emozionante non poteva concludersi se non con un meritato e abbondante banchetto convivale, ricco di tanti sapori genuini e, con spirito rinnovato di meraviglia, aspettiamo presto la prossima uscita speleologica.

7 aprile 2024: Escursione a Monte S. Angelo di Mimmo Filomia

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Quest’anno la tradizionale escursione promozionale è avvenuta nel migliore dei modi. Il tempo volto al bello, di una giornata primaverile inoltrata ha invogliato tutti, bambini e grandi, ad uscire di casa per ritrovarsi, nella domenica in Albis, sul luogo di partenza. Sospinti da un leggero venticello frizzante tipico del periodo, siamo partiti, entusiasti, da Piazza Giovanni XXIII alla volta di Piano S. Lucia, per il consueto briefing. Prima di noi è salito qui sopra S. Francesco da Paola, per salutare e benedire la Calabria, in viaggio per la Francia. L’escursione della pasquetta è ormai un evento atteso. Quante volte dentro di noi affiora il desiderio di voler fare una bella passeggiata, in tutta libertà, nella natura, al sole. Ma, senza allontanarci troppo da casa, per misurarci con le nostre forze, sedere su un masso, riflettere, scrollarsi di dosso questo lungo inverno, allontanare preoccupazioni. Giusto quanto basta, per poi tornare alla realtà quotidiana, più caricati e consapevoli delle proprie possibilità fisiche ed anche integrati nel territorio circostante, ecco, questo desiderio oggi si realizza con la salita alla cappella della Madonna del Riposo. Una gita fuori porta, per aprirsi al risveglio della natura e trascorrere in allegria una giornata all’aria aperta per riscoprire ed affezionarsi a questi luoghi tanto frequentati dai nostri nonni, per le loro pasquette. Il Club Alpino Italiano di Castrovillari -promotore- è stato tenace nel mantenere viva questa tradizione e la partecipazione numerosa, ogni anno, ci premia tutti perché la missione del nostro sodalizio è promuovere, tutelare e valorizzare quanto di buono c’è sul territorio, che altrimenti andrebbe perduto per sempre. La tradizionale passeggiata alla chiesetta rupestre, ha inizio dal 1836, anno in cui, il benefattore Andrea Bellusci, fa costruire l’opera, di ottima fattura. Da allora, il sentiero per raggiungere la bianca icona (695 m) a forma ottagonale, incastonata su Monte Sant’Angelo è stato percorso da una infinità di pellegrini devoti che, hanno alternato il sacro al profano, a testimonianza dell’affetto per la Madonna con il Bambino lì deposta, in atteggiamento di riposo. Le presenze iniziali assidue, nei dintorni della chiesa di Monte Sant’Angelo, a pasquetta, vanno man mano scemando e dal 1960 il luogo cade nel dimenticatoio. Saranno in pochi poi a risalire verso questo, un tempo eremo, a pulire ed accendere il cero della speranza e devozione che, un i nostri nonni alimentavano, per testimoniare l’appartenenza al luogo. Il Club Alpino Italiano di Castrovillari, interessato da sempre a tutelare e valorizzare gli ambienti tematici, si è preposto a riprendere questa tradizione castrovillarese che è in sintonia con i tempi attuali, in cui è forte la ricerca delle proprie identità e richiesta, ancora, di attività motoria, dopo la pandemia. Dalla bianca icona, si dominano, con un solo colpo d’occhio, le cittadine del comprensorio di Castrovillari: Frascineto, Morano, Saracena, S. Basile, Spezzano A. fino al mare Jonio. E’ un punto panoramico al centro dell’emiciclo montuoso formato dai monti del Parco nazionale del Pollino: su cui svetta la catena del Dolcedorme 2267m, oggi, poco innevata. Anche oggi un lungo serpentone variopinto di circa cinquanta escursionisti pellegrini si è articolato lungo il sentiero Turistico Culturale CAI 989 che da piazza Giovanni XXIII conduce alla bianca cappella rupestre. Per i più audaci, l’escursione è proseguita fino alla cima M. Sant’Angelo (794 m.) dove fa bella mostra di sé una tavolozza illustrativa su piedistallo, di tutte le montagne visibili intorno. La consueta "Pasquetta dei Castrovillaresi", a cui hanno aderito simpatizzanti dei paesi limitrofi ed oltre, anche quest’anno è stata ricca e abbondante di leccornie pasquali. Tutto come da copione, a base di prodotti tipici locali da condividere con tutti per una giornata in allegria e all’aria aperta, accanto alla Madonna, che attende dimora migliore, per Lei che rappresenta una delle sette sorelle venerate nel territorio di Castrovillari e per la nostra dignità cristiana.

Domenica 17 marzo 2024: Piazza Nassiria (662m) di Morano Calabro a Piano Caroso (1248m) di Walter Bellizzi.

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Finalmente è la giornata dell’escursione con il gruppetto di iscritti al CAI di Castrovillari. Parcheggiate le auto nel Piazzale Caduti di Nassiria, si sale su strada asfaltata per 200 m per giungere all’ingresso del sentiero SICAI U31. La giornata è bella anche se bianche nuvole fanno capolino sulle vette del Massiccio del Pollino. Dopo un breve intervento di Gaetano ed un saluto di Mimmo, Presidente CAI di Castrovillari, si inizia a percorrere il sentiero che è ricco di storia e di tradizioni culturali tramandate oralmente da generazioni di pastori che lo hanno percorso per condurre il bestiame al pascolo o per il commercio di legnami pregiati e beni derivati dalla pastorizia. L’area è stata dominata dai romani, infatti a Morano c’era una stazione della famosa Via Popilia-Annia (Via ab Regio ad Capuam), e dopo dai Longobardi e dai Normanni. Lasciati alle spalle le grigie torri del Castello Normanno-Svevo, ci si inoltra nel bosco di lecci. Il percorso non presenta difficoltà significative o passaggi tormentati. Lungo il tratturo cominciano a fare capolino i colori indaco della timida “Scilla Bifolia”, il tenue giallo delle primule e il generoso viola delle mammole. Lentamente percorriamo il sentiero per giungere dopo più di due ore a Piano Campizzo. Ampi pascoli di un verde intenso ci accolgono, punteggiate dalle basse e tipiche “turre” dei pastori. Nel piano centinaia di pecore brucano l’erba sotto il sole ormai primaverile. È il tipico “locus amoenus” (luogo incantevole) delle Bucoliche di Virgilio. Mi sovvengono nella memoria i versi di Meleagro: ”τί γλυκύ μοι, τί ποθεινὸν ἐν οὔρεσιν;”(Che c’è di dolce, che c’è di desiderabile per me tra i monti?) . Alla vista degli escursionisti le paurose pecore spariscono dalla nostra vista nascondendosi dietro il verde cupo del bosco di “Pinus Nigra”. Tutti ci auguriamo di vedere i caprioli come ci è capitato di ammirarli qualche giorno prima durante il sopralluogo. Lungo il tragitto incontriamo maestosi esemplari di abete rosso (Picea Abies). Attraversato il pianoro si sale l’erta che conduce verso il Piano Caroso. Giunti alla meta, ci si sofferma ad ammirare il panorama dove in lontananza svetta il Monte Caramolo. Le bandierine segnate su due massi, posti a guisa di porta, indicano il prosieguo del sentiero fino ai Piani di Masistro. Sarà la meta, ci auguriamo, di una prossima escursione. Una veloce colazione ed è tempo di riprendere il cammino del rientro. La discesa è lenta. Tutti ci adeguiamo al passo dei nuovi soci. Nuvole nere scorrono veloci sul nostro capo ma ci risparmiano la pioggia. Alle 17.30 siamo tutti di nuovo a Piazza Nassiria. La stanchezza si legge sul volto di alcuni ma il sorriso esprimeva la gioia di aver superato i propri limiti e goduto di una escursione lunga ma intervallata da bellissimi scorci panoramici. Ringrazio Gaetano, Mimmo e Gianfranco per avere reso l’escursione serena e sicura.

10 marzo 2024: "Alpinistica Monte Pollino, da Nord a Ovest, tra via dei Lupi e Canale Nascosto" di F. Gioffrè

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Inverno, nevica: i cristalli di neve cadono, imbiancano i pianori, scivolano dalle pareti rocciose più verticali esaltandone la maestosità, riempiono gli avvallamenti, trasformano canali di detriti in ripide rampe ghiacciate, ricoprono i sentieri, di fatto cancellandoli, e la montagna diventa un foglio bianco dove disegnare nuovi itinerari. La montagna in inverno può essere molto diversa dalla montagna in estate. Sottolineare questa diversità, e definire di conseguenza un approccio corretto per una frequentazione consapevole dell’ambiente montano innevato, era uno degli obiettivi dell’uscita odierna. Domenica 10 marzo siamo in 23 a Colle Impiso, assidui frequentatori e chi ci viene per la prima volta, amici di vecchia data e volti nuovi, per una intersezionale molto partecipata, con una nutrita rappresentanza del CAI di Belpasso e del CAI di Reggio Calabria. E’ l’ultimo atto di una trilogia pensata e realizzata da Gian Marco, con encomiabile generosità, affiancato, in questa occasione, da compagni di cordata che lo hanno accompagnato nei sopralluoghi, nell’organizzazione, nella conduzione. Tre uscite su tre montagne diverse, affrontando un manto nevoso sempre con caratteristiche differenti, in un alternarsi di difficoltà alpinistiche, che hanno portato i neofiti a imparare, innanzitutto, come non si possano decidere le condizioni ambientali in cui muoversi, e che si debba invece necessariamente confrontarsi con quanto la natura ci offre. Siamo a Colle Impiso e poco prima delle 8 ci mettiamo in cammino verso il Monte Pollino, il programma prevede che alcuni si dirigeranno verso la parete nord dividendosi poi tra la “Via dei Lupi” e la relativa variante, gli altri risaliranno a ovest il “Canale Nascosto”, così denominato in quanto visibile solo da pochi punti di osservazione, un canale delimitato da sponde rocciose popolate da splendidi pini loricati, un contesto di grande bellezza che accompagna l’alpinista lungo l’intera ascensione. Più tardi i due gruppi si ricongiungono, arrivando quasi contemporaneamente, in prossimità della dolina del Pollino, chi proviene da nord ha anche raggiunto la vetta, gli altri si trovano appena sotto, alcuni vorrebbero salirci, ma il vento invita a desistere. La decisione è quindi quella di scendere, e allora tutti giù nel canale, a ripercorrere i passi dell’andata. Ci siamo separati al mattino, per percorrere strade diverse, e adesso insieme torniamo verso il luogo da cui insieme eravamo partiti. La discesa, soprattutto nei tratti di maggior pendenza, richiede un’attenzione ancora maggiore rispetto alla salita, ma permette a tutti di raggiungere velocemente il rifugio di Gaudolino per una breve sosta, per rifocillarsi e per risistemare nello zaino i ramponi e la piccozza, da qui in poi l’itinerario torna escursionistico. Gli ultimi chilometri che ci riportano a Colle Impiso sono defaticamento fisico e mentale. E’ quasi un attimo e siamo alle macchine, a toglierci gli scarponi, a spogliarci di indumenti sudati, a sistemare le attrezzature. Quello che succede dopo è uno dei motivi per cui lo facciamo, ci ritroviamo insieme intorno a un tavolo, con davanti cibi e bevande da condividere, in una convivialità che puntuale ogni volta si ripete, che sazia e rallegra, che rinforza e che unisce. E nella spensieratezza del momento gli impegnativi gradi alpinistici del mattino cedono il posto a moderati gradi alcolici, un avvicendamento che tutti sembrano gradire. Alla fine arriva il momento dei saluti e di prendere la strada verso casa, in uno stato di grazia che annulla i chilometri e che rende breve il viaggio. E’ stata una giornata perfetta, che ci ha dato intense emozioni e rara serenità, il piacere di quanto vissuto ci farà compagnia nel tempo, intanto, all’approssimarsi della mezzanotte, con una tazza calda tra le mani, un impaziente desiderio già affiora, l’attesa della prossima volta, di quando la montagna favorirà ancora incontri e amicizie.

3 marzo 2024: Pollinociaspole di Carla Primavera

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Come ogni anno, la nostra Pollinociaspole vuole essere una giornata di avvicinamento per chi si cimenta per la prima volta nell’uso di questi attrezzi e per chi ormai da anni non si perde una sola edizione. È purtroppo sempre più difficile trovare neve a bassa quota, non solo in questo periodo, ma in generale in questi magri inverni nevosi. Si cerca di rimanere più in basso percorrendo itinerari morbidi e poco ripidi, proprio perché ospitiamo neofiti e famiglie con bambini. Siamo alla strenua ricerca della neve, questa coltre bianca che riesce a farci tornare bambini. Il Pollino quest’anno ha deciso di imbiancarsi solo in alto, lasciando le basse quote totalmente a secco. Così si è deciso di andare altrove. Precisamente sul Massiccio del Sirino, in Basilicata. Qui, dal lato Nord nei pressi del Lago Laudemio, due settimane prima completamente ghiacciato, abbiamo trovato il nostro tesoro, ossia una bella coltre bianca trasformata dal sole in un solido tappeto immacolato. Abbiamo trovato tante persone, famiglie, scialpinisti e ciaspolatori. La neve ci lascia sempre assaporare quella rara felicità, come nelle fiabe. È bello lasciarsi avvolgere da questa atmosfera quasi leggendaria, ricca di storie, aneddoti e vita vissuta tra questi anfratti e panorami infiniti. Il suono dei nostri passi, lo scrocchiare cadenzato del nostro avanzare, ci immerge in questo spazio bianco, infinito. Ed è bello scivolarci sopra. Lassù la bellezza è nascosta ovunque. Una salita non eccessivamente difficile all’inizio e una andatura costante e lenta consente a tutti di percorrere quel minimo dislivello che permette di arrivare poi al punto panoramico detto “il mammellone”. Da qui ammiriamo tutta la “Cresta dell’Imperatrice” con i suoi contrafforti rocciosi, il Lago e le montagne dell’interno della Basilicata con tutti i paesini abbarbicati ad esse. Ci rifocilliamo un attimo e dopo la foto di gruppo, iniziamo la discesa distratti un pò dal panorama affascinante che abbiamo davanti. Cauti ma decisi, ci avvicendiamo verso il pendio in fila indiana, affrontando a colpi di bastoncini la ripida discesa, per poi arrivare di nuovo in prossimità del nostro punto di partenza. Prima di spostarci sul versante Sud del massiccio, dove ci attende il rifugio Conserva, immortaliamo lo splendido lago con le cime a contorno, un paesaggio da cartolina. Atmosfera accogliente nel rifugio dove ci siamo sentiti veramente a casa. Ottimo cibo e bel momento conviviale. La verità è che a noi ci piace proprio stare insieme. E si vede! Ringraziamo i 33 partecipanti, in special modo un nostro futuro socio proveniente da Cirò. Grazie.

18 febbraio 2023: Timpa Scazzariddo - A Volte Ritornano… di Carmelo Idone

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Svegliarsi nel cuore della notte, fare indefinite ore di viaggio, esporsi ad eventualità e pericoli del caso, affrontare l’ascesa, giungere in cima con gli amici. Al di là della zona di comfort c’è un panorama pazzesco, superare l’incubo di una ordinaria domenica è routine con amiche ed amici del CAI. Giunti a casa avremo qualcosa in più da raccontare. 18 Febbraio 2024, Alpinismo Invernale, Gruppo del Sirino. “A Volte Ritornano…”, grande classica della Nord-Ovest di Timpa Scazzariddo. Scesi dall’auto nei pressi del Lago Laudemio avviene la rituale vestizione, messi gli scarponi sulla neve dura vengono subito ramponati. Ci mettiamo a cerchio: è già tempo di briefing. Gian e Stefano ci illustrano la via di oggi. Non mancano le puntuali raccomandazioni e la raccolta dei big presenti per rendere possibile a tutti la via. Partiamo, risaliamo la pista affiancando un impianto di risalita fantasma (chissà quanti ne vedremo nei prossimi anni), usciti dalla faggeta e quando la pendenza si fa più dura è già tempo di volgere lo sguardo in alto e percorrere virtualmente la via. Logica chiede “ma sicuro che vuoi salire da lì?”. Si sale ancora, quando inizi a pensare “forse è meglio che fossi rimasto a casa stamani” è il segnale che in quel momento stai facendo la cosa giusta. Arriviamo all’attacco del canale. Pausa logistica. I big vanno avanti, aprono e mettono in sicurezza la via. Incontriamo amici alpinisti-appenninisti, dopo il saluto salgono da una via a fantasia legati a corde virtuali di leggiadra adrenalina. È tempo del dulcis in fundo: “A Volte Ritornano…”. A turno saliamo la via a cordate di tre/quattro persone. Il canale è simpatico, accoglie bene. La neve si è sciolta e le picche si infilzano bene. Nelle parti più dure non capisci se è ghiaccio o roccia che stai colpendo, ed allora tiri più forte, ma meglio se prima sistemi la mira. Si disegna una via nella via, siamo in tre e saliamo tutto sommato agevolmente. Quei numerini 45°/50°/55° di pendenza hanno adesso sostanza. Arriviamo alla sosta attrezzata magistralmente, la parte più dura è già finita. Una piccola dose di endorfine è gratificante. Rituali ringraziamenti, supporto e saluti e veniamo congedati per salire in cima. Ascesa divertente, dopo il canale sembra una passeggiata: semplice ma non banale, mai abbassare la guardia. Giunti in cima, e valicata leggermente verso sud, ci aspettano gli altri in quello che sembra un altro pianeta: caldo, comodo ed asciutto. Dopo le foto di rito prendiamo la comoda discesa in direzione del Monte del Papa (uno di quegli elementi che lasci per non soddisfare mai del tutto l’uscita per poterla rifare), lo abbandoniamo alle nostre spalle salutati da uno splendido fenomeno ottico del sole. Le endorfine stanno finendo e la durezza degli scarponi inizia a farsi sentire in discesa, è il momento di riammirare da giù la via, salutarla, ringraziare la montagna di averci ospitato ed andare verso le auto. Il momento conviviale non è solo fisiologica e nutrizionale necessità ma è anche momento di debriefing: tra un boccone e l’altro di prelibatezze, tiriamo le somme di quanto fatto. Siamo tutti insieme: la cima è raggiunta quando insieme si arriva al tavolo dell’area picnic. È il momento di rientrare verso sud, salutiamo ognuna delle persone compagne di avventura con il sorriso spensierato di chi ce l’ha fatta e che da domani sul lavoro avrà un motivo di sorridere in più. Grazie Gian, grazie Stefano. Grazie amiche ed amici del CAI di Castrovillari... Alla prossima avventura!

4 febbraio 2024: Colle Impiso > Serra delle Ciavole di Walter Bellizzi

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Arrivati tutti puntuali a Campotenese, siamo partiti in auto per Colle Impiso seguendo la strada che attraversa Rotonda e Viggianello. È stata questa una scelta obbligata per la nostra sicurezza in quanto quei 5 chilometri di percorso che congiungono Piano Ruggio a Colle Impiso erano impraticabili per ghiaccio. Giunti a Colle Impiso eravamo ansiosi di iniziare l’escursione e giungere alla meta: la vetta di Serra delle Ciavole. La giornata era assolata ma fredda. Il nostro entusiasmo e il passo veloce ma rispettoso dei tempi e delle condizioni del sentiero 920 B, che in alcuni tratti era ghiacciato, ci ritemprava. Giunti a Piano Vacquarro Alto si apriva al nostro sguardo una distesa bianca, la neve non era del tutto ghiacciata e ciò ci rincuorava. Una breve sosta per riprendere fiato sotto i raggi di un Sole ancora invernale. Foto di gruppo e ripartenza. Attraversato agevolmente il corso d’acqua alimentato dalla Sorgente Spezzavummola, ci si è inoltrati lungo la ripida salita del sentiero 923, innevato e a tratti ghiacciato, che attraversa il Bosco di Chiaramonte da cui si giunge ai Piani di Pollino. Ormai la silhouette azzurrina di Serra delle Ciavole, sormontata da bruni e maestosi pini loricati, si intravedeva nettamente ed era lì ad incoraggiarci per raggiungerla. Altre rapide foto e via lungo i dolci declivi che ci conducevano alle falde del monte. Il gruppo procedeva sicuro; molti indugiavano ad ammirare il meraviglioso panorama che offrivano le cime innevate del Monte Pollino e di Serra Dolcedorme. Altri premevano per raggiungere la vetta. Ci ricompattiamo e iniziamo a salire. Lentamente, ma con passo sicuro, arriviamo alla meta. La gioia sprigionava dai volti sorridenti dei partecipanti. Il vento era gelido. Il cuore caldo. Il panorama era incomparabile per bellezza, magnificenza e grandiosità. Il blu del mar Ionio si confondeva con l’azzurro turchino del cielo sgombro di nuvole. La cresta dell’infinito si protendeva come la schiena di un drago nell’azzurro Golfo di Sibari. Tutte le vette innevate del Parco apparivano indorate. A seguire un brindisi con rum e grappa! Si leggeva dal volto degli escursionisti la malinconia di abbandonare l’incantesimo di quegli attimi sublimi. Ma come dice il poeta Orazio: “Dum loquimur fugerit invida aetas..” (mentre parliamo il tempo è già in fuga..). Scendiamo a valle. Già le lunghe ombre dei monti ricoprivano il Piano del Pollino. Un’altra rapida sosta per rifocillarsi. Occorreva giungere a Colle Impiso prima che facesse buio per evitare il ghiaccio. A Colle Impiso panettone e spumante per tutti! Di queste belle emozioni vissute voglio ringraziare tutti i partecipanti ma in particolar modo l’amico fidato Giuseppe, Antonio e l’esperto Presidente del CAI di Castrovillari Mimmo.

28 gennaio 2024: I monti della luna di Paolo Viceconte

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I “Monti della Luna”. Appellativo emblematico per un luogo che disvela la sua unicità anche “al di là dei faggi” del Masistro Park. Lunare è la vista delle doline carsiche, depressioni naturali raccolte dalle creste spoglie dei monti che racchiudono i confinanti Piano di Mezzo e Piano Grande. Lasciandoci alle spalle la faggeta vetusta del parco, risaliamo il crinale che da ovest conduce alla cima del Monte Tabaccante. Il panorama è generoso. Si distinguono chiaramente il Mar Tirreno con il Monte Coccovello, i Monti Ciagola, La Spina, Zaccana, il gruppo del Sirino, il Massiccio del Pollino, fino al vicino Caramolo. Discesi al punto di congiunzione tra le doline entriamo nella faggeta di Timpone del Vaccaro, dove ci attende qualche traccia di neve ancora persistente. Lasciato il bosco, un suggestivo arco naturale di roccia introduce all’ultimo tratto, scoperto, verso la cima. Da qui si può apprezzare l’orizzonte unico che il Mar Jonio condivide con i Monti dell’Orsomarso. Proseguendo in discesa verso Piano di Mezzo chiudiamo l’itinerario ad anello, facendo rientro al punto di partenza. Ospitati dagli amici del Masistro Park, che ci fanno sentire letteralmente a casa, condividiamo le specialità custodite negli zaini (che meravigliano non meno delle cime prima raggiunte). Piccola nota per un superlativo e lunare Moscato di Saracena. Al di là dell’unicità dei luoghi, la riflessione che si porta a casa è una. Come ci ha ricordato preziosamente Antonello, prima di intraprendere il cammino, il contesto dell’uscita è uno strumento. È un mezzo attraverso cui condividere con gli altri molto più di un luogo. Quindi a prescindere dal tipo di attività, dal grado di difficoltà dell’uscita, il punto fermo resta lo stare insieme, scoprendo gli altri e se stessi. Preziosa, pertanto, la numerosa partecipazione, l’accoglienza degli amici del Masistro Park, la dedizione degli organizzatori, la presenza del CAI Catanzaro, del CAI Cosenza, dei nuovi soci e in generale di chi ci ha tenuto ad esserci nonostante le distanze che evidentemente per chi va per monti, con determinate consapevolezze, non possono che accorciarsi.

14 gennaio 2024: Nord della Serra del Prete di Francesco Iannicelli

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Uscita indimenticabile sulla cresta nord di Serra del Prete, guidati dall'instancabile Gianmarco che è riuscito ad amalgamare un gruppo di circa 20 amici insieme a soci del CAI di Reggio Calabria. Le condizioni meteo, fondamentali per qualsiasi uscita, anche in questo caso sarebbero state determinanti. Ci accoglie una giornata nuvolosa, con calma di vento a Colle Impiso (1560m). La giornata è fredda, ma non troppo rispetto ai giorni precedenti. Iniziamo a risalire lungo il sentiero CAI 920; la traccia è già fatta grazie al sopralluogo fatto nei giorni precedenti e all'assenza di nevicate nella notte; questo ci permette di goderci meglio il paesaggio. Ci troviamo quindi in progressione in una bellissima faggeta innevata, la scena è da favola: il silenzio del paesaggio innevato viene rotto soltanto dai nostri passi e dalle risate che pervadono l'intero gruppo. Terminata la faggeta indossiamo i ramponi e ci avviciniamo alla cresta con la piccozza alla mano. Per alcuni partecipanti è la prima uscita alpinistica; lo scopo di questa escursione era infatti quello di far avvicinare a questa disciplina anche chi non lo aveva mai fatto. Si coglie l'emozione nei loro occhi. Arrivati in cresta ci accoglie un vento teso e traverso portando con sé cristalli di ghiaccio che ci sferzano la faccia. Per questo e per la scarsa visibilità, la progressione procede lentamente. La neve ci permette di trovare dei passaggi su cui i ramponi fanno bene il loro lavoro anche se la forza della natura e impetuosa. Alla fine arriviamo in cima, tempo di qualche foto e si ritorna giù dalla via dell'andata; il meteo non permette altrimenti. Rientrati nella faggeta e verso le auto, siamo avvolti dall’emozione di aver affrontato la bufera, ghiacciati...ma felici! Davvero una giornata diversa dal solito, dove ognuno ha dato quel che poteva, ha imparato che tutto quello che la montagna ci concede. E' un regalo inestimabile e con condizioni sempre diverse e noi lo accogliamo a braccia aperte per imparare, misurarci, e riempire i nostri occhi di sana meraviglia.

6 gennaio 2024: Colle Marcione > Timpa di Porace

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Ci tengo tanto alla prima uscita dell'anno, soprattutto deve essere fatta la prima domenica possibile. Il motivo principale è perché ci sono i ragazzi, i nostri ragazzi, i nostri figli, quelli che vivono fuori per studio o lavoro e sono giù, a casa, per le festività natalizie. Ed è meraviglioso vedere nei loro occhi, la felicità di una giornata trascorsa in allegria e spensieratezza. Quella nostra. Del Sud. Oggi il meteo ha un po' giocato con noi. Arrivati col sole che ci faceva l'occhiolino a Colle Marcione, ci siamo inerpicati fin sulla Timpa di Porace, la nostra meta. Ma, nel prosieguo dell'escursione, si voleva fare una piccola disgressione sulla Timpa di Cassano, ci ha colto una discreta pioggia che ci ha accompagnato fino alle macchine. Poco male. È da tempo che aspettiamo questa benedetta perturbazione che spero ci regalerà copiose nevicate. Il peggioramento era previsto per l'ora di pranzo, invece.... Il nostro abbigliamento antipioggia ci ripara completamente e ci spostiamo nella vicina Civita, dove l'ospitalità è di casa. Un piccolo bar ci accoglie e ci permette di consumare il nostro pasto all'asciutto, consumando qualche fresca birra. Panettone e spumante "epifanico" chiudono le feste ed è tempo di saluti. I nostri ragazzi ripartono domani, alcuni al Nord, altri in Europa. Ma la cosa assolutamente emozionante è leggere nei loro occhi quell'ombra che dice: grazie, siamo stati bene oggi con voi. Torneremo presto. E si parla di accoglienza. Di come viene vissuta da loro, "abituati" alle nostre latitudini alla disponibilità completa, alla parola di incoraggiamento del signore del bar, perfetto sconosciuto, al come noi siamo abituati "ad offrire". Già, anche questo è un motivo di discorsi fatti oggi. Ed è bello. È bello sapere che i loro cuori rimangono qui. E battono insieme ai nostri. "Uscita bagnata, uscita fortunata". Si. Mai come la prima escursione dell'anno. Buona vita ragazzi. Auguri a noi tutti. Noi vi aspettiamo sempre. Ne abbiamo bisogno.