Raccontatrekking 2024

18 febbraio 2023: Timpa Scazzariddo - A Volte Ritornano… di Carmelo Idone

Guarda le foto

minifoto

Svegliarsi nel cuore della notte, fare indefinite ore di viaggio, esporsi ad eventualità e pericoli del caso, affrontare l’ascesa, giungere in cima con gli amici. Al di là della zona di comfort c’è un panorama pazzesco, superare l’incubo di una ordinaria domenica è routine con amiche ed amici del CAI. Giunti a casa avremo qualcosa in più da raccontare. 18 Febbraio 2024, Alpinismo Invernale, Gruppo del Sirino. “A Volte Ritornano…”, grande classica della Nord-Ovest di Timpa Scazzariddo. Scesi dall’auto nei pressi del Lago Laudemio avviene la rituale vestizione, messi gli scarponi sulla neve dura vengono subito ramponati. Ci mettiamo a cerchio: è già tempo di briefing. Gian e Stefano ci illustrano la via di oggi. Non mancano le puntuali raccomandazioni e la raccolta dei big presenti per rendere possibile a tutti la via. Partiamo, risaliamo la pista affiancando un impianto di risalita fantasma (chissà quanti ne vedremo nei prossimi anni), usciti dalla faggeta e quando la pendenza si fa più dura è già tempo di volgere lo sguardo in alto e percorrere virtualmente la via. Logica chiede “ma sicuro che vuoi salire da lì?”. Si sale ancora, quando inizi a pensare “forse è meglio che fossi rimasto a casa stamani” è il segnale che in quel momento stai facendo la cosa giusta. Arriviamo all’attacco del canale. Pausa logistica. I big vanno avanti, aprono e mettono in sicurezza la via. Incontriamo amici alpinisti-appenninisti, dopo il saluto salgono da una via a fantasia legati a corde virtuali di leggiadra adrenalina. È tempo del dulcis in fundo: “A Volte Ritornano…”. A turno saliamo la via a cordate di tre/quattro persone. Il canale è simpatico, accoglie bene. La neve si è sciolta e le picche si infilzano bene. Nelle parti più dure non capisci se è ghiaccio o roccia che stai colpendo, ed allora tiri più forte, ma meglio se prima sistemi la mira. Si disegna una via nella via, siamo in tre e saliamo tutto sommato agevolmente. Quei numerini 45°/50°/55° di pendenza hanno adesso sostanza. Arriviamo alla sosta attrezzata magistralmente, la parte più dura è già finita. Una piccola dose di endorfine è gratificante. Rituali ringraziamenti, supporto e saluti e veniamo congedati per salire in cima. Ascesa divertente, dopo il canale sembra una passeggiata: semplice ma non banale, mai abbassare la guardia. Giunti in cima, e valicata leggermente verso sud, ci aspettano gli altri in quello che sembra un altro pianeta: caldo, comodo ed asciutto. Dopo le foto di rito prendiamo la comoda discesa in direzione del Monte del Papa (uno di quegli elementi che lasci per non soddisfare mai del tutto l’uscita per poterla rifare), lo abbandoniamo alle nostre spalle salutati da uno splendido fenomeno ottico del sole. Le endorfine stanno finendo e la durezza degli scarponi inizia a farsi sentire in discesa, è il momento di riammirare da giù la via, salutarla, ringraziare la montagna di averci ospitato ed andare verso le auto. Il momento conviviale non è solo fisiologica e nutrizionale necessità ma è anche momento di debriefing: tra un boccone e l’altro di prelibatezze, tiriamo le somme di quanto fatto. Siamo tutti insieme: la cima è raggiunta quando insieme si arriva al tavolo dell’area picnic. È il momento di rientrare verso sud, salutiamo ognuna delle persone compagne di avventura con il sorriso spensierato di chi ce l’ha fatta e che da domani sul lavoro avrà un motivo di sorridere in più. Grazie Gian, grazie Stefano. Grazie amiche ed amici del CAI di Castrovillari... Alla prossima avventura!

4 febbraio 2024: Colle Impiso > Serra delle Ciavole di Walter Bellizzi

Guarda le foto

minifoto

Arrivati tutti puntuali a Campotenese, siamo partiti in auto per Colle Impiso seguendo la strada che attraversa Rotonda e Viggianello. È stata questa una scelta obbligata per la nostra sicurezza in quanto quei 5 chilometri di percorso che congiungono Piano Ruggio a Colle Impiso erano impraticabili per ghiaccio. Giunti a Colle Impiso eravamo ansiosi di iniziare l’escursione e giungere alla meta: la vetta di Serra delle Ciavole. La giornata era assolata ma fredda. Il nostro entusiasmo e il passo veloce ma rispettoso dei tempi e delle condizioni del sentiero 920 B, che in alcuni tratti era ghiacciato, ci ritemprava. Giunti a Piano Vacquarro Alto si apriva al nostro sguardo una distesa bianca, la neve non era del tutto ghiacciata e ciò ci rincuorava. Una breve sosta per riprendere fiato sotto i raggi di un Sole ancora invernale. Foto di gruppo e ripartenza. Attraversato agevolmente il corso d’acqua alimentato dalla Sorgente Spezzavummola, ci si è inoltrati lungo la ripida salita del sentiero 923, innevato e a tratti ghiacciato, che attraversa il Bosco di Chiaramonte da cui si giunge ai Piani di Pollino. Ormai la silhouette azzurrina di Serra delle Ciavole, sormontata da bruni e maestosi pini loricati, si intravedeva nettamente ed era lì ad incoraggiarci per raggiungerla. Altre rapide foto e via lungo i dolci declivi che ci conducevano alle falde del monte. Il gruppo procedeva sicuro; molti indugiavano ad ammirare il meraviglioso panorama che offrivano le cime innevate del Monte Pollino e di Serra Dolcedorme. Altri premevano per raggiungere la vetta. Ci ricompattiamo e iniziamo a salire. Lentamente, ma con passo sicuro, arriviamo alla meta. La gioia sprigionava dai volti sorridenti dei partecipanti. Il vento era gelido. Il cuore caldo. Il panorama era incomparabile per bellezza, magnificenza e grandiosità. Il blu del mar Ionio si confondeva con l’azzurro turchino del cielo sgombro di nuvole. La cresta dell’infinito si protendeva come la schiena di un drago nell’azzurro Golfo di Sibari. Tutte le vette innevate del Parco apparivano indorate. A seguire un brindisi con rum e grappa! Si leggeva dal volto degli escursionisti la malinconia di abbandonare l’incantesimo di quegli attimi sublimi. Ma come dice il poeta Orazio: “Dum loquimur fugerit invida aetas..” (mentre parliamo il tempo è già in fuga..). Scendiamo a valle. Già le lunghe ombre dei monti ricoprivano il Piano del Pollino. Un’altra rapida sosta per rifocillarsi. Occorreva giungere a Colle Impiso prima che facesse buio per evitare il ghiaccio. A Colle Impiso panettone e spumante per tutti! Di queste belle emozioni vissute voglio ringraziare tutti i partecipanti ma in particolar modo l’amico fidato Giuseppe, Antonio e l’esperto Presidente del CAI di Castrovillari Mimmo.

28 gennaio 2024: I monti della luna di Paolo Viceconte

Guarda le foto

minifoto

I “Monti della Luna”. Appellativo emblematico per un luogo che disvela la sua unicità anche “al di là dei faggi” del Masistro Park. Lunare è la vista delle doline carsiche, depressioni naturali raccolte dalle creste spoglie dei monti che racchiudono i confinanti Piano di Mezzo e Piano Grande. Lasciandoci alle spalle la faggeta vetusta del parco, risaliamo il crinale che da ovest conduce alla cima del Monte Tabaccante. Il panorama è generoso. Si distinguono chiaramente il Mar Tirreno con il Monte Coccovello, i Monti Ciagola, La Spina, Zaccana, il gruppo del Sirino, il Massiccio del Pollino, fino al vicino Caramolo. Discesi al punto di congiunzione tra le doline entriamo nella faggeta di Timpone del Vaccaro, dove ci attende qualche traccia di neve ancora persistente. Lasciato il bosco, un suggestivo arco naturale di roccia introduce all’ultimo tratto, scoperto, verso la cima. Da qui si può apprezzare l’orizzonte unico che il Mar Jonio condivide con i Monti dell’Orsomarso. Proseguendo in discesa verso Piano di Mezzo chiudiamo l’itinerario ad anello, facendo rientro al punto di partenza. Ospitati dagli amici del Masistro Park, che ci fanno sentire letteralmente a casa, condividiamo le specialità custodite negli zaini (che meravigliano non meno delle cime prima raggiunte). Piccola nota per un superlativo e lunare Moscato di Saracena. Al di là dell’unicità dei luoghi, la riflessione che si porta a casa è una. Come ci ha ricordato preziosamente Antonello, prima di intraprendere il cammino, il contesto dell’uscita è uno strumento. È un mezzo attraverso cui condividere con gli altri molto più di un luogo. Quindi a prescindere dal tipo di attività, dal grado di difficoltà dell’uscita, il punto fermo resta lo stare insieme, scoprendo gli altri e se stessi. Preziosa, pertanto, la numerosa partecipazione, l’accoglienza degli amici del Masistro Park, la dedizione degli organizzatori, la presenza del CAI Catanzaro, del CAI Cosenza, dei nuovi soci e in generale di chi ci ha tenuto ad esserci nonostante le distanze che evidentemente per chi va per monti, con determinate consapevolezze, non possono che accorciarsi.

14 gennaio 2024: Nord della Serra del Prete di Francesco Iannicelli

Guarda le foto

minifoto

Uscita indimenticabile sulla cresta nord di Serra del Prete, guidati dall'instancabile Gianmarco che è riuscito ad amalgamare un gruppo di circa 20 amici insieme a soci del CAI di Reggio Calabria. Le condizioni meteo, fondamentali per qualsiasi uscita, anche in questo caso sarebbero state determinanti. Ci accoglie una giornata nuvolosa, con calma di vento a Colle Impiso (1560m). La giornata è fredda, ma non troppo rispetto ai giorni precedenti. Iniziamo a risalire lungo il sentiero CAI 920; la traccia è già fatta grazie al sopralluogo fatto nei giorni precedenti e all'assenza di nevicate nella notte; questo ci permette di goderci meglio il paesaggio. Ci troviamo quindi in progressione in una bellissima faggeta innevata, la scena è da favola: il silenzio del paesaggio innevato viene rotto soltanto dai nostri passi e dalle risate che pervadono l'intero gruppo. Terminata la faggeta indossiamo i ramponi e ci avviciniamo alla cresta con la piccozza alla mano. Per alcuni partecipanti è la prima uscita alpinistica; lo scopo di questa escursione era infatti quello di far avvicinare a questa disciplina anche chi non lo aveva mai fatto. Si coglie l'emozione nei loro occhi. Arrivati in cresta ci accoglie un vento teso e traverso portando con sé cristalli di ghiaccio che ci sferzano la faccia. Per questo e per la scarsa visibilità, la progressione procede lentamente. La neve ci permette di trovare dei passaggi su cui i ramponi fanno bene il loro lavoro anche se la forza della natura e impetuosa. Alla fine arriviamo in cima, tempo di qualche foto e si ritorna giù dalla via dell'andata; il meteo non permette altrimenti. Rientrati nella faggeta e verso le auto, siamo avvolti dall’emozione di aver affrontato la bufera, ghiacciati...ma felici! Davvero una giornata diversa dal solito, dove ognuno ha dato quel che poteva, ha imparato che tutto quello che la montagna ci concede. E' un regalo inestimabile e con condizioni sempre diverse e noi lo accogliamo a braccia aperte per imparare, misurarci, e riempire i nostri occhi di sana meraviglia.

6 gennaio 2024: Colle Marcione > Timpa di Porace

Guarda le foto

minifoto

Ci tengo tanto alla prima uscita dell'anno, soprattutto deve essere fatta la prima domenica possibile. Il motivo principale è perché ci sono i ragazzi, i nostri ragazzi, i nostri figli, quelli che vivono fuori per studio o lavoro e sono giù, a casa, per le festività natalizie. Ed è meraviglioso vedere nei loro occhi, la felicità di una giornata trascorsa in allegria e spensieratezza. Quella nostra. Del Sud. Oggi il meteo ha un po' giocato con noi. Arrivati col sole che ci faceva l'occhiolino a Colle Marcione, ci siamo inerpicati fin sulla Timpa di Porace, la nostra meta. Ma, nel prosieguo dell'escursione, si voleva fare una piccola disgressione sulla Timpa di Cassano, ci ha colto una discreta pioggia che ci ha accompagnato fino alle macchine. Poco male. È da tempo che aspettiamo questa benedetta perturbazione che spero ci regalerà copiose nevicate. Il peggioramento era previsto per l'ora di pranzo, invece.... Il nostro abbigliamento antipioggia ci ripara completamente e ci spostiamo nella vicina Civita, dove l'ospitalità è di casa. Un piccolo bar ci accoglie e ci permette di consumare il nostro pasto all'asciutto, consumando qualche fresca birra. Panettone e spumante "epifanico" chiudono le feste ed è tempo di saluti. I nostri ragazzi ripartono domani, alcuni al Nord, altri in Europa. Ma la cosa assolutamente emozionante è leggere nei loro occhi quell'ombra che dice: grazie, siamo stati bene oggi con voi. Torneremo presto. E si parla di accoglienza. Di come viene vissuta da loro, "abituati" alle nostre latitudini alla disponibilità completa, alla parola di incoraggiamento del signore del bar, perfetto sconosciuto, al come noi siamo abituati "ad offrire". Già, anche questo è un motivo di discorsi fatti oggi. Ed è bello. È bello sapere che i loro cuori rimangono qui. E battono insieme ai nostri. "Uscita bagnata, uscita fortunata". Si. Mai come la prima escursione dell'anno. Buona vita ragazzi. Auguri a noi tutti. Noi vi aspettiamo sempre. Ne abbiamo bisogno.